Il Tirreno

Suspense e costruzione magistrale, le mie tre volte con “I tre moschettieri”

Elena Torre
Suspense e costruzione magistrale, le mie tre volte con “I tre moschettieri”

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Elena Torre

Oscar Montani (pseudonimo di Marco Santoni) è un autore divertente, sagace, attento e capace. Originario di Montevarchi, innamorato di Viareggio, spazia dal giallo al nero passando dalle sfumature del romanzo storico, memorabili i protagonisti dei suoi romanzi seriali che hanno saputo conquistare il pubblico. Da leggere oltre che i suoi libri anche il suo blog “Soft boiled” dove potrete trovare di tutto e di più. Ma uno come lui, cosa legge?

Il mio primo libro

«Non ci sono dubbi – dice Oscar Montani – “L’isola del tesoro” di R. L. Stevenson. Mi fu letto, dai genitori e dai nonni, quando avevo cinque anni. Capii subito che chi leggeva non ero io e che dovevo fare alla svelta a imparare a leggere per conosce di persona, io, Long John Silver. Per l’otto dicembre, in prima elementare, ero pronto ad affrontare gli emissari della Mano Nera. Mentre i miei preparavano il presepe io trasferii il libro in camera mia sotto al materasso. Vissi quelle ore di lettura segreta come un’avventura e strinsi un’amicizia sincera con Silver, anche se rimasi convinto che mi nascondeva qualcosa. Avevo ragione, molti anni dopo lessi “La vera storia del pirata Long John Silver” di Björn Larsson, una rivelazione!».

la scoperta

«A “Il cappello del prete” di Emilio De Marchi ci sono arrivato molto (troppo) tardi, ho, però, qualche scusa. In prima liceo, la professoressa d’italiano ci fece leggere, riassumere e commentare “Demetrio Pianelli” di Emilio De Marchi. Un romanzo tristissimo. Si apre con un suicidio e il conseguente funerale un mercoledì delle Ceneri. Segue poi la storia dell’amore infelice di Demetrio per Beatrice, la bella cognata rimasta vedova! A ragazzi di quindici anni tutto ciò non poteva garbare e infatti non ci garbò. Il nome di Emilio De Marchi era, per me, entrato all’indice: nella lista dei proscritti! Evitai, con pregiudizio, lo sceneggiato tv diretto da Sandro Bolchi e prodotto dalla Rai. Ho scoperto dopo che mi persi un magnifico Vannucchi interprete del barone Carlo Coriolano di Santafusca. Finché un amico, di cui molto mi fido, non mi spinse a leggere “Il cappello del prete”. Maledetta professoressa! Sapeva dell’esistenza di questo meraviglioso libro e ci somministrò, come una purga d’olio di ricino, il Demetrio! Il libro, ricco di spunti ironici, è molto divertente, stimolante, ma vivido nel suo spirito surreale è pure un noir. Siamo nel 1888 ventuno anni dopo Sherlock Holmes e un anno prima della pubblicazione in Italia di “Delitto e Castigo”, eppure è una storia gialla che con taglio moderno mette in evidenza il malaffare e il malessere di quella società napoletana. Un vero e proprio noir. Naturalmente queste considerazioni mi portarono a rileggere anche “Delitto e Castigo” di Dostoevskij».

Il più bello del mondo

«Dico “I tre moschettieri” di Alexandre Dumas. Ne avevo letto una versione ridotta per ragazzi all’età di otto anni. Mi lasciò abbastanza freddo. Dovevo leggere il libro integrale! Me lo procurai e trascorsi un settembre memorabile. L’ho letto tre volte: ogni volta mi diverto di più. Nasce dalla tecnica del feuilleton e come tale è perfettamente montato e la suspense accuratamente dosata allo scopo di attirare i lettori».

Il libro magistrale

«Leggevo con devozione, fin da “Apocalittici e integrati”, i saggi di Umberto Eco: sentivo che mi aprivano la mente. Poi arrivò “Il nome della rosa” e mi colse di sorpresa. Leggerlo mi emozionò, avvolse e travolse. Lo rilessi subito: liberato dal desiderio di svelare il mistero lo affrontai con passione e desiderio di apprendere. Imparai a decodificare i portali gotici, a capire i conventi rupestri, e ripassai un po’ di storia delle eresie. Credo sia stato questo il libro che mi ha fatto nascere il desiderio di scrivere gialli storici. Una lunga gestazione: lo avrei fatto solo una trentina di anni dopo. Appassionandomi: ne ho scritti addirittura dodici. Nessuno ambientato nel Medioevo: quella è l’epoca di Eco, per me inviolabile!».

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