Il Tirreno

Il messaggio di pace di Rigoni Stern, l’alpino scrittore che amava la natura

Il messaggio di pace di Rigoni Stern, l’alpino scrittore che amava la natura

Il suo romanzo “Il sergente nella neve” sulla ritirata in Russia Asiago lo ricorda oggi e domani con un convegno e un concerto 

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asiago. Uno scrittore, un alpino, un ambientalista. Per celebrare il centenario della nascita di Mario Rigoni Stern oggi e domani si svolgerà ad Asiago, il comune in cui nacque il primo novembre 1921, il convegno “Mario Rigoni Stern e il suo Altipiano, cento anni di etica civile, letteratura, storia e natura”, curato dal suo biografo Giuseppe Mendicino e diviso in quattro sessioni: Letteratura e scrittura; Il bosco e le montagne; Le guerre del novecento e il Senso della memoria; Il sergente e l’altipiano. Mario Rigoni Stern, con le parole impresse nei suoi libri, sapeva trasmettere anche odori. Non solo quello «che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato» che descrive nell’incipit del “Sergente nella neve”. Ma anche l’odore dei boschi nei quali cercava le tracce animali. Della legna che riponeva con cura prima dell’inizio dell’inverno. Del freddo nel quale ha combattuto. E quello delle isbe nelle quali si rifugiava con i suoi compagni. Odore di fumo, cibo e vita.

Proprio da quello che successe in un’isba di Nikolajevka, nel gennaio del 1943, Mario Rigoni Stern ha tratto le righe forse più emozionanti della sua vastissima produzione.

Lì dopo una battaglia durissima nel gelo della steppa russa entrò in una casupola, c’erano dei russi, nessuno parlò, mangiarono insieme in silenzio. Mario Rigoni Stern, alpino, in Russia con il battaglione Monte Cervino poi con la divisione Tridentina, battaglione Vestone, ha lavorato sino all’ultimo respiro esalato il 16 giugno 2008. Scrivendo come aveva raccontato lui stesso. Un foglio dietro l’altro, a mano, poi la rilettura, il controllo sul vocabolario, infine la battitura a macchina, definitiva.

Aggettivi centellinati, immagini nette, che restano nel cuore per sempre. Immagini di guerra, sì, perché è con la guerra che è diventato scrittore. Ma dalla guerra, da quella guerra, ha ricavato una forza straordinaria che l’ha portato dalla parte opposta.

“Il sergente della neve”, la sua opera prima e il suo capolavoro, è uno dei più grandi libri di pace, e contro la guerra, che siano mai stati scritti. Ci accompagna tra le balche ghiacciate e nelle tane gelide. Ci fa sentire i morsi della fame disperata e provare la paura della morte. Ci fa fare, insieme a Rigoni Stern e agli alpini del Vestone, la ritirata di Russia.

E ci fa diventare dei reduci che odiano la guerra. Chi non si è fermato alla lettura del “Sergente della neve” deve molto altro a Rigoni Stern.

I suoi libri parlano di natura e di vita di montagna, di alberi e di animali. Chi ha letto “Il Bosco degli urogalli”, ad esempio, non può non ritrovare in se stesso tracce dell’amore forte e rigoroso che ogni pagina ci regala. Gli ultimi libri sono di lento e sereno commiato. Uno dopo l’altro, racconti brevi, ricordi, episodi rimasti nascosti nella memoria o illuminati da una diversa luce.

Da leggere pagina per pagina perché Rigoni Stern è un uomo uscito dalla vita con la serenità di chi ha una missione da compiere fino in fondo.

Quella di urlare il bisogno di pace e fratellanza. Lo ha fatto anche in televisione quand’era in platea a seguire Marco Paolini che recitava il suo Sergente e ripeteva quelle parole dell’isba di Nikolajevka.

Alla fine il sergente Rigoni Stern era commosso. Ha presentato l’uomo seduto accanto a lui, Nelson Cenci, il tenente del “Sergente”, ferito a Nikolajewka, sopravvissuto, come Rigoni Stern, alle battaglie per uscire dalla sacca.

Poi al microfono rivolto alla platea in piedi per una standing ovation ha detto: «Finché ci saranno giovani come voi che applaudono una cosa così vuol dire che c’è speranza».

Anche il ministro della Cultura Dario Franceschini ha ricordato che «c’è molta modernità negli scritti di Mario Rigoni Stern che, con grande anticipo, ha dimostrato l’importanza di avere un rapporto sano con la natura fondato sul rispetto. Un messaggio universale di cui non possiamo fare a meno ». Al convegno di Asiago parteciperanno personalità di diverse discipline, dagli scrittori come Eraldo Affinati e Paolo Cognetti, a critici quali Carlo Ossola o Marguerite Bordry, dagli storici Mario Isnenghi e Paolo Pozzato ai naturalisti come Daniele Zovi e Raffaele Cavalli. Il tutto, con anche una tavola rotonda e un grande concerto corale, è stato realizzato dal Comitato nazionale per il centenario della nascita di Mario Rigoni Stern.

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