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Il rock meglio dell’energia atomica con un travolgente, giovane Bruce

Luca Trambusti
Il rock meglio dell’energia atomica con un travolgente, giovane Bruce

Da domani il Dvd (e anche il Cd) dei mitici concerti per il movimento “No Nukes” del 1979

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Luca Trambusti

Il 29 marzo 1979 si va vicini alla fusione del nocciolo della centrale nucleare di Three Miles Island negli Stati Uniuti. Fu un grave incidente con il risveglio delle coscienze sulle tematiche dell’energia atomica. Anche l’ambiente musicale non restò estraneo alla protesta anti nucleare e nacque il Muse (traducibile in Musicisti uniti per l’energia sicura) voluto da Jackson Browne, Graham Nash, Bonnie Raitt. A supporto della loro causa organizzarono una quattro giorni di musica (dal 19 al 22 settembre 1979) in un Madison Square Garden di New York sold out. Sul palco salirono (oltre agli organizzatori) le rockstar del periodo, tra gli altri James Taylor, The Doobie Brothers, Stills & Crosby, Tom Petty e Peter Tosh). Spezzoni di quelle serate entrarono nel film “No Nukes” (con il relativo disco live) uscito nel 1980. Tra gli invitati c’era anche Bruce Springsteen con la E Street Band, che si fece coinvolgere dall’amico Jackson Browne.

All’epoca Bruce, sebbene già avesse l’abitudine di registrare l’audio dei concerti, era restio alle riprese video. Gli fu così lasciata la scelta di decidere se utilizzare le immagini per il film. La risposta fu positiva e un estratto delle sue due esibizioni (21 e 22 settembre 1979, il giorno prima del suo trentesimo compleanno) entrò nel film. Da domani dieci tracce di quei due show sono disponibili in doppio Cd con un eccitante Dvd/Blue Ray di 90 minuti che documenta la strabiliante esibizione.

Per quei due concerti Bruce e la Band uscirono dallo studio di registrazione dove stavano lavorando al capolavoro “The River” (doppio Lp uscito nell’ottobre del 1980) e tornarono sul palco dopo la conclusione, otto mesi prima (l’11 gennaio ’79 nel New Jersey) del “Darkness tour”.

Quello che colpisce in questo documento audio-video (entrambi perfetti) è l’energia e l’intensità che Bruce e la E Street Band hanno messo nelle performance. Gli anni ’70 sul palco per loro furono feroci, con esibizioni fiume, piene di rock’n’roll, di sudore e di spettacolo ma anche, com’è la musica di Springsteen, di contenuti. Già le prime tre esecuzioni (“Prove it all night”, “Badlands” – versione potentissima – e “The Promised Land”) sono sbalorditive e da subito mettono in chiaro ciò che era un concerto di Springsteen e soci particolarmente ispirati. Chitarra, sax, organo, piano, tutto s’incrocia, tutto gira, tutto gronda energia e spinta sonora. I due seguenti brani sono le sorprese per il pubblico. Uscendo dallo studio di registrazione Bruce ha portato con sé due canzoni allora inedite che entreranno nel prossimo disco: la title track “The River” e il rock’n’roll di “Sherry Darling”. La prima era una imberbe ballata, non si sapeva ancora che sarebbe diventata una delle tracce manifesto dell’autore e una pietra miliare del rock. La versione da brivido per intensità che arriva dal palco poteva già indicare qualcosa. Oltretutto quel brano è ispirato alla storia della sorella di Springsteen, la quale non sapeva di questa canzone e scoprì tutto mentre era lì tra il pubblico.

Per il resto del documento si assiste alla consacrazione della potenza del rock’n’roll, alla felicità della musica. Bruce, sempre con il sorriso in faccia, è incontenibile: balla, scherza con il pubblico, sale in piedi sul piano, sugli amplificatori, cade sfinito (nella consueta gag) e viene rianimato dai compagni di palco. Immancabile arriva anche la classica scivolata sulle ginocchia durante “Thunder Road”. Purtroppo la ripresa è “impallata” dalle spie del palco e non la si vede bene. Il sax è poi il protagonista in “Jungleland” ed è commovente vedere in grande forma Clarence Clemons e Danny Federici, scomparsi rispettivamente nel 2011 e nel 2008.

Ci sono poi i brani senza fine: “Rosalita come out tonight”, l’energico “Detroit Medley” (Devil with the blue dress, Good golly Miss Molly, C.C. Rider e Jenny Jenny) e l’interminabile “Quarter to three” un rock’n’roll pieno di stop & go con il pubblico a ballare. Quando tutto sembra finito e scorrono i titoli di coda, parte “Rave On” di Buddy Holly. Da non dimenticare “Born to run” e una versione di “Stay” con Jackson Brown, Tom Petty e Rosemary Butler.

Novanta minuti di grande energia, di grande musica e di essenzialità r’n’r. Da non mancare. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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