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Da Fabri Fibra a Emis Killa tutti nel disco di Rocco Hunt

Luca Trambusti
Da Fabri Fibra a Emis Killa tutti nel disco di Rocco Hunt

Collaborazioni illustri per il nuovo lavoro uscito ieri del rapper napoletano «In dieci anni ho costruito una rivoluzione: sono partito dal nulla » 

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Luca Trambusti

Dopo aver firmato due fortunati singoli estivi, è arrivato ieri il nuovo disco di Rocco Hunt. L’album del rapper napoletano s’intitola “Rivoluzione” e vede i “featuring” (le partecipazioni) di Fabri Fibra, Gué Pequeno, Luchè, Emis Killa, Carl Brave e altri. La rivoluzione alla quale fa riferimento il giovane artista (è nato nel 1994) è una questione privata, di come la sua vita sia cambiata dall’arrivo del successo.

«In 10 anni – esordisce Rocco Hunt – ho costruito una vera rivoluzione rispetto a quando sono partito. Nessuno – prosegue l’artista napoletano – mi ha regalato niente; sono arrivato qui partendo dal lavoro in pescheria, passando per le “battle” (battaglie) in strada, tanti sacrifici e gavetta. È stato un riscatto personale, sono uno che ce l’ha fatta. Per questo ci sono le citazioni ai soldi che fanno parte dell’immaginario rap, non si tratta di egotrip ma simbolo di riscatto e rivalsa. La rivalsa, però, è anche la possibilità, per me che ho fatto fatica con gli studi, di poter ora iscrivere mio figlio (a cui Rocco Hunt ha dedicato una canzone in questo album) in una prestigiosa scuola internazionale. Spero che tutti possano farcela, ognuno nel proprio campo, non solo nella musica. Spero che ognuno trovi il proprio riscatto anche dove apparentemente non si vede». Quella parola però si lega anche a un’interpretazione sociale, in merito alla quale Rocco Hunt aggiunge: «Aspetto una rivoluzione sociale visto com’è la situazione politica. Sono molto deluso, anch’io faccio parte di un’industria che è ferma e non si capisce se riparte. Oggi la rivoluzione è tornare alla vecchia normalità, alle cose che abbiamo perso. Non mi ritengo in grado – ammette – di dire cose ai giovani perché anch’io vorrei qualcuno che me le dicesse. C’è una sfiducia palese dei giovani che non si sentono rappresentati. Non bisogna però arrendersi».

Rocco Hunt va quindi oltre gli ultimi due successi/tormentoni estivi che gli hanno portato grandi riscontri fotografati da più di 1,9 miliardi di stream totali e una pioggia di dischi d’oro in tutta Europa. «Oltre ai singoli – spiega ancora il rapper napoletano – porto nel disco contenuti e denuncia perché vengo dal rap e così posso ritrovare il mio punto di partenza, quello che una parte del mio pubblico mi chiedeva. So alternare il pop nazionalpopolare con l’anima street urban. Queste due facce sono rappresentate in “Rivoluzione”; c’è la luce su “The Dark Side of Rocco Hunt” – dice citando i Pink Floyd. So anche – aggiunge – di essere mainstream con il pop e non lo rinnego. Essere commerciale – conclude l’artista – non è un delitto ma simbolo di positività, è saper rivolgersi a tutti».

Da segnalare la copertina del disco, realizzata dallo street artist Jorit (secondo solo a Banksy), con i due graffi a rappresentare come dice Hunt «le esperienze della mia vita che hanno lasciato il segno». Seguirà il tour che l’11 aprile farà tappa a Firenze.

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