Il dipinto di Hayez entra agli Uffizi
Acquisito un capolavoro del pittore risorgimentale In primavera sarà esposto in varie località toscane
Il nuovo anno nasce per la Galleria degli Uffizi di Firenze sotto una buona stella. Al di là dei visitatori che fanno registrare numeri record e al di là delle inevitabili polemiche che ne accompagnano la vita (altro che chiusura o apertura nei giorni di festa, per enormità di danno di immagine spicca la irrisolta quaestio “Loggia Isozaki”: la partita è ancora aperta e non se ne vede la fine, se non quella dell’architetto giapponese morto 91enne nei giorni scorsi) prosegue a ritmo spedito, fra acquisti e donazioni, l’arricchimento delle collezioni. Ultimo a entrarne a far parte è un dipinto di Francesco Hayez, il “Ritratto del conte colonnello Francesco Teodoro Arese Lucini in carcere”, un olio su tela di medie dimensioni (151 per 116 centimetri) datato 1828, capolavoro della pittura risorgimentale, che da oggi è visibile agli Uffizi in cima allo scalone lorenese, per poi iniziare a primavera un tour che lo porterà in vari comuni della Toscana, al termine del quale troverà definitiva collocazione nella Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti.
«La tenuta del conte Arese Lucini, militare napoleonico poi coinvolto nei falliti moti anti-austriaci del 1820 – sottolinea il direttore degli Uffizi Eike Schmidt – è di foggia militare ma in versione “comoda”, la cravatta è perfettamente annodata sotto il colletto inamidato della camicia, lo sguardo è diretto con franchezza all’osservatore. Rimane però tutto lo squallore del carcere, le scabre mura della cella, il giaciglio sfatto, la cassa usata come sedile, i ceppi che stringono le caviglie, sottolineano la durissima condizione del prigioniero. L’acquisizione – dice ancora Schmidt – consente agli Uffizi di arricchire il proprio patrimonio con un’opera fondamentale, non solo per il suo valore pittorico, ma anche per il suo forte significato storico e politico in relazione ai moti risorgimentali: emerge infatti la capacità di Hayez, di esprimere, insieme, le speranze e le delusioni del Risorgimento italiano».
Il quadro si caratterizza per la sua carica rivoluzionaria: fu infatti lo stesso Arese Lucini, “nobile gentiluomo”, come lo definì Hayez, che, da membro dell’aristocrazia, volle rompere le ingessate convenzioni della ritrattistica scegliendo di farsi raffigurare in catene (anche se al momento in cui il dipinto venne eseguito la pena si era effettivamente già conclusa). Si trattò, in tutta probabilità, di un tentativo di riscatto sociale, che l’ex colonnello volle affidare al geniale tocco del pittore. «Arese – conclude Schmidt – dopo il processo rivelò i nomi dei cospiratori e di Federico Confalonieri, professando un’impossibilità di mentire che certo lo salvò dalla condanna a morte, ma non da anni di carcere duro allo Spielberg che minarono gravemente la sua salute. Il dipinto riassume mirabilmente la vicenda e le ragioni del conte, ma soprattutto offre a Francesco Hayez, la possibilità di misurarsi con la psicologia del personaggio e di offrire una delle prove più alte della sua produzione pittorica».l
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