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Birre artigianali, la più buona d'Italia nasce in Versilia. Sono 7 le toscane premiate nel contest nazionale

di Irene Arquint
Birrificio del Forte
Birrificio del Forte

I nostri micro produttori trionfano a Rimini nella diciannovesima edizione di “Birra dell’Anno”: le etichette e i segreti

22 febbraio 2024
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Toscana a tutta birra, anche nella scelta di contaminare una bevanda internazionale puntando sulle nostre peculiarità culturali. Lo fa il Birrificio del Forte che strappa un primo posto di categoria al concorso nazionale più ambito fra le artigianali, ricorrendo ad una ricetta di tradizione toscana: il vinsanto. Due giorni fa a Rimini si è conclusa Beer and Food Attraction, la manifestazione che ha ospitato la diciannovesima edizione di Birra dell’Anno incoronando un romano (Ritual Lab di Formello) alla testa di tutti.

Organizzato da Unionbirrai il concorso ha visto gareggiare 255 piccole aziende. 2.153 le etichette in lizza nelle 45 categorie giudicate da 84 esperti che ne hanno scelte tre per tipologia. E nell’ampia rosa dei partecipanti la nostra regione ha ben figurato aggiudicandosi un quarto posto assoluto per numero di premi portati a casa dai microbirrifici.

Fra loro il versiliese Birrificio del Forte (Pietrasanta) che ha piazzato Santa sul primo gradino del podio (ex aequo con la veneta Cantina Giotto), un prodotto ispirato al bicchierino da sagrestia. Inoltre: Calibro 22 Taproom di Figline Valdarno (primo posto con “Kamasutra” fra le chiare e ambrate d’ispirazione angloamericana, nonché con “Babbo Natale è morto” fra le scure angloamericane e un secondo posto fra le chiare con uso di frutta), Piccolo Birrificio Clandestino di Livorno (terzo posto fra le chiare d’ispirazione tedesca e ceca con “Pils”, terzo posto fra le chiare e ambrate d’ispirazione statunitense con “Sorry Pier”, terzo di categoria con le caratteristiche note acide di “Mastro Ciliegia”), Birra Amiata di Castel del Piano (secondo posto con “Bastarda Rossa” e le castagne fra gli ingredienti), Mudita Brewery di Collesalvetti (secondo posto fra le chiare e ambrate d’ispirazione statunitense con “Tarab”), Mostodolce di Vaiano (secondo posto con “Rebe” fra le chiare d’ispirazione belga, terzo con “Martellina” e il miele a farne la particolarità), la senese La Diana (prima con “Rubuslurm” fra le birre con la frutta). Insomma: un nutrito parterre di cui fa parte la creatura di Francesco Mancini, nato disegnatore nel mondo del marmo di cui sono fatte buona parte delle Apuane, ceduto nel 2011 alla passione per le bionde in bottiglia.

Quattro sono state le ricette di partenza, fra le quali la pluripremiata “Mancina”: oro nel 2014 alla European Beer Star, oro nel 2018 al World Beer Cup della Brewer Association (il concorso americano più ambito a livello mondiale) e sempre oro nel 2022 al Barcelona Beer Challenge, dove l’anno scorso ha portato a casa un argento. «Dopo gli anni della corsa alla famolo strano, si torna alla semplicità. E se l’ultima grande ondata è stata quella delle luppolature, adesso la richiesta si sposta sulla facilità di bevuta – spiega Francesco Mancini, titolare di Birrificio del Forte – che significa gradazioni contenute, bassa fermentazione, leggerezza, minore caratterizzazione, approccio più facile. Ne derivano birre equilibrate, pulite, che non stancano, meno fuoco e artificio a favore di un bicchiere da riempire più e più volte».

Ne sono scaturiti nomi di asteroidi dall'onomatopea esplicativa: la secca Thekla, la sapida Saskia, la piacevole Palatia. E nel carnet di Mancini c'è appunto la Santa. Che non è una Iga (Italian Grape Ale, una contaminazione fra birra e vino) perché non contiene uva, ma abbraccia comunque il mondo di Bacco invecchiando in botti di legno già occupate dalle madri del Vinsanto. Inserita nella competizione di Rimini in una categoria che lascia grande spazio alla creatività, la Santa ha vinto insieme alle chiacchiere conviviali dei cantucci. Perché questa birra da “trastullo” (per dirla parafrasando l’Artusi), dal mare della Versilia ha portato alla competizione di Rimini l’antica saggezza del bicchiere miracoloso con cui in Toscana si celebrava la Messa e con cui nel XIV secolo un frate francescano pare curasse la peste. Una nota caratterizzante, le tipicità, che potrebbe anche diventare un trampolino di lancio, a cui Unionbirrai sta ragionando. «Ormai il settore è stabile e maturo, ben posizionato fra i consumi. Unionbirrai sta lavorando per l’approvazione di leggi indirizzate alla valorizzazione nella filiera dei prodotti del territorio – conclude Mancini – Anche pensando agli interessanti risvolti turistici che riuscirebbe a smuovere».

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