Il Tirreno

L’arte di Lorenzo Viani in mostra al Vittoriale di Gabriele D’Annunzio

di Adolfo Lippi
L’arte di Lorenzo Viani in mostra al Vittoriale di Gabriele D’Annunzio

Dall’11 marzo i quadri della Gamc a Gardone

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VIAREGGIO. Finalmente le opere di Lorenzo Viani prenderanno aria. Sepolti per anni nelle suggestive sale della Gamc a palazzo delle Muse (peraltro assai frequentate), una ventina di quadri del maestro viareggino verranno esposti al Vittoriale di Gabriele D’Annuncio a Gardone. La data della mostra è l’11 marzo e si annuncia come un evento artistico, perché sono anni che Viani non viene esposto al di fuori della provincia natia, sebbene in tanti abbiano sempre protestato per le limitazioni imposte alla circolazione di opere che significano un passaggio importante nella storia dell’arte figurativa contemporanea.

Viani, unico tra i pochi espressionisti italiani imparata ala lezione di Goya e degli espressionisti nordici visti durante una visita a Parigi e Bruxelles, deve ancora essere scoperto dalla critica militante e giustamente collocato tra i grandi del Novecento.

L’iniziativa dell’uscita al Vittoriale è di due spiriti che hanno saputo collegarsi nell’iniziativa: quello dell’assessore alla cultura Sandra Mei e quello di Giordano Bruno Guerri, direttore del Vittoriale d’annunziano. Vi è nella decisione presa assieme un entusiasmo meritevole di segnalazione. Entusiasmo che porterà “fuori” la straordinaria “Benedizione dei mostri del mare” e un’altra ventina di ritratti attualmente collocati alla Gamc.

Nel catalogo, Guerri descrive l’importanza dell’evento al quale hanno collaborato Veronica Ferretti e l’architetto Paolo Oriani. Poi a maggio la Gamc ospiterà un’esposizione di oggetti, cineserie, lettere, documenti del D’Annunzio privato, trovati e messi assieme con pazienza da Giordano Bruno Guerri, che sta facendo del Vittoriale un polo di cultura visiva, dopo anni di musealità polverosa e sommersa.

Ma qual è il senso di questo scambio tra Viani e D’Annunzio? Intanto ben lo testimonia Guerri, da ragazzo senese trasferito a Viareggio, che ebbe a studiare al liceo Carducci e frequentò così bene la città che, come lui dice, andava a fumare sigarette sulla testa del busto di Viani sul lungomolo. Guerri che è anche rettore della scuola di scrittura al Palace, ha così un legame appassionato con i luoghi “vageri”. Ma non può di certo ignorare quali intensi rapporti poté avere al suo tempo Viani con il poeta Gabriele D’Annunzio.

La biografia di Viani (benissimo narrata dalla Ida Cardelli e poi da Enrico Dei, conoscitori informatissimi sul maestro), è di per sé un romanzo avvincente e uno spaccato di storia culturale del paese. Egli fu da giovanissimo anarchico e poi socialista militante. Durante questo periodo, direi infuocato, inventò la sua carta e seppe creare, nei quadri e nei disegni incisivi, un popolo che poi divenne i “vageri”, darsenotti senza quattrini, senza speranze, senza futuro. La “Benedizione dei morti del mare” e poi il romanzo “Angiò uomo d’acqua” sono il risultato della sua primaria vocazione ai poveri, ai disgraziati, agli emarginati. Grazie a questa accesa propensione alla denuncia sociale, egli poté lavorare ed esporre alla Camera del Lavoro, socialista. La frequentazione di questi ambienti lo portò a conoscere e frequentare un sindacalista importantissimo, Alceste De Ambris, che andò a dirigere un giornale di partito “Il Lavoro” di Genova. De Ambris, accolse Viani tra i disegnatori di vignette del giornale e nacquero così i bellissimi tracciati contro la guerra di Libia. Ma quelli erano anni di profondi rivolgimenti. D’Annunzio entusiasmava le folle. De Ambris, da socialista, seguì il poeta nell’impresa fiumana. Non solo, lo aiutò perfino a scrivere la famosa “Carta del Carnaro”, la costituzione rivoluzionaria e libertaria di Fiume liberata.

Viani ebbe anche egli a conoscere D’Annunzio e anche Mussolini, in quei giorni socialista e rivoluzionario. Allora, grazie a queste nuove amicizie, Viani divenne poi interventista e nazionalista, senza però abbandonare la sua visione populista e pauperistica del mondo. Dall’ideologia dannunziana egli prese ben poco poiché di D’Annunzio, che qui in Versilia scrisse Alcyone, rifuggiva i richiami tradizionali di Arcadia, cari all’amico poeta. Invece prese assai da Mussolini che trasferì nel fascismo gli spunti populisti (innestandoli di nazionalismo). Grazie al duce, Viani ebbe successo e commesse. E questo, dopo l’ultima guerra, gli fu imputato e gli costò un “confino” artisticamente ingiusto.

Adesso, Viani, lo si celebrerà al Vittoriale ricordando De Amicis (che non aderì al regime e finì esule a Parigi), ricordando, col suo popolo “vagero”, la sua bella vicenda umana, bella perché mai egli rinunciò ai suoi ideali artistici e mai, nei quadri, decantò i ricchi, i potenti, i borghesi. In questo molto simile a Francisco Goya, da Viani tanto amato.


 

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