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I “Gemelli veneziani” di Goldoni in scena al teatro Metastasio di Prato
Gabriele Rizza
Andato in scena virtualmente, nel senso che bloccato dalla pandemia lo si è visto solo in streaming, “I due gemelli veneziani” di Carlo Goldoni, per la regia di Walter Malosti, riconquista la via del palcoscenico. Che stasera sera lo porta al debutto al Metastasio di Prato, che lo produce insieme a Stabile del Veneto, Ert e Teatro Piemonte Europa. L’instancabile Malosti, si confronta per la prima volta con l’autore veneziano, e sceglie un testo (riadattato per l’occasione da Angela Demattè) che è una vera e propria macchina giocosa, una impalcatura drammatica che fa del divertimento la sua ragion d’essere, un intreccio dove si rincorrono senza un attimo di tregua duelli, equivoci, amori e disamori, fughe, catture e ritrovamenti, una epifania che ruota sull’asse della similitudine ma non dell’eguaglianza. I gemelli del titolo sono fisicamente identici quanto caratterialmente opposti. «Ma allo stesso tempo – sottolinea Malosti – questo testo è anche una farsa nera, eversiva, una parabola inquietante sulla famiglia, l’identità, l’amore, un amore anche brutale, violentemente erotico, persino incestuoso, mentre la morte svela inedite prospettive e apre signficative finestre sulla contemporaneità». Composta nel 1747, l’opera è ancora legata ai modelli della Commedia dell’arte, ai dettami dell’improvvisazione, delle recite a soggetto, dei ruoli multipli, all’uso della maschera, scandita da un ritmo incalzante e dai cambiamenti dei registri vocali. Aspetti che Malosti restituisce fedelmente riservando tuttavia grande attenzione ai germogli di quello che sarà di lì a breve il teatro riformato dallo stesso Goldoni: un teatro cioè che non si accontenta più di intrattenere il pubblico con temi di facile presa, ma che vuole farsi strumento di riflessione e di indagine sulla società, attraverso uno sguardo che si fa più realista e verosimile. Il lavoro è anche una ricerca sul linguaggio: Testori, Pasolini, Gadda, Roberto Longhi, Fellini, Patrizia Valduga e Antonio Tarantino diventano i testimoni di questa ricerca che recupera un italiano più sporco e ruvido, in un labirinto dove regna l’assoluta centralità del gioco dell’attore. Fra gli interpreti Marco Foschi nel doppio ruolo dei gemelli, Danilo Nigrelli, Marco Manchisi e Irene Petris. Scene e luci di Nicola Bovey, progetto sonoro di Gup Alcaro, costumi di Gianluca Sbicca. Repliche fino a domenica.
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