Il presidio
Eros e amore come atti eroici nel mondo artistico
“Eroi dell’amore. Storie di coppie, seduzioni e follie” di Massimo Fusillo non è destinato solo al pubblico universitario che l’editore (Il Mulino) farebbe presupporre. Lo prova la sua vocazione transmediale e interdisciplinare: venendo da una formazione di grecista, l’autore è sfociato sempre più nello studio comparato delle arti, fino a offrire qui una rassegna che tocca quattro forme espressive di lunga durata: letteratura, musica, teatro e cinematografia. Con il corredo di un indice di nomi e personaggi e un apparato iconografico, nel libro s’indaga, fra letture e panoramiche attraverso i millenni, come dal romanzo ellenistico alle serie tv siano state rappresentate le persone che si amano: persone, non (solo) le coppie di innamorati. A Fusillo interessa l’amore come elemento per così dire “autonomo”, disincarnato dalla rappresentazione della coppia eterosessuale, la cui convenzionalità normativa di «mito romantico» e «schema consolatorio», a discapito di forme minoritarie come il poliamore o l’omoerotismo, viene discussa a lungo. La ricostruzione del tentativo di «eroicizzare l’eros» nell’arte umana, insomma, ha una finalità politica, non enciclopedica: se l’eroismo è una sfera in cui un individuo spicca nella comunità di riferimento per azioni o qualità eccezionali, l’amore può entrare nel discorso solo accettando che comportamenti e sentimenti privati producano sempre una risonanza pubblica. Ed è un effetto non del tutto costruttivo. Seguendo una distinzione già insita nella cultura greco-latina, in “Eroi dell’amore” l’oggetto d’attenzione è Eros, la pulsione carnale e internamente contraddittoria che porta l’individuo a un egocentrico squilibrio, e non Agape, la forma d’amore disinteressata e astratta che ci porta nei pressi della carità cristiana. Il destino di questi eroi, sedotti e seduttori, delusi o respinti, è la sconfitta, per assurdo la solitudine. Ma nella sovversione dei valori prestabiliti e nella «sfida alle norme e a tutti i codici» trova il suo inveramento, come succede all’arte degna di questo nome.© RIPRODUZIONE RISERVATA
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