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La bella favola di Ferragamo dalla bottega a Hollywood
Arriva nei cinema “Salvatore. Il calzolaio dei sogni” firmato da Luca Guadagnino «Mi ha sedotto, era un genio con una vastità etica ed emotiva straordinarie»
Gabriele Rizza
Un percorso lungo durato tre anni, poi sfociato fuori concorso lo scorso anno a Venezia alla Mostra del Cinema. Arriva ora in sala per tre giorni, da lunedì a mercoledì prossimi, distribuito da Lucky Red, “Salvatore. Il calzolaio dei sogni”, il documentario firmato da Luca Guadagnino che ricostruisce con affetto e dedizione la vicenda umana, artistica e imprenditoriale di Salvatore Ferragamo. Un viaggio che segue l’itinerario di questo piccolo grande uomo venuto dal profondo Sud, che Guadagnino definisce «un genio, dotato di vastità etica ed emotiva straordinarie».
Il documentario segue Salvatore dall’infanzia a Bonito dove nasce l’8 giugno 1898, undicesimo di 14 figli, e dove realizza le sue prime scarpe; poi apprendista ciabattino a Napoli dove apprende tutto quello c’è da sapere, fino al viaggio in America in cerca di fortuna, l’arrivo a New York a 17 anni nel 1915 e il trasferimento a Boston chiamato dal fratello che lavorava in una grande fabbrica di scarpe, un lavoro industriale in serie che era l’esatto contrario della filosofia artigianale di Salvatore. Che si sente pioniere e viaggia in treno verso Ovest, l’approdo a Santa Barbara in California («una terra in quegli anni dove tutto era possibile, era come sbarcare sulla luna», commenta Martin Scorsese) e la favolosa Hollywood, ancora un villaggio che presto diventa un mito, la Mecca del cinema per la quale forgia una cultura delle calzature fino ad allora inesplorata, una somma di esperienze che suonano leggendarie: non c’è divo o produzione che non ricorra al suo talento di “ciabattino”, da Gloria Swanson a Douglas Fairkbans, da Mary Pickford a Lilian Gish a Cecil de Mille.
E poi nel 1927 il ritorno in Italia, la decisione di prender casa a Firenze, la passione ritrovata per la bottega rinascimentale, dal rischio del fallimento alla rinascita del suo laboratorio fino alla definitiva consacrazione. E nel mezzo la vita privata, una famiglia numerosa, la morte prematura nel 1960, una eredità non facile da gestire che la moglie e i figli sapranno far lievitare fino a farne un marchio prestigioso, una eccellenza italiana indiscussa.
«È stato un lavoro complesso – dice Guadagnino – come complessa era la personalità di Salvatore Ferragamo, un uomo caparbio e determinato, ma anche mosso da una grande empatia e da un non comune senso del dovere. Un uomo che è diventato un’icona della moda italiana e mondiale ma che non ha mai perso di vista l’importanza dei legami famigliari, una priorità che ha sempre guidato le sue scelte, pubbliche e private». Ecco allora che dalle immagini inedite, dai racconti che attraversano il film, guidato dalla voce narrante di Michael Stuhlbarg, dalle testimonianze dei membri della famiglia, di un ineffabile Martin Scorsese, della costumista Deborah Nadoolman Landis ma anche di numerosi studiosi, docenti, stilisti, giornalisti, critici di moda e cinematografici, emerge il carattere e il fascino di Salvatore Ferragamo, un mix formidabile di istinto, genio, curiosità e straordinaria intuizione.
Il progetto che prende vita nel 2017 («sono stato sedotto dalla lettura della sua biografia», dice Guadagnino) si avvale della fotografia di Clarissa Cappellani e Massimiliano Kuveiller e del montaggio di Walter Fasano ma soprattutto del sostegno della maison che ha messo a disposizione del regista il suo sterminato archivio: «Un vero pozzo di San Patrizio – dice Guadagnino – una inesauribile fonte di ispirazione e di scoperte, come i filmini domestici girati da Salvatore in super8 negli anni ’20, un vero unicum a quei tempi». Altro scoop sarà la voce diretta del protagonista, attraverso le registrazioni d’epoca, restaurate per l’occasione.
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