Il Tirreno

Le pagelle al cinema

Il Troisi di Martone è poesia, funziona bene il terzo “Creed”

di fabio Canessa
Il Troisi di Martone è poesia, funziona bene il terzo “Creed”

Aronofsky esagerato e super patetico: “The whale” è ok

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A pochi giorni dalla serata degli Oscar, il cinema sembra ancora in rianimazione: incassi modesti e miserandi per i film italiani. Al primo posto del box office c’è “Frankenstein Junior” di Mel Brooks, il capolavoro comico uscito mezzo secolo fa e programmato spesso in televisione. Eppure è riuscito incredibilmente ad attirare nelle sale più spettatori di tutti gli altri film nuovi, distribuiti in un numero maggiore di copie e pubblicizzati sulla rete e in tv.

Creed III

Di Michael B. Jordan con Michael B. Jordan, Tessa Thompson, Jonathan Majors. Usa.

È un pregio che un film con una sceneggiatura così prevedibile da far intuire con largo anticipo tutto quello che accade si faccia seguire d’un fiato senza annoiare, anzi rimanendo avvincente per l’intera durata e facendo addirittura crescere la tensione. Trattasi di scampoli di Rocky, infatti il produttore è Sylvester Stallone, ma Michael B. Jordan si fa onore come regista e come interprete, i combattimenti sono girati coi fiocchi e lo spettacolo funziona benissimo, con la confezione del cinema classico tradizionale. Certi risvolti risultano bruschi e improbabili, avremmo fatto volentieri a meno della figlia bambina già boxeur, ma è stata un’ottima idea aver riagganciato il pugilato alle sue radici dolorose di riscatto sociale ed esistenziale, mostrandone l’ambivalenza nei due protagonisti: la faticosa conquista dell’autocontrollo e lo sfogo di una rabbia rancorosa.

Voto: 7

The whale

Di Darren Aronofsky con Brendan Fraser, Sadie Sink, Hong Chau. Usa.

Musa di Aronofsky è da sempre la dismisura, l’eccesso, l’accumulo. A volte gli ispira opere struggenti come “The wrestler”, a volte baracconate pretenziose come “Mother! ”. Stavolta il risultato è una via di mezzo, perché tutto è caricato sulle spalle mostruose di quel mostro di bravura che è un Brendan Fraser da Oscar, la “balena” del titolo: un obeso di 250 chili spiaggiato sul divano a tenere lezioni online (ma con la telecamera spenta perché si vergogna di farsi vedere) e a lasciarsi morire mangiando di continuo. Si è ridotto così dopo la morte del compagno per il quale, scopertosi gay, aveva lasciato moglie e figlia, la Max di “Stranger things”. È con quest’ultima che l’ex-professore vorrebbe riconciliarsi, ma sembra riceverne solo disgusto e disprezzo. Si sfocia in un superpatetico esagerato come il corpo del protagonista, ma va bene così.

Voto: 7

L aggiù qualcuno mi ama

Di Mario Martone con Francesco Piccolo, Anna Pavignano, Valeria Pezza.

Mario Martone celebra i settant’anni di Massimo Troisi analizzando i meccanismi di funzionamento della sua arte. Gli scrosta di dosso il cliché della napoletanità e lo assimila alla Novelle Vague, argomenta le affermazioni mostrando in parallelo sequenze di Troisi e di Truffaut, intervista Anna Pavignano e Goffredo Fofi, finendo col tracciare il percorso di una filmografia coerente e unica nel panorama italiano. Sottolinea la novità di un comico che mette in scena l’amore, i rapporti con le donne e le relazioni familiari, facendo emergere il senso di inadeguatezza, disagio e confusione dei giovani degli anni Ottanta. Per dimostrare come sia da qui che nasce quel borbottio inconcludente, quasi astratto, tipico del suo incerto monologare: un’afasia metafisica che può sciogliersi solamente esprimendosi con la poesia.

Voto: 8

Marcel the Shell

Di Dean Fleischer-Camp con Dean Fleischer-Camp, Rosa Salazar, Thomas Mann. Usa.

Già lascia perplessi il successo dei corti su YouTube, figuriamoci la candidatura all’Oscar come miglior film d’animazione. Chissà perché ha entusiasmato tutti un bluff come questo loffio mockumentary fatto di nulla e animato con tecnica dilettantesca, senza pubblico perché indigesto sia per i piccoli che per gli adulti. In un’ora e mezzo vuota e interminabile vediamo Marcel, una conchiglia con un occhio e le scarpe, che vive con la nonna nell’appartamento del regista Fleischer-Camp. Il quale chiama una troupe televisiva a intervistare il piccolo esserino, che si muove per la casa dentro una palla da tennis, con lo scopo di fargli ritrovare la comunità in cui viveva. Beati quelli che si sono emozionati e commossi, che hanno scomodato Tim Burton e Miyazaki, Wes Anderson e Spike Jonze. L’effetto è piuttosto quello di un “Teletubbies” d’essai.

Voto: 4
 

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