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Ai giornalisti Verdelli e Santorelli il premio in ricordo di Ghinetti
Il riconoscimento all’ex direttore di Gazzetta e Repubblica e all’inviato Rai «Nella marea di informazioni non controllate avremo bisogno di isole sicure»
Giacomo Pelfer
San Miniato. Nel giornalismo del futuro sarà la qualità ad emergere. «Perché nella marea di informazioni continue e non controllate, avremo sempre più bisogno di isolotti in cui trovare sicurezza» sostiene Carlo Verdelli, già direttore della Gazzetta dello Sport, di Repubblica ed ex coordinatore dell’informazione Rai. Per riuscirci, però, serviranno la grinta, la meticolosità e la grande passione che si percepisce dalle parole di Lorenzo Santorelli, giovane inviato Rai che lo scorso anno ha raccontato l’Italia devastata dalla pandemia. La stessa grinta, passione e meticolosità che accompagnava il lavoro di Roberto Ghinetti, il giornalista del Tirreno scomparso nel 1993, a soli 32 anni, a causa di una grave malattia. E proprio a Verdelli e Santorelli, non a caso, è stata assegnata quest’anno la 28ª edizione del premio a lui dedicato, organizzato dal nostro quotidiano e dal Comune di San Miniato con il patrocinio della Regione, della Provincia di Pisa, dell’Ordine del giornalisti della Toscana e dell’Associazione stampa toscana. Ripartito dopo lo stop forzato dello scorso anno, il premio è stato ospitato ieri nell’auditorium dell’istituto tecnico Cattaneo, alla presenza del direttore del Tirreno Luciano Tancredi e del capoarea della redazione di Pisa e provincia Cristiano Marcacci, insieme al sindaco di San Miniato Simone Giglioli e all’assessore Loredano Arzilli. «Il Tirreno è stata la mia prima palestra» ha ricordato Santorelli, 36 anni, maremmano, che proprio con la redazione del Tirreno di Grosseto ha mosso i primi passi da collaboratore. Per sette anni inviato del Tg2, prima di passare da circa un anno al Tg1, il suo volto è divenuto noto durante la pandemia, quando è stato inviato nei luoghi maggiormente colpiti dal Covid, dalla prima coppia di turisti cinesi nell’hotel romano, quando ancora il coronavirus sembrava qualcosa di “esotico”, fino alla prima zona rossa di Codogno e alle bare accatastate nell’ospedale di Bergamo. Un viaggio che Santorelli ha ripercorso con la proiezione di alcuni servizi, catturando l’attenzione dei ragazzi e suscitando la loro curiosità. «In quei giorni ho visto scene che non potevamo mandare in onda e che spero di non rivedere più», ha detto il cronista, soffermandosi sul futuro di una professione in rapido mutamento: «Le forme dell’informazione cambieranno e in buona parte sono già cambiate – ha detto – ma ci sarà sempre bisogno di qualcuno che si assuma la responsabilità della posizione che sta veicolando». Un messaggio di fiducia. Lo stesso messaggio che ha concluso l’intervento di Carlo Verdelli, bloccato a casa per motivi personali ma collegato via web. Un’analisi impietosa quella che l’ex direttore di Repubblica ha dedicato al mondo dei quotidiani e dell’informazione: «Nel 2000, quindi appena vent’anni fa, il 67% degli italiani leggeva i quotidiani, mentre adesso siamo solo al 29%. Scendono le copie, le inserzioni pubblicitarie e il numero di pagine, mentre la pandemia ha accelerato la perdita di fisicità dei giornali, perché lo smart working renderà obsolete le redazioni. Eppure – ha concluso Verdelli – nella marea di “fast & smart” che viviamo attraverso la rete, credo che il giornalismo di qualità avrà sempre più importanza». Un’analisi condivisa dal direttore Tancredi: «Perché non ho mai accettato le parole di quei colleghi che scoraggiano i giovani. Proprio questo premio, anzi, vuole essere l’emblema di quanto i giovani possono dare a questa professione».
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