Italia
«La mia passione americana da Hemingway a Irving Ma ora vi consiglio Tondelli»
Luca Trambusti
«Per nutrirmi leggo saggi, per saziarmi poesie e romanzi. Preferisco chi inventa una vita a chi mi racconta la sua». Così dice a proposito delle sue letture Massimo Cotto, conduttore radiofonico a Virgin Radio, giornalista, scrittore e divulgatore musicale. Quella del giornalista astigiano è una lunga carriera durante la quale, utilizzando vari media, ha analizzato e raccontato arte e vita di rockstar, stelle del firmamento del classic rock, che è il suo campo d’azione insieme alla canzone d’autore. Nel curriculum di Massimo Cotto numerosi saggi e biografie che vanno da Leonard Cohen a Luciano Ligabue pubblicati per diversi editori. Quella per il rock è una vera passione che attraverso l’ascolto e gli studi è riuscito a far diventare un lavoro, e la passione che diventa lavoro è il sogno di una vita
. Per piacere e professione le letture di Massimo sono molteplici e spaziano in differenti campi, in cui però si evidenzia la passione per la letteratura americana. Sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da leggere Cotto ha però un punto fermo. «I libri – dice – si annusano come i cani fanno coi vestiti dei padroni, quindi carta tutta la vita. Non sono nostalgico o contrario ai passaggi di tempo, ma faccio eccezione per i libri. Vorrei anch’io la casa di carta, ma quella dei libri».
il Libro sul comodino
«In questo periodo – dice Massimo Cotto – ho “Scritti Corsari” di Pasolini e il “Libro dell’Apocalisse”. Mi sembra anche che stiano bene vicini. Nell’apocalisse che stiamo vivendo, una mente lucida, anche se controversa, come quella di Pasolini servirebbe molto. Dovrò finirli insieme».
il Libro della vita
«Buona parte della letteratura americana è contenuta tra la prima pagina di “Festa mobile” di Hemingway e l’ultima de “Il Grande Gatsby” di Fitzgerald. Il primo è un libro di ricordi della Parigi dei bei tempi andati, “quando si era molto poveri e molto felici”. È bellissimo e terribile perché Hemingway è consapevole di essere alla fine della corsa, scrive aggrappandosi a una primavera di bellezza nell’illusione che possa allontanare l’inverno. Il secondo è la parabola dell’uomo che crede in un sogno, ma lo trasforma in ossessione fino a farsi divorare. Gatsby vive per riconquistare Daisy, ma rovina tutto, incredibilmente, subito dopo averla riconquistata. Ha creduto nella luce verde, ma non era abbastanza».
il Libro da rileggere
«Dico “Trilogia della città di K.” di Agota Kristof, prodigioso gioco di specchi e realtà deformate da rileggere mille volte perché ogni volta scopri un libro diverso. In media ogni due anni rileggo “Hotel New Hampshire” di John Irving. Irving ha scritto libri bellissimi, da “Il mondo secondo Garp” a “Le regole della casa del sidro” ma “Hotel New Hampshire” è un capolavoro».
il Libro delusione
«La delusione non sono i libri, ma le case editrici che fanno scrivere libri a chiunque abbia un minimo di successo. O, meglio, che li fanno scrivere a un ghost. Un libro, a volte solo una sequenza di pagine, oggi non si nega a nessuno.
Purtroppo».
Libro da consigliare
«Uno è poco. “Altri libertini” di Tondelli che ha influenzato infiniti cantanti, da Ligabue a Capossela. L’ultimo racconto, “Autobahn”, è meraviglioso, descrive quei momenti in cui l’autostrada prende vita e sul rullo di asfalto ti sembra quasi di sentir arrivare l’odore del Mare del Nord. Poi “La luna e i falò” del mio conterraneo Pavese è un oceano di spunti. Tutto Steinbeck è da leggere, se devo scegliere vado su “Pian della Tortilla” e “Vicolo Cannery”. La prima volta che sono stato a Monterey, mi sono commosso nel rivedere quei luoghi. Dico rivedere perché li avevo già visti nelle sue pagine. Aggiungerei due libri di Hubert Selby Jr: “Ultima fermata a Brooklyn” e “Il canto della neve silenziosa”».
IL TESTO ispiratore
«Non so scegliere tra “Just Kids” di Patti Smith, ritratto di un mondo perduto dove si viveva di arte e bellezza, tra Chelsea Hotel e Coney Island, e “Il gioco favorito” di Leonard Cohen. Non riuscendo a risolvere la mia indecisione – conclude Massimo Cotto – vado per una terza via: “Il battello ebbro” di Rimbaud. Se penso alla poesia, non riesco a intravedere pagine più belle e laceranti».
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