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Arte

Roberto Rocchi, l’artista che trasforma il marmo in tessuto. “Eterno in divenire” in mostra a Milano

Una delle sue opere esposte a Milano
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Una delle sue opere esposte a Milano

Le opere visionarie dello scultore che vive a Carrara

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La scultura, l’arte, il talento, la visione. “L’eterno in divenire” è il titolo della mostra personale di Roberto Rocchi che sabato 13 gennaio, alle 18, si inaugura all’Adi Museo Design di Milano, a cura di Paolo Asti e testo critico di Angelo Crespi.

In questa cornice prestigiosa (via Ceresio 7, nella zona del Cimitero Monumentale) saranno appunto ospitate fino al 13 febbraio 14 sculture dell’artista che vive e lavora tra Massa Carrara e Milano. Le opere esposte sono il frutto di un’intensa ricerca compiuta dall’artista negli ultimi 10 anni e alcune di esse appositamente realizzate per la mostra come quella che ne dà il titolo “L’eterno in divenire”.

«Per Rocchi il marmo, ridotto a foglio, assume il sapore del tessuto in cui, grazie all’uso sapiente della luce, crea la sua tavolozza di colori, dando così contemporaneità a quell’essere, fatto di luce che, ancora una volta, nel divenire, ci conduce all’eterno. L’opera “Materia”, in cui lo scultore toscano intreccia abilmente marmo, resina e led, arde dell’anima del suo essere, la luce, dissolvendosi davanti alla pietra, ci rammenta l’illusione del vivere e il monito, a cui ci richiama Emanuele Severino, che “solo la pura luce dell’essere è eternamente”», scrive il curatore della mostra Paolo Asti.

Quale migliore location per opere come “Dialogo”, “Pentagono con quadrato”, “Rosso sospeso” e altre ancora in cui il marmo statuario di Carrara e quello di Thassos, si uniscono, nella ricerca di Rocchi, con ferro, acciaio, resine e led colorati. Nell’opera di Rocchi si realizza così un manufatto che è un’espressione frutto di una progettualità complessa in cui si manifesta il presente e si guarda al futuro, al divenire appunto, in una dimensione che, grazie all’arte, crea una relazione tra uomo (essere appunto) e società, senza alcuna pre codificazione, così da stupirci fin dal primo sguardo.

«Heidegger e poi Ernst Jünger, in conversazione tra di loro, individuavano nella luce – prosegue Asti – l’elemento scatenante la verità, che è nel suo etimo greco “la svelata”, la luce in grado di togliere il velo, o di sfoltire il buio del bosco e di creare radure dove l’essere finalmente può luminosamente apparire. Mi pare questo il merito più grande di Roberto Rocchi, le cui installazioni sono macchine perfette dello svelamento che è poetico oltre che plastico; specie quando potrebbero riferirsi all’arte programmata, per il rigore e l’essenzialità delle forme, acquistano una inattesa forza lirica, talvolta drammatica, in alcune affiora una vena perfino surrealista, in altre una tensione tellurica, grazie alla luce che sapientemente le irrora e ne esalta i contorni».

Roberto Rocchi nasce nel 1962 a Verbania. Si forma a Carrara dove frequenta l’Accademia di Belle Arti. Attualmente è docente di Scultura presso la stessa Accademia, ha insegnato nelle Accademie di Napoli, Bologna e Milano dove è stato direttore della scuola di scultura nel periodo 2016-2019. Oltre alle diverse esposizioni in Italia e all’estero, vince nel 1986 il premio per Giovani Artisti Italiani dell’Università Internazionale dell’Arte Uia di Firenze, esponendo a Palazzo Strozzi. Alcune sue opere sono presenti nelle collezioni permanenti della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Raffaele De Grada di San Gimignano e nel Het Depot Museum di Amsterdam.

 

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