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Toccare l’inverosimile, le visioni di Kapoor nella mostra-evento
Palazzo Strozzi, le opere esposte fino a febbraio
FIRENZE. Si viene accolti da un monumentale blocco di cera color sangue che, senza l’intervento umano e grazie a un meccanismo di scorrimento automatico, attraversa una grande porta in pietra serena tra due sale, lungo un tragitto di quasi venti metri che impiega circa un’ora a percorrere, con un movimento lentissimo e costante. L’opera si chiama “Svayambhu”, termine sanscrito che indica qualcosa che esiste senza un creatore, e ben esemplifica la complessità lirica dei contenuti della mostra dedicata ad Anish Kapoor a Firenze. L’esposizione si intitola “Untrue unreal” – termini anglosassoni che si potrebbero tradurre con inverosimile e irreale – ed è una finestra spalancata su qualcosa che va al di là della realtà percettibile, attingendo a piene mani a filosofia e misticismo, oltreché alla fisica quantistica, per creare una vertigine emotiva e intellettuale che parla di infinito, di mistero e di confine tra illusione ed eventualità. Aperta da domani fino al 4 febbraio 2024 a Palazzo Strozzi, l’esposizione curata da Arturo Galansino e dedicata a uno dei più grandi artisti viventi, nato nel subcontinente indiano ma cresciuto a Londra – e si sentono tutti, il fusto e le radici, nel suo lavoro –, è quasi una meditazione visiva. Per la fisica, la quarta dimensione è quella del tempo; per Anish Kapoor, rappresenta l’orizzonte della possibilità. Sala dopo sala, l’artista ha costruito un percorso “di lotta e di governo”, in cui l’architettura cinquecentesca precisa, misurata, rassicurante fa da contrappunto visivo al multiverso visionario di Kapoor: «Troppo ordine distrugge il modo in cui l’opera può interagire con lo spettatore. È stato quindi necessario interrompere la scansione delle sale». Perché quello che interessa all’artista è cavalcare il sottile confine tra significato e non significato, tra essere e non essere, in una danza tra dualismi e opposti che da sempre è al centro della sua ricerca estetica. «Ciò che è imperscrutabile e illusorio fa parte dell’essenza di ciò che siamo – spiega ancora Kapoor –. In questa vita ci stiamo per un tempo molto breve, non conosciamo il prima e il poi e questo fa parte della disperazione della nostra condizione umana». Senza la presunzione di cancellare il dramma dell’esistenza, Kapoor decide piuttosto di esplorarlo con coraggio, lavorando sui confini, dominando con la tecnica il limite del visibile e prendendo per mano lo spettatore per portarlo con sé ad ammirare il baratro vertiginoso dell’imponderabile. I suoi lavori sono realizzati con materiali per certi versi semplici, basici – pigmenti, acciaio, cera – in colori essenziali, brillanti, in una forma di ascesi dagli eccessi estetici che necessariamente conduce al cuore del senso, pur senza spiegarlo a parole, senza renderlo prosaico. Ecco allora che la colonna infinita della terza sala diventa un’espressione plastica del concetto di infinito: con un semplice stratagemma visivo – i pigmenti che si spandono su pavimento e soffitto – l’elemento geometrico diventa dinamico e sembra attraversare i piani, quasi il palazzo intero fosse trafitto: ciò che si vede è solo una vaga traccia di quanto di misterioso e più grande esiste, sembra suggerire Kapoor. E poi c’è la vertigine delle opere in Vantablack, uno strano materiale capace di assorbire più del 99,9% della luce visibile, rendendo quindi impossibile distinguere qualunque forma contenga. Guardare le opere realizzate con questa sostanza è un’esperienza quasi surreale, in cui ci si sente misteriosamente attratti e confusi, senza più riferimenti, ipnotizzati da una dimensione altra, affascinati e impauriti dalla possibilità di essere risucchiati altrove nello spazio. E ancora le grandi sculture concave e convesse a specchio, in cui il contenuto diventa l’esterno, mescolando la realtà e cancellando la separazione tra soggetto e oggetto; fino ad arrivare al padiglione allestito site-specific nel cortile del palazzo, sorta di stanza bianca in cui sono ricavate tre grandi forme rettangolari in vantablack in cui spazio e tempo si annullano.
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