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oggi esce il nuovo album “the bridge” 

Sting affascina: «Tutti abbiamo bisogno di un ponte»

L.T.
Sting affascina: «Tutti abbiamo bisogno di un ponte»

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milano. A ridosso del termine della “residency” a Las Vegas, dove si è esibito dal 29 ottobre al 13 novembre, Sting pubblica il suo nuovo album dal titolo “The Bridge”. Sono dieci tracce (che diventano 13 nella versione Deluxe) in cui il cantautore inglese (ma con casa e business enologico in Toscana, a Figline Valdarno) presenta un ricco campionario stilistico con cui ripercorre le diverse fasi e anime della sua carriera solista, dopo la conclusione del fortunato sodalizio con i Police.

“The Bridge” spazia dal pop al songwriting passando per spruzzate elettroniche (“Loving you”), aperture folk (“The hills on the border”), sentori jazz, delicatezze romantiche (“For her love” e “The bells of St. Thomas”) e un’eco (lontana) di rock. Il brano di apertura del disco “Rushing Water” sembra essere una composizione “scappata” da uno dei primissimi album da solista. Ma sono molti i brani che riportano al passato, mentre il singolo apripista “If it’s love” è un perfetto esempio di pop, moderno e fresco, con tanto di archi e da fischiettare, come succede sul finale.

“The Bridge” è stato scritto durante la pandemia (passata da Sting a Lake House in campagna in Inghilterra) e della pandemia questo disco è anche figlio. «Queste canzoni – dice l’autore che a ottobre a tagliato il traguardo dei 70 anni – sono tra un posto e un altro, tra uno stato mentale e un altro, tra la vita e la morte, tra le relazioni. Tra le pandemie, tra le ere, politicamente, socialmente e psicologicamente, ognuno di noi è bloccato nel mezzo di qualcosa. Abbiamo bisogno di un ponte». Sul concetto di “The Bridge” (ponte) in realtà ci gioca molto. Potrebbe essere quello che permette un viaggio di andata e ritorno tra passato e futuro nella carriera del musicista, potrebbe essere quello sul fiume vicino a cui è nato, o quello metaforico «di due amanti che sono separati da un fiume e non c’è un ponte. E così si aspetta che qualcuno su una barca ti permetta di raggiungere l’amante dall’altra sponda», come spiega Sting.

Anche “The Bridge” (questo misterioso ponte) nel suo svolgimento è legato da quell’eleganza compositiva e musicale che contraddistingue Gordon Matthew Thomas Sumner da solista. A contribuire alla bellezza sonora ci sono preziosi musicisti, collaboratori di lunga data, pedine importanti nella costruzione delle composizioni di Sting: Dominic Miller (chitarra), Josh Freese (batteria), Branford Marsalis (sassofono), Manu Katché (percussioni), Martin Kierszenbaum (piano), Fred Renaudin (sintetizzatori) e Melissa Musique, Gene Noble, Jo Lawry e Laila Biali ai cori. “The Bridge” è il classico album che ti aspetti da Sting: elegante, morbido, pulito, educato, preciso, ma allo stesso tempo affascinante e sicuramente avvolgente. D’altronde se non sai arrivare alla gente non entri nel “Billions Club” di Spotify, riservato a coloro che hanno accumulato oltre un miliardo di stream sulla piattaforma. Lui lo ha fatto con “Every breath you take”.

L.T.

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