Il Tirreno

Il caso

Il mistero della tartaruga morta a Viareggio, è arrivato l’esito dell’autopsia: i risultati e i precedenti in Toscana

di Luca Barbieri
L’animale è stato trovato senza vita al largo di Viareggio
L’animale è stato trovato senza vita al largo di Viareggio

Il grande animale trovato senza vita al largo con un cavo al collo, il Wwf non ci sta: «Vogliamo che sia fatta chiarezza, ora faremo denuncia»

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VIAREGGIO. «Il modo, che definisco macabro, in cui è stata trovata la tartaruga gigante mi ha colpito, andrò a fare denuncia o tramite la guardia di finanza oppure alla capitaneria di porto. Se necessario andrò direttamente in procura. Se possiamo fare qualcosa, è giusto farlo». Non ha dubbi Luca Giannelli – che del Wwf apuano, di Massa-Carrara, è il presidente –: e per lui, da una vita in prima linea per la salvaguardia degli animali, non è neppure la prima volta – e lo vedremo – che si trova di fronte alla tartaruga liuto “Dermochelys coriacea”, quella – per intenderci – trovata senza vita al largo del porto di Viareggio nei giorni scorsi e definita come la più grande specie di tartaruga esistente al mondo.

La voce di un esperto, anche perché, ricorda, lui per la zona di Massa-Carrara, per la Versilia e Viareggio è anche il referente «quando si parla di tartarughe marine (vive o morte). Un aspetto – precisa – che esula dal discorso della nidificazione: sono autorizzato con i volontari, una biologa e un veterinario, al maneggio, nel poterla toccare».

La videochiamata

Per questo, non solo nel tempo, come racconta a Il Tirreno, è nata una collaborazione con «la stessa guardia di finanza con cui abbiamo anche un progetto per la foca monaca e con cui siamo in contatto per la fauna marina quando escono in mare, appunto», ma «la sezione di Marina di Carrara della guardia di finanza che si è accorta del rettile marino appena lo ha visto mi ha video-chiamato», racconta sull’episodio di mercoledì 7 agosto al largo della costa viareggina.

Ed è proprio da qui che nasce un racconto dettagliato dei minuti successivi all’avvistamento: «Quel giorno i militari della guardia di finanza hanno avvistato il corpo in mare e tramite una video-chiamata, in diretta, abbiamo iniziato a gestire tutta la situazione e abbiamo agito in sinergia per il recupero: abbiamo capito subito la situazione purtroppo…».

Prima, ripercorre ancora il presidente della sezione apuana dell’associazione, l’immersione della guardia di finanza per liberare la tartaruga; poi il trasporto al porto di Viareggio a un paio di miglia da lì. Qui il corpo è stato sollevato con una gru – in un primo momento si parlava di un peso di 300 chili, poi, dopo i vari accertamenti si stima un peso attorno ai 230 chili – per portarlo su un furgone del Wwf di Viareggio fino al trasferimento prima al punto di Ronchi (il primo soccorso a Marina di Massa), dopodiché all’istituto Zooprofilattico Sperimentale di Pisa con gli esami, condotti dalla dottoressa Giuliana Terracciano (che ha eseguito la necroscopia), con l’Arpat livornese e gli studiosi dell’Università di Siena.

Le reti e la denuncia

C’è un aspetto, però, che non convince Giannelli: «Come detto, la grande tartaruga aveva una cima marina girata più volte attorno al collo e la pinna anteriore agganciata alla cima di un contrappeso subacqueo di vari chili. Davvero difficile pensare che sia rimasta impigliata: sembra quasi un occultamento. Vi faccio un esempio, era come se fosse stata messa quando, in maniera molto macabra, viene mostrato e appeso a una rete il corpo di un lupo ucciso: vicende purtroppo successe in passato», continua il presidente che aggiunge: «Bisogna fare chiarezza sul caso, per quel poco che ormai possiamo fare cercheremo di arrivarci in fondo e in queste ore faremo denuncia: o presentandola alla capitaneria di porto, o alla stessa guardia di finanza o andando direttamente alla procura della Repubblica. Perché è stata trattata così?», insiste e si chiede il presidente del Wwf di Massa-Carrara.

L’esito degli esami

In queste ore, intanto, emergono ulteriori dettagli rivela, dopo i vari esami fatti da studiosi ed esperti sul corpo del grande animale trovato senza vita nei giorni scorsi nella costa toscana: «Dall’autopsia sono emersi due dettagli: la necrosi della pinna e l’annegamento dell’animale, non si riesce con esattezza a datare però la morte, è un processo molto complicato – fa notare –. Dispiace inoltre che, a quanto pare, l’animale senza vita sia finito in foto e video circolati già nei giorni precedenti all’avvistamento e all’intervento: chi ha visto poteva intervenire chiamando subito chi di dovere…Invece nessuno si è preoccupato d’avvisare la capitaneria di porto», evidenzia ancora il referente del Wwf sull’episodio dei giorni scorsi.

I precedenti e il clima

A chi gli chiede però se è la prima volta che s’imbatte nella “tartaruga gigante”, Giannelli risponde in maniera chiara: «Il ritrovamento qui, nel nostro mare, rappresenta una rarità, un fatto sicuramente non comune, ma il loro passaggio ci può stare: un passaggio intendo nel Mediterraneo per mangiare. D’altronde sono animali centenari che viaggiano: una tartaruga migratrice, che può raggiungere i 700 chili e i tre metri di lunghezza, che viaggia da oceani a oceani e – aggiungo – non è la prima volta per il territorio dell’alta Toscana».

Gli episodi

E racconta a tal proposito un paio di episodi: «Circa 25 anni fa ne salvai una a Poveromo, a Marina di Massa: era molto grande, sembrava quasi un delfino e riuscimmo a liberarla. Circa una decina di anni fa, invece, purtroppo successe come questa volta e adesso il corpo si trova, imbalsamato, al Centro sub Alto Tirreno di Marina di Massa: successe lì vicino. Se il suo arrivo c’entra con il clima? No, ci può stare, per quanto sia un evento abbastanza raro, di trovarla nei nostri mari, lo ripeto e lo dicono gli esperti in materia: però il suo arrivo non c’entra con il surriscaldamento del mare. Il passaggio nel Mediterraneo può essere usuale», sottolinea e conclude con amarezza ripartendo proprio dal concetto dell’inizio («la mano dell’uomo...»): «Adesso però vogliamo vederci chiaro sulle cause e sull’intervento dell’uomo in questo caso specifico. Per questo ci rivolgeremo a guardia di finanza, o capitaneria di porto o procura per fare denuncia sull’episodio».

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