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I Duran Duran sbarcano dagli anni Ottanta e si lanciano nel futuro
LONDRA. I Duran Duran sono tornati. Uscirà venerdì prossimo “Future Past”, il quindicesimo album in studio della band, che dagli anni ’80 fa sognare i fan di tutto il mondo con brani entrati nella storia della musica.
«È il primo album in cinque anni, era quasi pronto ma la pandemia ha ritardato tutto e abbiamo aspettato 18 mesi – racconta Nick Rhodes – È l’album forse più personale che abbiamo mai fatto. C’è dentro un’energia e una creatività, tante cose positive per ripartire in una maniera positiva, come stanno cercando di fare tutti dopo due anni difficili», aggiunge Rhodes.
Simon Le Bon racconta la scelta del titolo: «In ogni momento in cui vivi stai creando, dal passato stai creando il futuro, qui c’è tutta la conoscenza dei Duran Duran precedenti, ed è come una moderna versione dei Duran Duran che conoscete. Guardiamo al futuro, perché crediamo nel nostro futuro, nel futuro della musica e dell’umanità».
Nasce così un grande disco con 12 brani (15 nella versione deluxe) che restano impressi, con featuring importanti e la classica impronta della band. E c’è un’altra novità importante, per quanto riguarda il suono: una collaborazione speciale con 360 Reality Audio, una nuova esperienza musicale coinvolgente che utilizza le tecnologie del suono spaziale di Sony, un modo completamente nuovo e coinvolgente di ascoltare le loro canzoni.
«Abbiamo lavorato all’album per circa 15 mesi – racconta John Taylor – anche con la pandemia, e quando siamo riusciti a rivederci per mettere a punto l’album ci siamo focalizzati sul lavoro. Sembra come se durante il Covid questa musica sia diventata ancora più importante, e appena abbiamo potuto abbiamo fatto del nostro meglio per concludere il disco e darlo al pubblico».
La band guarda al futuro, come spiega Roger Taylor: «Non pensiamo di fermarci qui, abbiamo progetti e nuova musica». E lo stesso Le Bon rivela: «Quando siamo entrati in studio per la prima volta alla fine del 2018, stavo cercando di convincere i ragazzi che tutto ciò che dovevamo fare era scrivere due o tre tracce per un Ep. Quattro giorni dopo, con 25 canzoni forti, che meritavano tutte di essere sviluppate, ho capito che il lavoro sarebbe stato più lungo, ma questo era prima del Covid».
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