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Scarronzoni, il mito degli 8 campioni a remi rivive sulla scena
Livorno, con Fabrizio Brandi e “Otto Con “ lo spettacolo di Gabriele Benucci. «Racconto dal punto di vista del timoniere»
Livorno «A Livorno di storie da raccontare ce ne sono tante, e tante altre andrebbero intercettate. Quella degli “Scarronzoni” è stata un’illuminazione, casuale. Scoprire che la città ha prodotto una serie di campioni/personaggi, che si sono misurati col meglio del remo internazionale, Oxford, Cambridge, e dunque gli americani, per me fu una spinta forte per andarmi a informare, approfondire, per capire quello che successe in quegli anni piuttosto complicati». Così parla Gabriele Benucci, autore del testo che dà vita allo spettacolo “Otto Con”, interpretato da Fabrizio Brandi, di scena all’Ippodromo Caprilli, nel contesto della rassegna Martingala, stasera 23 luglio alle 21.30.
Una storia meravigliosa, dal fascino incontenibile.
«Scoprii che, per due olimpiadi consecutive, i nostri vogatori arrivarono secondi: a Los Angels nel 1932 e a Berlino nel 1936, sempre dietro agli Stati Uniti, di un soffio. E fu così che decisi di scrivere la loro storia. Il fatto che guadagnarono l’argento li rende addirittura più interessanti, perché entrarono nella leggenda senza aver ottenuto la vittoria. Evidentemente incarnavano la voglia di riscatto, di una società, come quelle italiana degli anni ’30, che ne sentiva il bisogno».
Anni particolari. «È il periodo delle grandi migrazioni: questi uomini, tutti manovali o portuali, che si ritrovano in mano un remo, ma non sanno vogare su queste barche strette e lunghissime; e “scarrocciano” mentre vogano, perché usano solo la forza, e da qui il loro nome. Questi personaggi mi hanno affascinato».
Un racconto proposto dal punto di vista del timoniere.
«In gergo la barca si chiama “Otto”, ma in realtà a bordo sono in sono nove perché c’è anche il timoniere. Non si direbbe “Otto Con”, ma io l’ho chiamato così perché chi racconta è proprio Cesare Milani, che fu timoniere dei diversi equipaggi, per l’esattezza i tre che si susseguirono negli anni. Dal suo punto dei vista viene narrata la vicenda degli Scarronzoni, con tutta una serie di riferimenti che sono reali, a cominciare dalle date, vittorie, sconfitte tempi e avvenimenti. Dietro a tutto questo si intravede la storia romanzata di Milani, del suo rapporto con la moglie e le difficoltà di una vita dal punto di vista personale e sentimentale, data la necessità di vivere sempre “al pezzo” per raggiungere i grandi obiettivi come sportivo. E ci sono riferimenti all’emigrazione, che permette di raccontare quello che stava succedendo in Italia a quell’epoca».
Un argomento molto delicato da affrontare.
«Proprio per non dovermi trovare in difficoltà nel dover sostenere un confronto su determinati temi, ed essendo le notizie pochissime, mi sono attenuto ai dati, a quello che realmente è accaduto. Ci ho messo del mio dal punto di vista creativo. Come detto la storia di Milani è inventata. Questo è il mio lavoro. Quello che produco deve essere interessante e non annoiare il pubblico».
Un colpo di scena a metà percorso.
«È stato dirompente scoprire che la regista Reni Riefenstahl, nel suo film “Olympia”aveva ripreso gli Scarronzoni. Nella pellicola si vede primo piano della faccia di Milani dal vivo. Lei riprese la gara di Berlino davanti ad un numero impressionate di persone e il giorno dopo fece tornare i acqua gli atleti, e salire sulle barche un operatore e riprese campo e controcampo tre o quattro armi, e fece un successivo montaggio. E si sentono le voci degli Scarronzoni, col Milani che dà ritmo all’equipaggio Potentissimo».
Ottima prova per l’attore Brandi.
«Si è cucito lo spettacolo addosso con una maestria assoluta - chiude l'autore - . Io racconto una storia che tocca dei punti che non solo solo livornesi. Una storia di riscatto. Di una generazione di persone di basso livello sociale che gareggiarono con i migliori e per poco non vinsero. Fabrizio ha colto in pieno gli aspetti universali che il testo contiene». Info. Biglietto 10 euro.l
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