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Una Boheme “diversa” trasportata negli anni ’60

di Lisa Domenici
Una Boheme “diversa” trasportata negli anni ’60

Stasera, venerdì 14 luglio, il via al Festival a Torre del Lago

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Si alza il sipario sul 69° Festival Puccini, stasera alle 21.15 (repliche 29 luglio, 10 e 25 agosto) al Gran teatro all'aperto, con il nuovo allestimento de “La Bohème”, opera molto amata dal pubblico. È il 1891, quando Puccini sceglie di vivere nel piccolo borgo in riva al lago di Massaciuccoli. Per lui Torre del Lago è un Eden con 120 abitanti e 12 case, dove spira d'estate il maestrale e d'inverno il grecale o libeccio e girano per le acque lacustri folaghe, fischioni, tuffetti e mestoloni. A Torre, Puccini fa amicizia coi pittori locali e con loro fonda il club “La Bohème” che ha sede in un capanno di falasco. Qui, stando al pittore livornese Ferruccio Pagni, compone le ultime pagine della Bohème. Il libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, è tratto dal racconto “Scènes de la via de Bohème” di Henri Murger, pubblicato a puntate sul giornale Le Corsaire e poi raccolte nel libro “La vie de Bohème” nel 1851. Ma a questo soggetto è interessato pure Ruggero Leoncavallo, il che fa scattare tra i due musicisti una sorta di gara, su chi finisce prima l'opera. Puccini riuscirà ad andare in scena prima del collega, precedendolo di ben quindici mesi. “La Bohème” di Puccini esordisce il 1 febbraio 1896 al teatro Regio di Torino, con la direzione di Arturo Toscanini. In platea c'è il pubblico delle grandi occasioni, esponenti della famiglia reale, i compositori Pietro Mascagni e Alberto Franchetti e i fedelissimi amici torrelaghesi, pronti a festeggiare il loro Maestro. Quella sera il successo è piuttosto tiepido, poi però diventerà totale, nel corso delle ventiquattro rappresentazioni.

La vicenda è ambientata nella seconda metà dell'Ottocento e ruota intorno al poeta Rodolfo, al pittore Marcello, al musicista Schaunard e al filosofo Colline ai quali si aggiungono Mimì, modista e malata di tisi, e Musetta, cantante per diletto. E poiché si tratta di giovani anticonformisti, il regista Christophe Gayral e lo scenografo Christophe Ouvrard, li trasportano nel XX secolo, sullo sfondo del maggio francese tra il Natale 1967 e i primi mesi del 1968. Gayral è un innamorato di Bohème , specialmente del 2° atto, che definisce un “tornado di musica, incredibile nella confusione: soli 19 minuti , più di 80 personaggi che cantano tutti versi diversi”.

Il cast è formato da Claudia Pavone (Mimì), Oreste Cosimo (Rodolfo), Federica Guida (Musetta), Alessandro Luongo (Marcello), Sergio Bologna (Schaunard), Antonio Di Matteo (colline), Angelo Nardinocchi (Benoit), Alessandro Ceccarini (Alcindoro). Alla guida dell'orchestra del Festival Puccini, Alberto Veronesi. Il coro è diretto da Roberto Ardigò, le voci bianche da Viviana Apicella.


 

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