Il Tirreno

La storia

Uffizi, la Niobe raddoppia e il mito continua a vivere

di Gabriele Rizza

	La sala medicea al secondo piano degli Uffizi che ospita le sculture dedicate a Niobe e ai suoi figli
◗
La sala medicea al secondo piano degli Uffizi che ospita le sculture dedicate a Niobe e ai suoi figli

Arriva da Tivoli un altro gruppo scultoreo dedicato alla figlia di Tantalo. Sarà esposto nella sala medicea del museo fino al 23 marzo 2023

3 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. La figura di Niobe appartiene ai racconti mitologici e un po’ anche alla Galleria degli Uffizi. Nel senso che qui si conserva, ordinato nella spettacolare sala al secondo piano a lei dedicata, una straordinaria sequenza di tredici statue, appartenenti alla collezione medicea, che raccontano quel tragico episodio. L’insieme scultoreo fu rinvenuto nei primi mesi del 1583 tra le mura aureliane (esattamente nella vigna di Gabriele e Tomaso Tommasini posta a breve distanza da San Giovanni in Laterano) e fu trasferito a Firenze solo nel 1770. La scoperta ebbe un’immediata risonanza, dal momento che la quasi totalità delle statue, veniva a comporre, in una sorta di successione fotografica, un gruppo raffigurante una delle storie più terrificanti del mito antico: l’uccisione dei figli di Niobe, colpevole agli occhi degli dei di un intollerabile atto di superbia, aver insultato Latona, ritenendosi una madre migliore di lei per aver avuto ben 14 figli mentre l’amante di Giove ne aveva dato alla luce solo due, fermandosi ad Apollo e Artemide. Colpita nei suoi affetti più cari, umiliata e offesa, Latona non fece sconti: inviò i due gemelli divini a vendicare la sua maternità ridicolizzata col compito di uccidere la copiosa prole di Niobe, sette maschi e altrettante femmine. Trasformata in simulacro di pietra, ridotta a materia inorganica, straziata dal dolore, Niobe però non cessò di piangere e versò tutte le sue lacrime che si mutarono in una fonte perenne. Ora i Niobidi fiorentini raddoppiano. Confrontandosi, o come si usa dire oggi, entrando in dialogo fino al 23 marzo 2023, con un parallelo gruppo scultoreo, attualmente conservato nel Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli, il complesso architettonico che fa parte dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este. Le nove sculture che lo compongono furono rinvenute in parte frammentarie nel 2012 in un’ampia vasca ornamentale prossima al settore termale di un’antica villa, ubicata nella periferia romana, dalle parti di Ciampino, durante una campagna di scavi archeologici preventivi, in una località detta Muri dei francesi. La datazione del complesso è stata fissata tra la fine del I secolo a.C. e il II d.C. Nonostante il degrado superficiale delle statue, è stato possibile ipotizzare che si tratti della replica prodotta da un’officina, probabilmente di stanza a Rodi, di un gruppo formato alla metà del II secolo a.C. «La sistemazione suggerita nel contesto del rinvenimento - spiega Andrea Bruciati, direttore di Tivoli - doveva risultare di grande impatto: con estrema sintesi visiva e concettuale, le sculture trattavano insieme i temi dell’eccidio dei figli e della pietrificazione di Niobe, la cui figura alimentava idealmente, con le sue lacrime, la vasca, in un gioco di rimandi tra opere e contesto. Ora i due gruppi possono essere interpretati come tableau vivant, una sorta di performance solidificata al cui interno la narrazione si struttura in maniera cinematografica. Essi assurgono pertanto a modelli espressivi della medesima matrice. In questo senso il gruppo del Santuario integra sostanzialmente quello degli Uffizi: di estrema politezza e perfezione quest’ultimo, corrotto e ferito l’altro». Dichiara a sua volta Eike Schmidt, il direttore degli Uffizi : «Il gruppo di statue dei Niobidi fiorentini, è stato per secoli uno dei principali interessi dei protagonisti del Grand Tour. Il confronto diretto fra le sculture recentemente scoperte a Ciampino e quelle medicee consentirà di meglio apprezzarne le affinità e le discontinuità, permettendo, al tempo stesso, di far maggior luce sui prototipi da cui dipendono. La sala di Niobe merita il suo nome, ospitando una folla di sculture che narrano la crudeltà degli dei e la stoltezza degli uomini».© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web