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Il thauma

Dosi di filosofia, la ricerca continua dell’algoritmo fa rinunciare alla bellezza del mondo

di Lamberto Giannini
Dosi di filosofia, la ricerca continua dell’algoritmo fa rinunciare alla bellezza del mondo

La meraviglia di un concerto, il desiderio e la vita: cosa ci insegna Aristotele sui giovani

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Lamberto Giannini, insegnante e direttore della compagnia Mayor Von Frinzius, è il protagonista di una nuova rubrica settimanale dedicata ai giovani e non solo: “Dosi di filosofia”. Ecco la prima puntata.


Un ragazzo di sedici anni per la prima volta va a un concerto di Sfera Ebbasta. Noi giudichiamo da adulti il contenuto dei testi delle sue canzoni e le troviamo offensive e inutili. Lui invece vive la meraviglia di condividere per la prima volta un’esperienza travolgente con i suoi amici, e quello che per noi è un evento pericoloso per lui è meraviglioso. Anche la filosofia nasce dalla meraviglia, questo è il grande insegnamento di Aristotele.

Cosa produce la meraviglia? La meraviglia pone domande, fornisce interrogativi, perché spinge a chiederti la ragione di tanta bellezza, il motivo di tanto dolore provato tutto insieme. La meraviglia è qualcosa di inaspettato che ti sconvolge perché arriva all'improvviso e ti proietta verso una profondità alla quale non avevi pensato. Davanti a questo smarrimento hai due possibilità: rifugiarti nella superficialità, nella banalità dell'esistenza, non porti interrogativi, prendere le cose come vanno e fare in modo che la meraviglia non ti cambi, cercando dei meccanismi di difesa per allontanarla. Oppure accogliere la meraviglia, ma a quel punto rischi di essere devastato dalla meraviglia stessa, sconquassato dalla meraviglia stessa. E allora l’atteggiamento da tenere è porsi delle domande, ma senza la presunzione di avere una risposta: non è possibile avere una risposta alle ragioni di tanta bellezza, di tanto dolore, di tanto incubo.

Possiamo soltanto porci degli interrogativi che non aiutano a giungere alla risposta definitiva, ma aiutano a vivere, consentono di sostenere il peso dell'esistenza, il peso della fugace meraviglia che arriva dalla bellezza e il peso del dolore permanente che arriva dalla tristezza dell'esistenza. Quindi il thauma scardina i nostri parametri di riferimento.

Nel mondo giovanile il thauma è sempre stato cercato, accolto, perché i giovani vogliono scoprire la bellezza tramite un concerto, tramite un viaggio, tramite esperienze che non hanno mai fatto. Uscire per la prima volta la sera è un thauma: odori, suoni, immagini che rimangono impressi nella memoria per sempre perché sono quelli che ci proiettano verso il nostro percorso di crescita.

Ma per poter gustare la meraviglia appieno dovremmo avere la possibilità di avere un vero progetto di vita, un progetto esistenziale, sfruttare la possibilità che la meraviglia mi dia dei suggerimenti, quelli che Jung definiva i sintomi, e capire che se qualcosa mi meraviglia tanto forse nella vita dovrei fare qualcosa del genere, oppure forse no, non vorrei mai fare una cosa del genere perché mi produce un immediato disgusto. In ogni caso, per pormi questi interrogativi, devo vivere nella profondità del mondo, nella profondità dell'esistenza, e questo spaventa, perché i giovani oggi non hanno una reale proiezione di vita. Per questo tendono a inaridirsi e si vedono costretti a cercare, tramite un algoritmo o l'intelligenza artificiale, la soluzione alla propria esistenza rinunciando alla bellezza del mondo. Per esempio, un giovane che vede un violino e vorrebbe iniziare a suonarlo perché ne rimane affascinato si pone gli interrogativi sbagliati, che non sono quelli magici dell’apprendere un’arte meravigliosa come la musica, ma quelli pratici del tempo che servirà ad imparare a suonarlo perché diventi una reale prospettiva di vita. La via di fuga diventa così sempre più facile rispetto al cercare di gustare la bellezza del desiderio.

Questo avviene anche con l'amore: oggi innamorarsi è un lusso che molti giovani non possono più permettersi perché innamorarsi significa aderire all'altro almeno per un periodo dell'esistenza, ma se aderisco all'altro come faccio, poi, a vivere di calcolo, decidere dove andare a studiare, cosa fare per ottenere le certificazioni che mi vengono continuamente richieste, reggere lo stress che la scuola produce non tanto perché ti fa studiare ma perché ti fa fare progetti, attività extracurricolari e quindi ti impone un'esistenza preordinata tramite schemi prefissati da altri e all'interno dei quali devi necessariamente collocarti, abbandonando la dimensione poetica che è la dimensione della profondità della meraviglia.




 

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