Il Tirreno

Con “Licorice Pizza” c’è profumo di Oscar. Leo centra il bersaglio nel ritratto di Proietti

Fabio Canessa
Una scena di “Licorice Pizza”, la locandina di “Corro da te” e, in alto, una sequenza di “Moonfall”
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Una scena di “Licorice Pizza”, la locandina di “Corro da te” e, in alto, una sequenza di “Moonfall”

“Moonfall” è un kolossal che sa di vecchio e polveroso. Commedia all’italiana poco riuscita in “Corro da te” 

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In tempi di catastrofi vere, come la guerra e la pandemia, c’è da dubitare che la gente voglia moltiplicare la propria ansia con il cinema catastrofico che immagina l’impatto tra la terra e la luna. Meglio dirigersi in zona Oscar grazie al ritorno del maestro Paul Thomas Anderson, il regista di “Magnolia”, con la sua ultima opera già candidata all’Oscar come miglior film, migliore regia e migliore sceneggiatura. Oppure ripiegare sulla comicità italiana: quella così così dell’autore di “Come un gatto in tangenziale” e quella superba del grande Gigi Proietti, nella sua ultima apparizione sugli schermi.

LICORICE PIZZA

Di Paul Thomas Anderson con Alana Haim, Cooper Hoffman, Sean Penn. Usa.

Una sferzata di grande cinema, con la rievocazione della Los Angeles degli anni Settanta, attraversata di corsa da un attore quindicenne di spirito imprenditoriale e una venticinquenne ebrea di cui si è invaghito. Dietro la picaresca storia d’amore Anderson racconta ancora una volta l’America, stavolta quella della sua infanzia, fatta di giovani goffi e adulti mostruosi. La regia ispirata scivola tra pianisequenza di straordinaria naturalezza, catturando l’atmosfera del tempo e il ritmo della vita vera. Alla riuscita del film contribuisce l’interpretazione convincente degli esordienti protagonisti (il figlio di Seymour Hoffman e la musicista Haim) e delle star che li contornano, tra cui spicca uno strepitoso Bradley Cooper. Il tutto innaffiato da splendide musiche d’epoca: il titolo si riferisce infatti ai dischi di vinile, pizze nere come la liquirizia. Voto: 9

MOONFALL

Di Roland Emmerich con Halle Berry, Patrick Wilson, John Bradley. Usa.

Bischerata galattica per un pubblico di bocca buona, disposto a emozionarsi perché la luna muta la sua orbita e rischia di cadere sulla terra, poi a stupirsi per i soliti effetti speciali in digitale e infine a digerire una spiegazione della storia del mondo che farebbe ridere anche i bambini dell’asilo. Però l’Emmerich di “Independence day” e di “Godzilla” confeziona le sue fragorose baracconate fantascientifiche con cura e convinzione, per cui trent’anni fa questo kolossal sarebbe stato un successo. Oggi risente dell’impianto vecchiotto, buono per cultori del vintage ma poco in sintonia con le sofisticate fantasticherie Marvel e DC. Situazioni e dialoghi ricalcano gli stereotipi del genere, l’avventura funziona ma è da vecchio fumetto e nel cast stellare, da Halle Berry a Patrick Wilson a Donald Sutherland, il migliore è il meno noto John Bradley. Voto: 6,5

CORRO DA TE

Di Riccardo Milani con Pier Francesco Favino, Miriam Leone, Pietro Sermonti. Italia.

Un ricco e cinico imprenditore, dongiovanni ancora più spietato, per una scommessa con gli amici decide di sedurre una ragazza disabile costretta sulla sedia a rotelle fingendosi anche lui paralitico. Il soggetto sarebbe degno di una commedia all’italiana di Risi o Monicelli o del geniale Marco Ferreri, invece oggi è copiato da un film francese di successo del 2018. Vittorio Gassman o Ugo Tognazzi ne avrebbero fatto un personaggio memorabile, Favino si arrangicchia. Ma la falla più grave è nella sceneggiatura: Age e Scarpelli erano capaci di orchestrare risate e tragedia in capolavori di amara allegria, qui si passa dalla farsa implausibile al buonismo più retorico e caramelloso. La brava Miriam Leone copre bene i deficit della scrittura, ma la migliore è Piera Degli Esposti, scomparsa alla fine delle riprese. Voto: 6

LUIGI PROIETTI

IN ARTE GIGI

Di Edoardo Leo con Luigi Proietti, Renzo Arbore, Lello Arzilli. Italia.

Dopo l’omaggio di Tornatore a Morricone, ecco ora quello di Edoardo Leo a Proietti, suo maestro e beniamino. Iniziato con la collaborazione dello stesso Gigi, che si racconta nell’ultima intervista, ha poi dovuto trasformarsi in corso d’opera nella celebrazione di uno dei nostri più grandi uomini di spettacolo attraverso le testimonianze di amici, parenti e colleghi: da Renzo Arbore a Paola Cortellesi, da Fiorello a Nicola Piovani, fino alla sorella e alle figlie. Scandito da filmati di repertorio di una lunga ed esaltante carriera, il documentario non ha l’aria di un compitino su commissione, anzi fa trasparire l’affetto per un artista amatissimo e la volontà di estrarre il dna del suo successo: la felice contaminazione tra il teatro d’avanguardia più sperimentale e lo spettacolo popolare per le grandi platee: Carmelo Bene e i Vanzina, Eduardo e il maresciallo Rocca. Voto: 7,5.

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