Il Tirreno

Una barca riciclabile

L’innovativa imbarcazione a vela prodotta dalla Nlcomp di Gorizia

di Luca Balestri
la Eroracer30 in navigazione
◗
la Eroracer30 in navigazione

Usando resine termoplastiche al cento per cento si può recuperare il materiale. Prossimo obiettivo: pale eoliche green

3 MINUTI DI LETTURA





«Noi tre fondatori navigavamo assieme già quando avevamo nove anni, grazie alla scuola di vela. L’idea di fondare l’azienda ci è venuta nel 2019». Così racconta l’avventura della Northern Light Composites (Nlcomp) il cofondatore e amministratore delegato Fabio Bignolini.

La Nlcomp di Monfalcone (Gorizia), fondata oltre che da Bignolini anche da Andrea Paduano e Piernicola Paoletti, è l’azienda che per la prima volta al mondo ha varato un’imbarcazione interamente riciclabile e prodotta in serie (otto barche).

La Eroracer30 – questo il nome della dell’imbarcazione innovativa – è una barca a vela lunga nove metri, disegnata da Matteo Polli, e varata a Genova.

«Produrre barche da regata, quindi per le competizioni sportive, completamente riciclabili significa dimostrare che queste barche sono performanti, che hanno ottime prestazioni meccaniche. Le nostre barche non sono solo riciclabili, ma sono pronte per essere utilizzate – esulta Bignolini –. Addirittura, con una delle nostre imbarcazioni, l’anno scorso abbiamo vinto il Campionato Italiano Minialtura, oltre che altri premi europei».

Com’è quindi che si produce un’imbarcazione completamente riciclabile? Essenzialmente, si devono cambiare le resine con cui solitamente si costruiscono le barche: solo così è possibile garantire l’economia circolare. «Con i materiali standard una barca viene fatta così: si mettono delle fibre di vetro su uno stampo, si bagnano le fibre con la resina, e dopo ventiquattro ore la barca diventa dura e il vetro e la resina si fondono in un componente unico – ci illustra Bignolini –. Successivamente si realizzano gli interni della barca e la costruzione è completa. Il problema è che le barche tradizionali spesso sono abbandonate, anche in fondo al mare».

Ciò che caratterizza le barche costruite da Nlcomp, quindi, è il diverso materiale: non materiali termoindurenti, bensì termoplastici al cento percento. Questi possono essere riciclati sia per via meccanica che per via chimica.

«Noi usiamo la resina termoplastica per bagnare le fibre. Il termoplastico permette che la resina si sciolga, permettendo così di recuperarla per riutilizzarla, tornando ad avere una materia prima o seconda» garantisce Bignolini. L’anima del materiale composito con cui sono realizzate le barche della Nlcomp è il Cor, ovvero il pannello di poliuretano non espanso prodotto in Friuli Venezia Giulia, che ha le caratteristiche di essere leggero, resistente e con ottime proprietà meccaniche, prodotto in Friuli Venezia Giulia.

A proteggere il composito è la vernice, che non è in sé riciclabile ma che data la sua bassissima percentuale di presenza rispetto agli altri materiali della nave è comunque ammessa al processo di riciclo.

Ma la Nlcomp, che oltre a Monfalcone ha sede anche a Milano e che lavora anche a Genova e sulla costa di Carrara, non punta solo al settore marittimo.

«Il nostro obiettivo, partendo dalle barche, è arrivare a costruire pale eoliche completamente riciclabili. È partendo dalle barche arrivare alle pale eoliche che hanno lo stesso problema. Di solito per smaltirle vengono interessate, e questo è un danno per l’ambiente – dice Bignolini –. E vorremmo lanciarci anche sull’arredamento: vorremmo produrre un divano interamente riciclabile».


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino