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Motta torna nella sua Livorno, al The Cage: «Che gioia fare concerti con tutta la gente che balla»
Dal punto di vista sonoro il concerto si presenta con delle caratteristiche che Motta sintetizza così: «Ci saranno tante chitarre come al solito ma abbiamo trovato un ruolo particolare in un rock alternativo per il violoncello»
A metà del suo club tour Francesco Motta arriva alla data di “casa” e sabato 16 aprile salirà sul palco del The Cage di Livorno. Anche per lui è un ritorno all’attività live “alla vecchia maniera” con il pubblico in piedi e senza il distanziamento. «Tornare sul palco con gente in piedi che balla è una sensazione che non so spiegare – dice il cantautore livornese-pisano – L’estate scorsa era un “fare il lavoro” stringendo i denti. L’impossibilità di alzarsi e ballare era più faticoso per il pubblico che per noi. Siamo ripartiti con la gioia di ritrovarci comunità durante i concerti. Ciò mi rende felice perché è come li voglio fare ma anche come mi va di andarli a vedere».
Oltretutto l’attività live riparte anche dai club, che è il luogo che Motta preferisce per esibirsi. «Rispetto alle date all’aperto c’è la sensazione che l’energia resti compressa tra le mura, mentre all’aperto sembra disperdersi maggiormente». Una ripartenza che porta con sé anche la necessità di riadattarsi alle mutate condizioni che riconducono alla normalità e alla struttura del club, mancante da due anni. «Non avendo l’obbligo di presentare un nuovo disco – dice Motta – abbiamo una scaletta diversa rispetto a quella della scorsa estate. Ci sono dei pezzi che rimandano alle atmosfere del tour “La fine dei 20 anni” con le parti psichedeliche accentuate e dilatate. Siamo ritornati – prosegue – a quel tipo di punk che aveva contraddistinto quel tour e il passato. Abbiamo anche ripreso – conclude – brani che non facevamo da tempo, non necessariamente i preferiti dal pubblico o quelli immancabili che restano, ma cose con cui ci divertiremo e faremo divertire. Ad esempio “Prenditi quello che vuoi” con cui iniziavamo i live tempo fa».
Dal punto di vista sonoro il concerto si presenta con delle caratteristiche che Motta sintetizza così: «Ci saranno tante chitarre come al solito ma abbiamo trovato un ruolo particolare in un rock alternativo per il violoncello». Non mancheranno poi i consueti interventi ai tamburi del cantautore.
Nel parlare del concerto Francesco usa sempre la prima persona plurale, quasi si trattasse di una band. Insieme a Motta (voce, chitarra acustica e percussioni) sul palco ci sono: Cesare Petulicchio (batteria), Giorgio Maria Condemi (chitarre), Carmine Iuvone (violoncello), Matteo Scannicchio (tastiere/elettronica) e Francesco Chimenti (basso/violoncello). «Il nome che appare in cartellone è Motta ma dal vivo siamo una band e ci percepiamo come una famiglia ormai in giro da tanti anni. Così legati – spiega – che accettiamo la condivisione di assordanti silenzi in furgone. Il silenzio tra musicisti è una cosa meravigliosa e ci vogliamo tutti molto bene. Anche dopo questo periodo in cui molti addetti hanno dovuto cambiare attività per mancanza di opportunità – afferma Motta – l’ossatura storica del gruppo di lavoro c’è ancora. Solo alcuni hanno mollato».
Per Motta la data di Livorno è sempre particolare. «C’è ogni volta una grande emozione, in qualche modo sono a casa. Non ha mai capito nessuno – confessa – neppure io, se sono di Pisa o Livorno. I miei da Pisa ora sono tornati a vivere a Livorno e io invece abito altrove. A 20 anni sono andato a Milano e poi a Roma e a volte sento la mancanza della frequentazione quotidiana con i miei amici storici. Quando torno a Livorno – aggiunge – vedo il mare e capisco quanto forte sia il legame. Non so se sento la mancanza della città – dice – la grande fortuna è venire dalla provincia e andare in una grande città come Roma».
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