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Il cinema francese protagonista a Firenze dopo l’incubo Covid
Il festival si apre con la giornata sul rapporto Roma-Parigi Tra gli appuntamenti il confronto fra Morin e Caracciolo
Gabriele Rizza
FIRENZE. Per il cinema francese è un approdo sicuro.
Da quando negli anni ’80, “France Cinéma” diretto da Aldo Tassone, trasferiva in riva all’Arno il meglio della produzione transalpina, fra anteprime, omaggi, ospiti, retrospettive. Da 13 anni il testimone è passato a Francesco Ranieri Martinotti che ha snellito gli echi “cinephile” del cartellone, fermo restando il carattere distintivo, quello cioè di intercettare il dinamismo, non solo artistico ma anche legislativo, che da sempre caratterizza la cinematografia d’oltralpe, mettendola in relazione con la penisola, sia in termini creativi (autori, sceneggiatori, scuole) che operativi e di sistema (produzione, distribuzione, finanziamenti, normativa). Con l’obiettivo di vedere sì dei buoni film, che sarebbero spesso rimasti nel cassetto senza prendere la via della sala, ma anche di creare una piattaforma comune in vista di future collaborazioni. Preso il nome di “France Odeon”, dopo il blackout dello scorso anno finito in streaming, torna ora dal vivo, dal 26 ottobre al primo novembre, fra gli schermi della Compagnia e dell’Istituto francese.
«Dopo due anni durante i quali i festival hanno funzionato a metà mentre nel frattempo le produzioni raddoppiavano – sottolinea Martinotti – France Odeon può contare sulla piena capienza delle sale. La panoramica, forte dei trionfi a Cannes e Venezia, rispettivamente con “Titane” e “L’évévement”, si presentava quest’anno ricca, con un ampio ventaglio di scelta. La selezione che presentiamo cercherà di evidenziare la pluralità di storie e punti di vista, espressi da autori di diverse generazioni, con una forte presenza femminile: dal genere letterario al noir, dalla produzione indipendente al film di denuncia, dalla dimensione epistolare al documentario». Nell’ottica del buon vicinato, il festival si apre martedì 26 con una giornata dedicata al rapporto “Italia-Francia, per un immaginario comune”, alla presenza fra gli altri di Jean-Louis Livi (produttore di “The Father”, Oscar 2021, nonché nipote di Yves Montand) ) che introduce la visione del “Conformista” di Bernardo Bertolucci, in versione restaurata.
Dopo la presentazione il 27 del libro “Il cervello di Carné” (edito dalla Nave di Teseo) di Simone Dotto e Andrea Mariani, e la proiezione di “Un carnet de bal” di Julien Duvivier (1937) all’Istituto francese, si parte il 28 alla Compagnia con “Illusions perdues” di Xavier Giannoli, passato in concorso all’ultima Mostra di Venezia, presenti il protagonista Benjamin Voisin e lo sceneggiatore Jacques Fieschi, kolossal in costume che si misura con il capolavoro di Balzac, ambientato nella Parigi dell’800, ricostruita in studio per l’occasione.
Tra gli altri titoli, accompagnati dai rispettivi autori, spiccano “Chère Léa” di Jérôme Bonnell, le lettere scritte a mano al tempo dei social, la Parigi dei bistrot e dei suoi avventori; “Les amours d'Anaïs” di Charline Bourgeois-Tacquet con Valeria Bruni Tedeschi e Anaïs Demoustier, passione e seduzione solcate dalle note di Nicola Piovani; “L’homme de la cave” di Philippe Le Guay con François Cluzet e Bérénice Bejo, che affronta il tema del negazionismo, tra omaggi a Fritz Lang e echi di Poe; “Mon Légionnaire” di Rachel Lang con Louis Garrel, la condizione delle mogli dei soldati in Corsica, arruolati nella Legione straniera; “Amants” di Nicole Garcia, il lato oscuro dell’amore che unisce e divide fino all’inedito epilogo.
Infine, ma non ultimo, è atteso a Firenze il 27 Edgar Morin che dialoga con il direttore di Limes Lucio Caracciolo, su “Italia e Francia, antiche relazioni e nuove prospettive”.
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