Laura Morante svela i legami fra Sarah Bernhardt e “Tosca”
FIRENZE. Laura Morante è Sarah Bernhardt. La mitica attrice a cui Victorien Sardou dedicò “Tosca”, il celebre dramma poi trasformato in libretto da Illica e Giacosa e messo in musica da Giacomo Puccini, rivive nel monologo “Io Sarah, io Tosca” che stasera debutta in prima nazionale alla Pergola di Firenze per poi partire in tournée in giro per l’Italia.
Scritto dalla stessa Morante e diretto da Daniele Costantini, lo spettacolo è una sorta di itinerario in tre tappe per rivivere quella performance di cui Sarah Bernhardt fu protagonista, entrata a pieno titolo nella storia del teatro moderno. Il primo quadro racconta l’inizio delle prove, il 3 novembre 1887, il secondo si ferma dopo due settimane svelando il lavoro fin lì fatto, il terzo sfocia all’alba di quel 24 novembre 1887 quando “Tosca” va in scena per la prima volta a Parigi, al Théâtre de la Porte Saint-Martin. Sarah Bernhardt aveva 38 anni.
Ad accompagnare sul palco Laura Morante sarà al pianoforte Chiara Catalano, che interagisce, commenta e dialoga, in un flusso di recitazione, canto e musica.
I giorni precedenti il debutto di “Tosca” sono un piano inclinato in cui realtà e finzione finiscono per mescolarsi, un gioco di specchi che apre squarci di verità nell’affascinante leggenda della Bernhardt, che fu la prima vera diva globale. «Ho intrapreso un lungo percorso consultando un po’ tutti i libri che su di lei sono stati scritti – spiega Laura Morante – partendo dalla sua autobiografia, tanto rivelatrice del suo carattere, quanto imprecisa, sfuggente e lacunosa per quanto riguarda le vicende non sempre edificanti che hanno contribuito a farne un’attrice e una donna famosa, osannata e aspramente criticata, ma costantemente al centro della scena, e soprattutto per quel che concerne i fatti della sua vita privata e sentimentale». Che ritratto è scaturito? «Più andavo avanti nella mia esplorazione, più mi convincevo che il confronto fra Sarah e Tosca, attraverso la dialettica in gran parte misteriosa e inconscia che sempre si crea fra un personaggio e l’attore che lo interpreta, poteva operare un progressivo e affascinante disvelamento della personalità di Sarah stessa, che gelosia, passione, rabbia, devozione, ribellione non appartenevano solo alla finzione del dramma di Sardou, ma anche alla sua prima interprete: una donna cinica e sentimentale, spregiudicata e sognatrice, superstiziosa e impavida, vulnerabile e battagliera, tanto gelosa della propria privacy quanto insaziabilmente avida di celebrità e forse soprattutto di amore».
A Firenze si replica fino a domenica.
Gabriele Rizza
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