Giobbe Covatta in vacanza in Versilia: «Al mare? Macché, a me tocca cucinare»
Lo scrittore al Forte con la moglie Paola: «Qui potrei dire che mi abbronzo o gioco a racchettoni, ma sarebbero soltanto bugie»
Scrive libri, è protagonista di spettacoli teatrali, è ospite di incontri in giro per l’Italia. Ma appena può viene in Versilia, dove ha scelto di abitare non solo in estate. Giobbe Covatta è insomma diventato toscano di adozione. E vive a Forte dei Marmi insieme a Paola Catella, la donna con cui fa coppia nella vita ma anche nel lavoro, visto che insieme hanno scritto a quattro mani il libro Donna Sapiens.
Ma cosa fa Giobbe Covatta durante le vacanze?
«Potrei dire che mi piace giocare a racchettoni sulla riva del mare, che mi metto l’olio, mi abbronzo, ma direi una bugia perché quando mai vado al mare... In genere rimango a casa, faccio bricolage e la sera invito gli amici a cena e cucino io. Ma più di quello...».
Ha detto che le piace cucinare...
«Eh, perché questi mangiano! E qualcuno dovrà pure cucinare. Per cui sono schiavizzato. Mentre tutta la famiglia è in spiaggia a fare la bella vita io sto a casa che pelo le patate...»
Non solo patate però, perché in Versilia oramai è nota la sua pasta con la bottarga.
«È vero mi piace cucinare piatti di pesce, lo faccio con divertimento ed entusiasmo. Ma lo sapete che il povero Alessandro Borghese durante un suo programma mi ha dato quattro cappelletti da cuoco? Lui in realtà non lo sapeva, perché giudicava solo i piatti senza sapere chi li avesse cucinati ed è stata una sorpresa quando alla fine sono sbucato fuori io. È stata una cosa impegnativa perché bisognava presentare due primi, due secondi, due dolci. Sicuramente ho cucinato gli spaghetti alla bottarga, ricordo che un secondo fu un fritto di carne ma ricordo bene quell’episodio perché accadde una cosa che non so se si potrà mai più ripetere».
Sentiamo...
«Una volta andai al teatro Parioli di Roma dove c’era un dibattito che mi sembra si intitolasse “Uno contro uno”, che vedeva da una parte Vittorio Gassman e dall’altra Carmelo Bene. A un certo momento Gassman dopo una serie di scambi accesi disse a Bene “ma come non hai capito? Ti ho lanciato una freccia semantica” e io là ho detto: “Porca miseria io questa cosa non potrò mai usarla in tutta la vita, quando mi capita di poter dire “ti ho lanciato una freccia semantica”...»
E invece?
«E invece mentre Alessandro Borghese mangiava i piatti che io preparavo gli ho mandato un vino che si chiamava “Terre di Giobbe” e così quando alla fine sono sbucato io gli ho detto con grande soddisfazione “ma come, non hai capito: ti ho lanciato una freccia semantica!” L’unica volta nella mia vita che ho potuto usare questa frase anche perché quando ti ricapita di dirlo?».
Quindi abbiamo capito che cucina. Ma oltre a cucinare cosa fa in vacanza?
«Leggo. In questo momento sto leggendo un libro di Woody Allen che mi ha regalato mia moglie Paola e poi mi sono comprato un libro su Shakespeare perché il mio pallino è che prima o poi nella mia carriera, come tutti gli attori, voglio recitare Shakespeare. Magari con un’operazione bizzarra tipo “Shakespeare in Versilia”. Chissà. Anche se secondo me non ci ha mai messo piede in Versilia... Pensate se scriveva “Il mercante di Viareggio”.
Estate a Forte dei Marmi, ma non solo.
«Sì come base. Poi sono stato un po’ in giro per delle serate. E menomale perché a casa eravamo in quattordici tra amici e parenti ».
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