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Ecco la Dolce Vita di Monica Bellucci E Clint Eastwood torna a fare il cowboy

Francesca Lenzi
Ecco la Dolce Vita di Monica Bellucci E Clint Eastwood torna a fare il cowboy

L’attrice riceverà la Stella della Mole per l’innovazione  Il divo americano, 91 anni, presenta due nuove opere

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Francesca Lenzi

«Il re è morto, viva il re!» era il modo, per la monarchia francese, di annunciare al popolo la morte del sovrano e relativa ascesa al trono del successore, a garanzia della continuità della corona.

Potremmo prendere in prestito la celebre formula, adattandola ai nostri scopi. Il risultato sarebbe, più o meno: «Il cinema è morto, viva il cinema!».

Perché, se il grande schermo viene dato per moribondo da tempo, ancor di più negli ultimi due anni di pandemia, la capacità della settima arte è quella di rinnovarsi insistentemente.

E se la 38esima edizione del Torino Film festival aveva visto la luce solo via web, in streaming, quella che si sta tenendo in questi giorni in Piemonte rappresenta la prima rassegna cinematografica italiana con le sale occupate al 100 per cento.

Il programma è ricchissimo, una vera gioia per gli occhi di appassionati a addetti ai lavori con 181 film presentati, di cui 18 lungometraggi, 14 mediometraggi, 59 corti, 68 anteprime mondiali, 14 anteprime internazionali, quattro anteprime europee e 53 italiane.

Iniziato venerdì scorso, calerà il sipario sabato. Non prima di aver fatto conoscere al grande pubblico i titoli attesi in sala, quelli restaurati, così come le visioni alternative.

Oggi, all’interno del programma del festival, è la giornata di Monica Bellucci, premiata con la Stella della Mole per l’innovazione artistica, «quale riconoscimento per la sua versatilità artistica, per la disponibilità a promuovere l’opera di autori emergenti permettendo così la realizzazione di progetti poliedrici con contenuti e linguaggi nuovi, per la sua capacità di padroneggiare magnificamente una potenzialità creativa che può arricchire enormemente l’arte cinematografica».

Da modella per i più grandi fotografi mondiali, a una carriera sospesa fra l’Italia e la Francia, con incursioni oltreoceano, al servizio di registi come Spike Lee, Terry Gilliam e il duo Wachowski. Dopo la premiazione, anteprima mondiale all’Uci Lingotto (sala 6), alle 20, del nuovo film di Monica Bellucci, The girl in the fountain (regia di Antongiulio Panizzi), dove la ragazza nella fontana è proprio Anita Ekberg, diva nella Dolce Vita di Fellini. Domani, al museo del cinema, Bellucci replica con una masterclass in cui racconterà la sua carriera da ragazza di Città di Castello a stella mondiale.

Ma il festival di Torino non si ferma qui. Sempre oggi, alle 10, si terrà nell’aula magna della Cavallerizza Reale l’evento speciale “Eduardo e Noi” e fra i presenti ci sarà Sergio Castellitto, attore del film Non ti pago di Edoardo De Angelis su uno dei testi più noti di Eduardo De Filippo.

Pescando nel mucchio, buttiamo lì alcune istantanee di questa 39esima edizione del TFF, a partire dal grande vecchio del cinema statunitense, Clint Eastwood che, a 91 anni suonati, è protagonista a Torino con due opere: il Clint Eastwood – A cinematic legacy, docuserie in nove puntate dedicata all’uomo con due sole espressioni che si racconta con sincerità e (auto)ironia, e con Cry Macho (in sala da giovedì), il suo nuovo film in cui interpreta un anziano cowboy allevatore di cavalli, adattamento dell’omonimo romanzo del 1975 scritto da N. Richard Nash.

Fra i titoli più interessanti, Jane par Charlotte, un ritratto su grande schermo di Jane Birkin, vista con gli occhi della figlia Charlotte Gainsbourg, attrice feticcio di Lars Von Trier, che qui si confronta con la madre in un dialogo intimo ed esclusivo.

Chiudiamo con una delle categorie presenti al TTF, la sezione “Back to life” che riporta in vita titoli che, per vari motivi, hanno lasciato un’impronta nella storia del cinema, penalizzati da una limitata visibilità, condizionati da difficoltà distributive e via dicendo.

Una chicca, insomma, per gli amanti cinefili. Due film su tutti: Santa Maradona (2001) di Marco Ponti e, soprattutto, Moloch (1999) di Aleksandr Sokurov, allegoria grottesca del Führer, isolato in compagnia di Eva Braun e distratto da ospiti inopportuni.

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