Il Tirreno

DA STASERA 

Il senso di Giletti per la tv “scomoda”: «Macché populista sono un eretico»

Massimo Giletti
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Massimo Giletti

Torna “Non è l’Arena” in prima serata su La7 di mercoledì. Sotto scorta dopo le minacce: «Credo in ciò che faccio» 

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ROMA. A Massimo Giletti non va proprio giù che lo si etichetti come un protagonista del “populismo”, quasi a caccia di questo ruolo. Lo ribadisce alla presentazione della quinta stagione di “Non è l’Arena”, in onda in prima serata su La7, quest’anno il mercoledì anziché la domenica sera: il debutto è stasera. «È fastidioso sentirsi dare del populista. Io sono invece un “eretico”, ovvero uno che va in cerca della verità. Poi, se ci riesco bene; se non ci riesco ci ho provato. Ho fatto inchieste che nessuno voleva fare. Sono stato ostinato».

Durante la conferenza stampa a Maxxi di Roma il conduttore ha mostrato una scatola rossa, la stessa che stasera sarà mostrato al pubblico: dentro ci sono due mascherine Ffp2 che secondo una relazione tecnica in suo possesso le indica come non sicure nell’uso negli ospedali, ma che questa indicazione sia disattesa. «Questa certificazione – spiega mostrando dei documenti – parla in modo molto chiaro, sono scarsamente protettive. Domani dirò in che ospedale sono utilizzate. Perché nessuno parla più dei 190 milioni di mascherine sequestrate in tutta Italia? Io sono molto preoccupato. Vorrei fare questa domanda anche al Ministro Speranza ma i nostri giornalisti non vengono più fatti entrare in alcune conferenze stampa, come quelle della struttura commissariale».

Il Dna di Non è l’arena è sempre più quello della «tv d’inchiesta, tirare fuori situazioni molto scomode che si cercano di nascondere». Pur sapendo che «mi arriveranno altre querele, ne abbiamo già per 8 – 9 milioni di risarcimento». Sono azioni legali «pretestuose e inutili, ma psicologicamente pesantissime. Penso soprattutto ai colleghi più giovani».

Giletti, da mesi, a causa delle minacce ricevute, vive sotto scorta: «Mi hanno fatto ascoltare un’intercettazione dalla Calabria dove parlano di me, e certo non è piacevole, ma soprattutto parlano del programma, per quello che ha scoperto. Dobbiamo credere in quello che facciamo. Non è vero che la tv di inchiesta non serve, può avere dei riflessi molto forti».

A proposito del programma il giornalista spiega che «sarà una nuova sfida e non è mai semplice rimettersi in gioco». «Al mercoledì, il programma durerà un’ora in meno rispetto alla precedente collocazione domenicale e con lo stesso staff potremo lavorare più approfonditamente per le nostre inchieste specifiche, sul campo», spiega.

Giletti commenta anche la proposta che gli è arrivata di candidarsi come sindaco di Roma: «Ci ho pensato – dice – ma sarebbe stato molto complesso». Comunque per il futuro la politica «è un’ipotesi, non la escludo – aggiunge -. Non ci si può continuare a lamentare se poi non si prova a cambiare le cose».

Infine la domanda su un possibile dialogo a distanza con la Rai: «Le offerte Rai ci sono sempre state, è normale che accada quando un programma funziona. ..», la risposta tranchant di Giletti.

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