Il capolavoro di Raffaello torna a Pescia dopo tre secoli
La “Madonna del baldacchino” nel Duomo fino al 30 luglio. Il progetto “Uffizi diffusi” riporta la grande pala da Palazzo Pitti nella chiesa dove fu posta da Baldassarre Turini
PESCIA. È uno dei capolavori che rendono unica nel mondo la Galleria Palatina di Palazzo Pitti, ma da ora la “Madonna del baldacchino” dipinta da Raffaello fra il 1506 e il 1508 lascia la reggia medicea fiorentina per tornare dove fu esposta fino alla fine del Seicento: nel Duomo di Pescia. Qui resterà esposta fino al 30 luglio, accanto alla sua copia realizzata dal fiorentino Pier Dandini per sostituire il dipinto di Raffaello che Ferdinando de’ Medici aveva rivoluto a Firenze.
L’esposizione pesciatina della “Madonna del baldacchino” è una nuova tappa del progetto “Uffizi diffusi” che ha come obiettivo quello di portare sui territori toscani alcune delle opere dell’immenso patrimonio delle Gallerie fiorentine. Il progetto che parte oggi a Pescia è messo in campo dal polo museale degli Uffizi insieme alla Diocesi di Pescia e alla Fondazione Caript. «Il criterio principale del progetto “Uffizi diffusi” è la ricostruzione del tessuto storico e delle vicende artistiche nei vari centri in cui si espongono le opere – spiega Eike Schmidt direttore degli Uffizi – Portare la “Madonna del baldacchino” di Raffaello a Pescia è un’operazione di peso eccezionale, che non solo vuole ricordare l’arredo originale del Duomo, ma mette in risalto anche la figura di un pesciatino importante quale fu Baldassarre Turini».
La grande pala di Raffaello, realizzata su commissione della famiglia Dei nel periodo in cui il pittore urbinate lavorava a Firenze, era stata concepita per la chiesa di Santo Spirito a Firenze, dove però non andò mai. Ne venne in possesso, non molti anni dopo, il suo amico ed esecutore testamentario Baldassarre Turini (1481-1543) alto prelato della Santa Sede nel primo Cinquecento nonché esponente di spicco della comunità pesciatina. Arrivato nella città della Valdinievole, il dipinto fu posto in Duomo, sull’altare della cappella-mausoleo dei Turini che lo stesso Baldassarre aveva fatto erigere tra gli anni’30 e’40 del XVI secolo. La “Madonna del baldacchino” rimase a Pescia per un secolo e mezzo, fino al 1697: in quell’anno fu acquistata dal Gran principe Ferdinando de’Medici, che la riportò a Firenze nella reggia di Palazzo Pitti. Nel Duomo di Pescia fu collocata appunto la copia dipinta da Pier Dandini.
«La possibilità di contemplare il capolavoro di Raffaello nella sua collocazione originale, accanto alla raffinata copia settecentesca del Dandini – dice il vescovo di Pescia Roberto Filippini – sarà occasione di ripercorrere un arco di storia dell’arte fra i più suggestivi e fecondi e di poterlo situare in una avventura architettonica religiosa di straordinario interesse quale la Cattedrale di Pescia, nel suo divenire, dalla Pieve Romanica agli adeguamenti delle diverse epoche, fino ad oggi». E il presidente della Fondazione Caript Lorenzo Zogheri aggiunge: «Abbiamo voluto questo progetto non soltanto per il suo rilievo culturale ma anche perché è una bella opportunità per valorizzare Pescia e la Valdinievole, dando l’occasione a chi visiterà la mostra di conoscerne e apprezzarne il grande patrimonio artistico, storico e naturalistico. Si tratta, dunque, di un’iniziativa che si inserisce in un percorso di altri interventi nei quali abbiniamo il tema della cultura a quello dello sviluppo dei territori».
La mostra nel Duomo di Pescia sarà accessibile tutti i giorni dalle 10 alle 20. Per motivi di sicurezza, l’ingresso alla Cappella Turini sarà consentito ad un massimo di 20 persone ogni 20 minuti. La prenotazione è quindi consigliata e può essere fatta sul sito www.madonnadelbaldacchino.it. Il costo del biglietto intero è di 12 euro; gratuito per i bambini fino a 13 anni; ridotto di 9 euro per gruppi composti da ameno 15 persone, ragazzi dai 14 ai 25 anni, residenti nei comuni della Diocesi di Pescia, possessori di un biglietto di ingresso dei musei aderenti al Sistema museale pistoiese.
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