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Un mese da monaco: i religiosi dell’Abbazia di Montecuccoli cercano volontari e volontarie per l’estate
A Barberino di Mugello un’ex villa si sta trasformando nella sede italiana della Chiesa d’Oriente
Una volta nella vita è capitato a tutti di pensarlo. «Basta, non ne posso più di questo stress, mollo tutto, voglio vivere nella pace di un monastero, lontano dal mondo». A Barberino di Mugello (Firenze) c’è un luogo speciale che, a partire da giugno, offre proprio questo tipo di rifugio. Se non per la vita – a meno di non avere vocazione – almeno per un mese. Un mese da monaco, o da monaca, di un culto antico e poco conosciuto.
La proposta è quella dell’Abbazia di Montecuccoli, un centro religioso, dove hanno trovato la loro casa tre monaci e una monaca appartenenti alla Chiesa d’Oriente, uno dei tanti rivoli nei quali nei secoli si è incanalato il Cristianesimo.
Circa un anno fa hanno cominciato a trasformare in abbazia quella che era la villa di un nobile del luogo nel fitto del bosco, sull’Appennino, a dieci chilometri dal primo centro abitato, Caldana. E ora hanno bisogno di solide braccia – e di animi pronti ad aprirsi alla loro proposta spirituale – per svolgere i lavori di tutti i giorni come volontari.
«La Chiesa d’Oriente – spiega Marco, 50 anni, romano, monaco – è stata fondata dall’apostolo Tommaso in India e riconosce i Concili fino a quello di Nicea». Il che significa che le cose in comune coi cattolici, ad esempio, si fermano al 325 dopo Cristo. «Al mondo siamo circa 10mila, in Italia 300-400 – spiega ancora Marco –. La nostra sede originaria era a Bagdad, in Iraq, ma il nostro patriarca è da anni esiliato negli Stati Uniti».
L’Abbazia sull’Appenino toscoemiliano è il centro italiano di questa Chiesa. «Questa villa non è mai stata un luogo religioso – spiega Marco –; era del conte di Montecuccoli, poi del Demanio. Il nostro progetto consiste nel trasformarla in un’abbazia e siamo praticamente all’inizio, l’abbazia è un cantiere. Alcuni lavori li affidiamo alle imprese, ma abbiamo pochissimi fondi. Non abbiamo, ad esempio, l’8xMille. Dunque per i lavori minori chiediamo un aiuto. Da questo bisogno nasce l’accoglienza ai volontari, che ospiteremo dal 1° giugno, per un mese, quattro persone al mese. In cambio offriamo un mese di vita spirituale». Un’idea che non nasce a caso: «Due dei monaci, ora settantenni, sono ex manager», dice.
Ora et labora, prega e lavora: la regola vale anche qui. E dà l’idea di quel che aspetta gli aspiranti monaci per un mese.
«Iniziamo alle 7 del mattino con le Lodi, poi facciamo colazione, lavoriamo, alle 12 preghiamo l’Ora Sesta, poi siamo liberi fino alle 15», spiega Marco. Il pomeriggio è di nuovo un alternarsi di preghiera e lavoro: l’Ora Nona, i Vespri e, dopo cena, alle 21, la preghiera della notte, dopo la quale inizia il “grande silenzio”, il riposo notturno. Al risveglio si ricomincia.
«I lavori che svolgiamo sono quelli per la coltivazione delle piante officinali e quelli per accudire gli animali», dice Marco.
E visto che il loro credo considera gli animali alla stregua degli umani, i fedeli sono vegetariani. Per cui “accudire gli animali” significa anche fare loro le coccole. «Abbiamo quattro capre, quattro cani e dieci galline che abbiamo salvato dal mattatoio», spiega Marco, omettendo il numero imprecisato di gatti che si godono carezze e grattini. «Abbiamo fatto un rifugio e al momento questo è il massimo che riusciamo a gestire. Quest’estate ci sarà da costruire un recinto». E poi da verniciare, pulire, fare l’orto. I monaci producono anche gin con il loro alambicco, e tengono corsi di esicasmo trascendentale.
Un mese di pace, preghiera e contatto con la natura, dunque. Uno stile di vita antico che i monaci dell’Abbazia di Montecuccoli hanno voluto comunicare, però, in un modo al passo con i tempi: un post su Facebook.
«Ne abbiamo fatti due – spiega Marco – e non ci aspettavamo certo tutta questa risonanza. Abbiamo ricevuto un centinaio di curricula, sia donne che uomini, per lo più giovani, manager, gente che vuole “staccare”. Pensavamo di valutare i candidati con delle videointerviste, ma con questi numeri, non so. l’unica cosa che chiediamo è di non telefonarci», sorride Marco. D’altro canto i monaci hanno dimestichezza con Internet, tanto che hanno un sito ben curato e fanno corsi on line. Quando però è tempo di ritirarsi, hanno un eremo, il Vespaio, a Cantagallo. Perché il silenzio e la preghiera sono l’essenza della loro vita.
E del resto la vita da monaco non sempre significa relax. «Iniziamo l’ospitalità a giugno perché non abbiamo il riscaldamento – spiega Marco – Solo un mese fa siamo riusciti a mettere una stufa. Ma d’estate si sta bene». Chi vuole provare, può scrivere a abbazia@abbaziadimontecuccoli.org.
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