Il Tirreno

Aspettando la schiusa

Veronica, missione da tartawatcher: «Vigilo sul nido delle tartarughe»

di Martina Trivigno
Veronica, missione da tartawatcher: «Vigilo sul nido delle tartarughe»

Sulla spiaggia di Galenzana all’Elba il primo sito scoperto in Toscana per la riproduzione delle Caretta Caretta

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Nome: Veronica Baertschi, 56 anni. Passione: tartawatcher. Veronica è una delle volontarie di Legambiente che presidia la costa dell’Elba. E continuerà a farlo, per tutta l’estate, in particolare sulla spiaggia di Galenzana. È qui, infatti, che è stato trovato il primo nido in Toscana di tartaruga Caretta caretta. Ricorda ancora quel giorno, la chiamata di una turista che diceva di aver avvistato un nido di tartaruga, ora sotto tutela per non mettere in pericolo la schiusa. Ed è qui che entrano in gioco le tartawatchers, tra cui Veronica. «Il nostro obiettivo è quello di seguire le tracce lasciate sugli arenili da mamma tartaruga per poi individuare i siti in cui da mettere in sicurezza e proteggere da incursioni di animali selvatici oppure dai danneggiamenti involontari di bagnanti, turisti e addetti ai lavori impegnati nella pulizia delle spiagge - spiega - Un impegno dispendioso, supportato anche da sistemi di video-controllo, ma che viene corrisposto dalla grande emozione della schiusa delle uova che porterà i piccoli di tartaruga a vedere la luce e a prendere il largo nel mare, partendo dalla spiaggia di Galenzana». Sì perché le minacce, per questi esemplari, sono anche sulla terraferma, oltre che in mare, dove sono costrette a districarsi tra inquinamento da plastica, attrezzature da pesca e traffico marittimo. «Per fare in modo che la cova delle uova vada per il verso giusto è necessario ridurre l’inquinamento acustico e luminoso nelle ore notturne ed evitare la pulizia meccanica delle spiagge - precisa la volontaria - Per questo il nostro impegno comprende anche la sensibilizzazione e l’informazione dei bagnanti e dei gestori degli stabilimenti balneari».

Veronica si avvicina al luogo in cui si trova il nido, a sette metri dalla battigia. E osserva. Controlla che tutto sia tranquillo e che il nido sia al sicuro. Ci vorranno ancora 45 giorni (più o meno) prima che le tartarughine vengano alla luce. Prima, in sostanza, che possano prendere la loro strada verso il mare. «Il nostro compito è anche quello di sensibilizzare le persone nei confronti del rispetto per l’ambiente - racconta la tartawatchers - La plastica, per le tartarughe, è molto pericolosa: tendono a scambiarla, infatti, per la loro preda preferita, le meduse. Il colore dei frammenti di plastica che si dissolvono nell’acqua, quasi sempre trasparenti o di cromatura compresa tra il verde e il nero, funge da tranello per le tartarughe, che spesso li ingoiano convinti di essere di fronte a piccoli pezzi di alghe o alle meduse di cui sono ghiotti. E a cadere nel "tranello" sarebbero soprattutto le specie più piccole». Va detto, però, che la nidificazione della Caretta caretta in Italia è diventata una costante e, secondo diversi studi, dietro il boom di nidi rinvenuti c’è anche l’aumento delle temperature legato al cambiamento climatico che sta determinando un crescente numero di nidificazioni nell’area occidentale del Mediterraneo. I numeri parlano chiaro: nella scorsa estate sono stati individuati ben 256 nidi in Italia. Ora, i volontari di Legambiente dell’Elba aspettano la schiusa. «Crediamo sia un momento bellissimo - conclude Veronica - Aspettiamo con entusiasmo il momento in cui le uova si schiuderanno. È un momento magico». Fino a quel momento, la sfida è riuscire a proteggere in modo adeguato i nidi di mamma tartaruga ed è per questo che Legambiente lancia l’invito a quanti volessero unirsi ai tartawatcher. «Il periodo della nidificazione è molto delicato e complicato», conclude Veronica.

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