All’asta il pallone di Maradona e l’abito bianco di John Travolta: quotazioni stellari (e curiosità) di due icone degli anni ’70-’80
In vendita a prezzi alle stelle due icone anni ’70-’80: del calcio e del cinema. E oggi a Los Angeles si parte da 400mila dollari per l’abito di Tony Manero, in “La febbre del sabato sera”
Base d’asta 10 milioni di dollari. Ci fosse stato un banditore d’asta, come ai bei tempi, avrebbe alzato al massimo la voce stentorea. Lotto numero 1: il pallone, griffato Tango, che Maradona toccò con un pugno oltre Peter Shilton, e che fece sparire a tutta la nazionale inglese fino a farlo ricomparire in fondo al sacco dell’Azteca, per la rete più bella di ogni tempo, 22 giugno 1986. Lo volete? Dieci milioni. Ma i banditori, ormai, sono merce rara.
Le aste, ormai, corrono sulla rete, sulle strade invisibili che connettono miliardi di devices in ogni angolo del mondo. I ricchissimi del pianeta si mettono comodi, e al segnale convenuto dovrebbero scatenare l’inferno: vuoi mettere avere nel salotto buono o sullo yacht a cinque piani quella sfera graffiata, calciata, strapazzata dal tempo e dalla gloria, protagonista della beffa più geniale e letteraria della storia del calcio? E allora, via con la sfida. Si parte da 10 milioni. Ma c’è silenzio, uno strano silenzio. Nessuno clicca, nessuno offre, nessuno si espone.
Magari, anche se il forziere di Zio Paperone è colmo fino all’inverosimile, 10 milioni per la sfera di cuoio più celebrata della storia del calcio sarebbero davvero troppi. E così si attende, nel silenzio, giocando d’attesa. Finché qualcuno, dal suo yacht o dal centesimo piano del suo grattacielo di Dubai, preme il tasto invio e azzarda: tre milioni e trecentomila dollari. Silenzio lungo la rete: tre, due, uno: aggiudicato. Un flop, secondo gli esperti di memorabilia, sei milioni e mezzo sotto il valore assegnato. Ma 3 milioni e mezzo di dollari per un pallone, anche se accarezzato e blandito dal sinistro prestato da Dio a un riccioluto ragazzino di Lanus, periferia di Buenos Aires, sono comunque tanti.
Oggi, 26 agosto, a Los Angeles l’asta sarà invece in presenza. Ci sarà un pubblico selezionato, magari non mancheranno attori, stelle e stelline dello showbiz hollywoodiano. Libretti di assegni alla mano, pronti a mettersi n casa pezzi iconici della storia del cinema. Il pezzo forte dell’asta californiana sarà l’Abito, con la maiuscola. Quel completo bianco candido, quella camicia nera con le grandi becche anni Settanta, quel gilet, quei pantaloni a zampa di elefante che resero immortale il cigno del New Jersey, al secolo John Travolta, nelle scene cult de “La Febbre del Sabato sera”, quando evoluiva come un airone aprendo la strada alla disco music, che da nicchia diventò universo.
È stato il film più “saccheggiato” della storia, visto che anche la pista dell’Odyssey 2001, tutta lucine gialle, blu e rosse, venne fatta a pezzi e venduta all’asta per 300mila dollari. Sacrilegio per i milioni di innamorati di quel film. Stavolta invece è in vendita l’abito di Tony Manero, che chi ha superato la boa dei sessant’anni vorrebbe comprare e indossare almeno una volta nella vita. Ma ci vorrebbero 400mila dollari, decisamente troppi per una persona di normali mezzi: e allora il riccone di turno, divorato dalla nostalgia, lo metterà nell’armadio per poi mostrarlo, orgoglioso, al primo party. Un pezzo della storia di tutti noi appeso a una gruccia anonima: tutto ha un prezzo. Anche il pallone e l’abito accarezzato dai più grandi, dalle icone della parte più felice della nostra vita.
Aggiudicati.
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