Il Tirreno

L’intervista

«Quando mia nonna Rachele tradì il marito Benito Mussolini» – Carte inedite nel libro di Alessandra Mussolini

di Maria Meini

	Benito Mussolini e Corrado Varoli a Villa Carpena, nel riquadro la copertina del libro
Benito Mussolini e Corrado Varoli a Villa Carpena, nel riquadro la copertina del libro

La nipote del duce ha scritto un memoir sulla sua famiglia dal titolo “Benito. Le rose e le spine”. Svelati nuovi dettagli sull’amore tra la moglie del duce e l’economo di Villa Carpena

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Una storia inedita della famiglia Mussolini raccontata dalla nipote del duce, Alessandra, politica e artista italiana, inquadra in una nuova luce i rapporti privati tra Benito e la moglie Rachele Guidi.

Il suo libro “Benito. Le rose e le spine”, edito da Piemme, racconta di una donna tutt’altro che remissiva e succube del marito. Lei dipinge una inedita Donna Rachele, la moglie del Duce, come una donna autonoma, libera nonostante i tempi e nonostante la sua condizione sociale modesta.

«Assolutamente sì. Il mio è un romanzo che attraverso i dialoghi vuole restituire la verità su mia nonna Rachele, e anche su Benito, un uomo geloso capace di organizzare un “agguato” per scoprire se la moglie lo tradisce. Rachele era diversa dalla rappresentazione che se ne è fatta finora: era una donna innamorata di suo marito ma anche di Corrado (Varoli, ndr) che aveva incontrato la prima volta da bambina, a dieci anni, e se ne era innamorata. Lui era un uomo agiato, l’aveva visto passare a cavallo. Lei poi sceglie di seguire Benito, ma alla fine quando il marito si trasferisce a Roma, a Villa Torlonia, dal ’22 al ’28 lei richiama Corrado a Villa Carpena come economo».

È per questo che ha scritto il suo libro: per riscattare la figura di una donna che da sempre è considerata il simbolo della moglie e madre sottomessa?

«Ho voluto raccontare la verità. Lei, tradita più volte, cede all’amore di Corrado. Vuoi vedere che si riesce ad amare due persone, si chiede, che si può amare anche quando si tradisce? Tradisce per amore e per tenere insieme la famiglia. Poi tutto finisce perché la sorella Augusta, tremenda, la sorprende in camera da letto e fa scrivere a Benito, di cui segretamente era innamorata.»

Alessandra, che rapporto aveva con sua nonna Rachele?

«Mia nonna era molto chiusa, rigida. Aveva vissuto tante tragedie nella sua vita, fin da bambina quando le era morto il padre, la sorella Augusta l’aveva cacciata ed era dovuta andare a servizio in diverse case, prima di tornare dalla madre, che nel frattempo aveva aperto una locanda insieme al compagno, il papà di Benito (erano entrambi vedovi). Era molto diversa dall’altra mia nonna napoletana, Romilda (la madre di sua madre Maria Scicolone e di Sofia Loren, ndr) che era estroversa, divertente. Però quando andavo da mia nonna Rachele a Villa Carpena era sempre una festa, per me che arrivavo da Roma, c’erano gli orti i campi i vigneti... Ricordo certe scenette nella sala da pranzo enorme con il cotto e il grande caminetto con gli alari col simbolo del fascio, che ho portato a casa mia, mantengo la tradizione (ride)».

Sua nonna le ha mai parlato di quando ha tradito il marito?

«Assolutamente no, è morta nel 1979 quando io avevo 17 anni. In casa non si è parlato mai di queste cose».

Com’è nato quindi il libro?

«Franco Moschi (storico di Predappio, ndr) mi ha fatto avere un documento manoscritto di suo nonno Agostino che viveva a Villa Carpena, sapeva della storia tra Rachele e Corrado e assistette alla scena clou, quando la sorella li scopre in camera. Ma non è una storia di sesso, c’era amore tra questi personaggi, Varoli non si è mai sposato né ha avuto figli. All’epoca non c’erano i social ma le voci giravano. Così ho fatto la giornalista investigativa, ho cercato di ricostruire anche certi sottintesi del manoscritto, ho recuperato foto. Ce n’è una di Varoli insieme a Benito, un’altra che Corrado aveva scattato a Rachele durante un’adunata. E poi c’è il famoso ciondolo da cui lei non si è mai separata, con le due iniziali, la R di Rachele e l’altra mezza cancellata che può essere una B ma anche una C».

Rachele appare una donna libera e forte fin da bambina, riesce a superare le molte difficoltà economiche, sociali e culturali. Ma è anche di una donna che ha amato due uomini pur avendo scelto di sposarne uno. Stiamo parlando dei primi del Novecento a Predappio, la provincia italiana: sua nonna accetta di lasciare la casa della madre e fa un figlio con il compagno Benito Mussolini pur non essendo sposata. All’epoca uno scandalo. Questo libro e questa storia possono essere letti come un segno di rottura con il patriarcato.

«E che scandalo! Mia nonna va a vivere con Benito senza essere sposata, e contro il parere della famiglia, nasce la prima figlia Edda; poi decide di fare il secondo figlio Vittorio ed è lei che chiede a Benito di sposarla...»

Una Rachele femminista non ce la immaginavamo...

«Non è femminista, è una donna libera come ha detto lei, una donna che sceglie nella sua vita e sa cosa vuole, e alla fine decide di amare ancora provando che si può amare ed essere amati anche se siamo stati traditi. Guardi, questa è una storia molto attuale, in cui donne e uomini possono riconoscersi: oggi le amanti del marito scrivono su whatsapp alle mogli, a Rachele una si presentò a casa. Rachele sceglie l’imprevedibilità, Benito non poteva immaginarsi che lei potesse tradirlo. Ma la prevedibilità uccide l’amore. Lei dimostra che anche dopo un tradimento si può amare ed amare se stessi, l’amore non è uno yogurt, non ha la scadenza, noi esseri umani siamo fluidi, si può andare e ritornare».

La storia con Varoli finisce quando la sorella di Rachele fa scrivere dalla figlia (lei è analfabeta) a Benito Mussolini, la lettera non parla direttamente del tradimento ma lui capisce. Va a casa, dice alla moglie che Varoli deve andarsene; poi parte ma torna indietro per sorprenderli e quasi ci riesce...

«Dopo quell’episodio, il ritorno imprevisto di Benito con la spider rossa, Rachele capisce che è finita con Corrado. È una storia adulta, non un tradimento banale, Varoli cercherà di chiarirsi con Benito. Lei lo incontrerà molti anni dopo a Castrocaro, come scrivo nel libro, lui è ancora innamorato, ma Rachele sa che è un capitolo chiuso, anche se quel ciondolo è sempre con lei. Ha vissuto tante privazioni nella vita, tanti tradimenti, il rapporto con Varoli è anche un riscatto della sua femminilità».

Lei ha indagato sui segreti di famiglia, continuerà a farlo? Ci dobbiamo aspettare altre sorprese?

«A me piace essere sorpresa dalla vita e da me stessa. Di segreti, di non detti nelle famiglie ce ne sono sempre. Siamo esseri umani e possiamo sbagliare, ma secondo la mia esperienza dalle tragicità, dal negativo nel 90% dei casi nasce il bene, voglio dire l’85% perché sono un Capricorno... ma dalle sconfitte, dalle porte chiuse in faccia, nascono nuove opportunità, occasioni che neppure ti immaginavi».


 

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