Meteo
Sir Gardiner sul podio Falstaff torna al Maggio e «tutto il mondo è burla»
Gabriele Rizza
«Niente nella storia della musica è più prezioso delle creazioni di Claudio Monteverdi e niente in campo operistico è più geniale del Falstaff di Giuseppe Verdi». Ha le idee chiare sir John Eliot Gardiner, che venerdì sale sul podio del Maggio per dirigere l’ultimo capolavoro verdiano, nel nuovo allestimento firmato da Sven-Erich Bechtolf che schiera un cast di assoluto rilievo, protagonista il baritono Nicola Alaimo, affiancato nei ruoli principali da Ailyn Pérez, Sara Mingardo, Caterina Piva.
«Falstaff – dice il maestro inglese – ha segnato il mio debutto verdiano a teatro e questo di Firenze, dopo Lione e Cagliari, è il mio terzo Falstaff, un’opera che è un insuperabile esempio di come le arti, visive musicali letterarie, possano convivere gioiosamente nello stesso organismo; è sempre un piacere per me tornare a confrontarsi con Falstaff, che è fonte di continue sorprese, un’opera dove l’orchestra è protagonista, è il motore del dramma ma dove si realizza un equilibrio perfetto fra parole e musica, grazie anche al sensazionale libretto di Arrigo Boito».
La sintonia fra Verdi e Boito è la stessa che ha ispirato Mozart e Da Ponte, fra di loro c’è una incredibile complicità, c’è una straordinaria sinergia in tutto, dal modo di pensare al modo di delineare i tratti dei personaggi. «Qui Verdi sembra in qualche modo mettere in azione la musica e sonorizzare le parole, qui tutto è fluido, non c’è alcuna cesura fra aria e recitativo, come appunto in Monteverdi, l’orchestrazione è impagabile, sottile e trasparente come un vetro di Murano».
Si può dire di Falstaff che è nostro contemporaneo? «Sicuramente lo è ma lo è ancora di più oggi con quel “Tutti gabbati, tutto il mondo è burla” che suona da monito alla situazione che il mondo sta attraversando. Falstaff riflette seriamente, pur usando le armi della comicità, sulla condizione umana: Verdi era abbastanza anziano e saggio per tirare fuori l’ironia, soprattutto sui nostri comportamenti. Insieme a Boito ha saputo estrarre il “meglio”dal lavoro di Shakespeare, mettendo insieme pagine dall’Enrico IV e dalle Allegre comari di Windsor. Perché, come sappiamo, Shakespeare non ha mai scritto una commedia chiamata Falstaff».
«Penso – aggiunge il maestro – che Falstaff sia ancora l’opera più ingiustamente meno rappresentata del repertorio verdiano: la gioia e il buonumore che la impregnano sono davvero incredibili, sono davvero, in tutto e per tutto, shakespeariani». Completano la locandina le scene di Julian Crouch, i costumi di Kevin Pollard mentre luci e video sono affidati rispettivamente a Alex Brok e Josh Higgason.
Cinque le repliche in cartellone: il 23, il 30 novembre e il 3 dicembre alle 20, il 21 novembre all 15, 30 e il 5 dicembre alle 17. Info: www.maggiofiorentino. com
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google