Il Tirreno

Musica: la storia

Rock sopra le rughe: il ritorno degli ottantenni Rolling Stones con “Hackney Diamonds”

di Giorgio Billeri
Gli intramontabili Rolling Stones
◗
Gli intramontabili Rolling Stones

Grandi collaborazioni nell'ultimo lavoro del gruppo che non conosce lo scorrere del tempo: da Elton John a Wonder e il basso di McCartney

4 MINUTI DI LETTURA





Ottanta voglia di suonare, di cantare, di saltare sui palchi di tutto il mondo. Ottanta grinta, impazienza di tirare fuori la lingua e mostrarla beffardamente al mondo che pensa che tu sia vecchio, superato, replica infinita e magari un poco stinta di te stesso.

Ottanta come gli anni di Mick Jagger, di Keith Richards, di Ronnie Woods: la cosa bella è che loro, solennemente, se ne fregano. Loro sono i Rolling Stones, la leggenda sopravviverà a tutti loro, una scia ultraterrena di musica, di immagini, di eccessi, di talento. Di rock che ha scosso dalle fondamenta, insieme ai rivali (ma non troppo) Beatles, la musica e il modo di viverla (e di vivere) di intere generazioni.

A ottant’anni i comuni mortali si siedono sulla sponda della loro vita e la vedono scorrere, con serena malinconia. Gli Stones non possono sedersi o indulgere in nostalgie: loro devono fare musica, creare emozioni, usando il rock come pozione di eterna giovinezza, novelli Dorian Gray che guardano il ritratto della loro bellezza passata senza curare del tempo che incide i loro tratti.

I Beatles, i bravi ragazzi con la zazzera, hanno lasciato nel dolore milioni di proseliti nel 1970. Loro, bad boys con le rughe, sono ancora lì. Favolosi animali da palco, macchine da sold out, in ogni angolo del globo senza sentire la fatica mentre i coetanei guardano lavorare nei cantieri. Capaci ancora di chiudersi in studio, anzi nei loro studi disseminati per il pianeta (da Londra a Los Angeles passando per le Bahamas), e partorire un disco, “Hackney Diamonds”, che propone pezzi inediti dopo sette anni da “Blue & Lonesome”, album di cover.

“Hackney Diamonds” è un condensato di Rolling Stones di altissimo livello, una performance di bravura che beneficia di un livello di concentrazione che la band, sotto la direzione del produttore Andrew Watts, non aveva da tempo. «È stato bello lavorare senza interruzioni né distrazioni», ha detto Keith Richards. E il risultato sono queste dodici tracce in cui si alterna il classico rock and roll diventato in saecula saeculorum la griffe della band britannica con delle ballate (che nella storia non sono mai mancate, basta pensare ad “Angie” che ha scandito i migliori lenti dei ragazzini anni Settanta), senza rinunciare anche a un tuffo nel blues.

Altro che ottantenni: questo è un disco urlato, anche se con qualche ruga, nel quale si pesca a piene mani da rabbia e dolore, due sentimenti che sono sempre appartenuti agli Stones. Operazione di perfetto marketing: i primi brani dati in pasto al popolo del web come “Angry”(oltre 20 milioni di visualizzazioni) e la collaborazione con Lady Gaga e Stevie Wonder in “Sweet Sounds Of Heaven” hanno convinto pubblico e critica.

Un lavoro itinerante, perché i Rolling Stones sono proprietà dell’intero mondo: “Hackney Diamonds” è stato registrato tra gli Henson Recording Studios di Los Angeles, i Metropolis Studios di Londra, i Sanctuary Studios di Nassau (Bahamas), gli Electric Lady Studios di New York e gli Hit Factory/Germano Studios, sempre a New York. Il compianto batterista Charlie Watts è presente in due brani: “Mess It Up” (un classico pezzo rock) e in “Live By The Sword”. Tante anche le collaborazioni con artisti di altissimo livello. “Sweet Sounds Of Heaven” vede presenti la voce di Lady Gaga e le tastiere e il piano di Stevie Wonder, il meglio del meglio, prodigiosa contaminazione di generi. Con i suoi oltre 7 minuti rimanda ai grandi classici rock degli anni ’60 e ’70. In netta controtendenza con l’oggi, ma gli Stones possono anche questo. “Bite My Head Off” vede al basso un altro immortale, Paul McCartney, protagonista insieme a un fenomenale Keith Richards e al suo riff di chitarra, un omaggio del grande nemico (ma non esageriamo) alla leggenda di Jagger a soci. Un pezzo che ricorda il punk dei Sex Pistols ma con quel ritmo inarrestabile tipico degli Stones. In “Get Close” e ancora “Live By The Sword”, infine il piano è suonato da Elton John, tanto per non farsi mancare nulla.

Insomma, i Rolling i Stones in questo disco fanno quello che sanno fare meglio, ma a tutto gas, e suonano bene come non mai, dimostrando di essere ancora freschi, con un'energia e una spinta che rasentano quasi il soprannaturale se si pensa alla loro carta di identità. La voce di Mick Jagger spazia dal rock, al funky fino al più classico blues come nella straordinaria cover finale di “Rolling Stone Blues” di Muddy Waters. In “Whole wide world” si lascia andare anche in un grido disperato perché «tutto il mondo è contro di te» sembra proprio un messaggio rivolto alle giovani generazioni di provare comunque a rialzarsi, e non è da meno Keith Richards. Nei suoi riff di chitarra sembra esserci l'elisir dell’eterna giovinezza, perché come dice lui, gli assoli vanno e vengono ma i riff durano per sempre. Nulla è per sempre, purtroppo, a parte la musica. Quella vive e sopravvive a tutti noi, prodigioso contenitore di emozioni e di messaggi. E gli Stones conoscono la via dell’eternità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web