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Franco Battiato, la voce del padrone

di Luca Trambusti
Franco Battiato, la voce del padrone

La leggenda di Battiato: il genio, la spiritualità e la sperimentazione. Il docu-film di Marco Spagnoli fino a domenica in 24 sale toscane

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Parlando di musica d’autore italiana (o anche semplicemente di musica) non si può prescindere dall’opera di Franco Battiato, uno dei giganti del panorama culturale italiano della fine del ’900. La sua grandezza è spesso oggetto di riconoscimento, di tributo: basti pensare ai concerti in suo onore, alle diverse rivisitazioni del suo repertorio (ultimo proprio dei giorni scorsi un disco di Alice, assai titolata per farlo). A raccontare la sua storia, il suo percorso artistico, umano e intellettuale si aggiunge adesso un’interessante pellicola dal titolo “Franco Battiato - La Voce del Padrone” di Marco Spagnoli, distribuita nei cinema fino al 4 dicembre (ventiquattro le sale in Toscana). Autore e produttore artistico del docufilm è Stefano Senardi, illuminato (ex) discografico italiano che ha trasformato la collaborazione professionale in una grande amicizia, durata fino alla scomparsa del compositore siciliano (18 maggio 2021). Ad accompagnare il viaggio che Senardi fa e ci fa fare nel mondo di Battiato, ci sono artisti e collaboratori molto vicini o legati al cantautore che forniscono racconti di “prima mano”. Tra gli altri Nanni Moretti, Willem Dafoe, Oliviero Toscani, Caterina Caselli, Mara Maionchi, Morgan, Alice, Carmen Consoli, Vincenzo Mollica, Andrea Scanzi, Roberto Masotti, Alberto Radius, Riccardo Bertoncelli.

Nell’ora e mezza del film si ripercorre la carriera artistica di Battiato partendo dal 1979, anno di uscita de “L’era del cinghiale bianco” ovvero del passaggio dalla sperimentazione (che nel film non viene analizzata) alla grande svolta pop e concentrandosi sui primi tre dischi ovvero sino a “La voce del padrone”.

Ma il docufilm non ha lo scopo di analizzare nei dettagli la carriera artistica e i dischi, quanto quello di scoprire chi fosse Battiato, restituire un’immagine del suo “contenuto” umano, spirituale e delineare la cornice all’interno della quale si è mosso.

«Questo viaggio ha un motivo preciso – spiega Stefano Senardi – trattare con cura quello che Battiato ci ha lasciato. E riuscire a comprendere il senso ultimo di una vita eccezionale come la sua, raccontandola in una biografia plurale e intima attraverso i ricordi, gli aneddoti dei suoi amici, i materiali di repertorio e le meravigliose canzoni di questo artista straordinario e indimenticabile». Si scava e si comprendono le contraddizioni che hanno fatto grande la sua arte: la capacità di muoversi in un contesto pop conservando al contempo una grande componente “filosofica” e intellettuale. L’abilità nel mischiare linguaggi diversi tra loro (musicali e testuali), la sua estrema curiosità che lo ha portato a lavorare in ambiti diversi, la sua gestione del successo, ma anche l’estrema generosità dell’uomo Battiato (lo racconta molto bene Radius). “Franco Battiato - La Voce del Padrone” ci restituisce un ritratto completo e preciso, quanto reale, del musicista, non nascondendo la sua apparente scontrosità che contrastava con una grande simpatia, la sua ricerca spirituale (aconfessionale come viene sottolineato) e la sua lontananza dal materiale ma anche l’affidarsi alla tecnologia, alla ricerca e sperimentazione che lo ha portato a essere innovatore. Il film racconta tutto questo molto bene e alla fine esce l’affascinante ritratto di un uomo e un artista che ha saputo parlare a tutti con un linguaggio alto e non banale. Uno così non si può che amare.l
 

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