Il piacere secondo Lolita al teatro Fabbricone
Uno coproduzione del Metastasio sulla nostalgia della giovinezza e una sconvolgente scoperta della sessualità
Gabriele Rizza
PRATO.Un nome che funziona da immaginario e da specchio. Come pochi altri Lolita evoca mondi e trasgressioni, parallelismi letterari e cinematografici, inquietudini esistenziali e dolori generazionali.
La scoperta di Lolita si arricchisce di un nuovo capitolo. Che non viene direttamente dal romanzo di Nabokov né dal film di Kubrick quanto da una riflessione di cosa sia rimasto oggi, nella confusa diaspora contemporanea, di quello che a tutti gli effetti è uno scandalo che turba, crea disagio e pone traumatici interrogativi, ma anche un modo di dire, una proibizione, un fatto scabroso, un trafiletto nella cronaca nera, un peccato.
Si chiama infatti “About Lolita” lo spettacolo della compagnia Biancofango, coprodotto dal Metastasio, che giovedì sera (dopo una uscita subito sospesa causa Covid alla Biennale Teatro 2020) praticamente debutta al Fabbricone per la drammaturgia di Francesca Macrì (che firma anche la regia) e Andrea Trapani. Che spiegano: «Intraprendiamo un viaggio dentro la parabola di Lolita che blocca in un fermo immagine la triangolazione pericolosa di una ragazzina troppo curiosa e di due uomini, per inoltrarsi nei territori proibiti del piacere e del desiderio, lungo i lastricati sentieri della pornografia, dove si fronteggiano pericolosamente l’immaginato e l’agito. Uno spettacolo che è mito e rito della nostalgia della giovinezza e della sua sconvolgente sessualità, la violazione di un’infanzia che fiorisce in una preadolescenza aggredita da un quasi padre e da un suo amico».
La rielaborazione di Biancofango, totalmente ambientata in un campo da tennis, isola alcuni momenti del testo nabokoviano e li fa attraversare da una serie di riferimenti teatrali che diventano lente di ingrandimento per far emergere altro: così, accanto a Lolita impersonata da Gaia Masciale, si ritrovano i personaggi di Humbert e Quilty (rispettivamente Francesco Villano e Andrea Trapani) ma sono assenti la figura della madre di lei e la sua morte, il giovane amante, i viaggi senza fine per i motel e la provincia americana, la fuga, il riscatto, la fine.
«C’è poi un tema parallelo al racconto – dicono i Biancofango – con i due personaggi maschili che vestono anche i panni di due attori e manifestano un costante riferimento ai maestri e ai drammaturghi che li hanno segnati, in particolare Cechov che Nabokov stimava molto, in quell’equilibrio formale, ancora più che tematico, che appartiene a entrambi, tra realtà e sogno, tra sprofondamento e elevazione, tra piacere e dolore». Repliche fino a domenica.
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