Tutta la vita tra horror e fantasy «Sconvolta per i femminicidi»
La scrittrice è in tour per presentare l’ultimo romanzo “La stagione dei ragni” «Spesso le vittime sono ridotte a numeri e vengono date in pasto al pubblico»
Stefano Fiori
Pisa. Regina del gotico italiano, assidua frequentatrice del thriller, del noir, dell’horror e del giallo, autrice di romanzi fantasy, per ragazzi, soggettista di comics come Dylan Dog (dal 2012) e collaboratrice della Walt Disney company, con romanzi tradotti in Inghilterra e in altri Paesi europei, Barbara Baraldi, modenese di Mirandola ma residente a San Felice sul Panaro, sta affrontando un tour per presentare il suo ultimo romanzo, “La stagione dei ragni”.
Ultime tappe in Toscana, a Pietrasanta e a Pisa, prima di concedersi un periodo di riposo per tuffarsi nella stesura di un nuovo romanzo.
Questa è l’intervista che ha concesso al nostro giornale.
Qual è la definizione che gradisce maggiormente per il suo lavoro di scrittrice?
Ritengo di essere una narratrice del mistero, le fil rouge che unisce tutta la mia produzione e mi trovo a mio agio tra i sogni e gli incubi, la cui differenza spesso è sottile.
Il romanzo al quale si sente più legata?
“Aurora nel Buio”, senza il quale però non esisterebbe “La Stagione dei Ragni”.
Cosa ha significato per lei la pandemia, a livello morale, lavorativo e sociale?
Lo stop forzato mi ha consentito di rivedere le priorità, in attesa della ripartenza.
La pandemia in sé è stata un’esperienza terrificante e ancora non riesco a credere che ci siano persone che rifiutino questa via d’uscita, certo non perfetta ma che va considerata come un ragionevole compromesso di civiltà.
Alle presentazioni dei suoi libri le donne sono in larga maggioranza, il motivo?
Purtroppo c’è ancora diffidenza da parte di certi uomini a leggere romanzi scritti da donne, ma sono pregiudizi infondati.
C’è qualcuno o qualcosa che influenza il suo mestiere di scrittrice?
Tutto. Le mie passioni, le mie esperienze e quelle che mi raccontano, le canzoni, i film, le serie tv, i libri che leggo, i racconti delle nonne e le leggende popolari, specie quelle un po’ macabre e ce ne sono tante...
Abitando a San Felice sul Panaro, lei ha vissuto in prima persona il terremoto che colpì l’Emilia e successivamente ha dovuto fronteggiare il Covid-19, riflessioni?
A quasi dieci anni dal sisma provo tanta nostalgia per ciò che erano il mio paese e la mia zona. Oggi la ricostruzione è ancora ben lontana dall’essere realizzata, anche per colpa dello stop causato dalla pandemia, ma c’è tanta voglia di ricominciare a vivere sul serio il nostro territorio con eventi culturali, artistici e musicali.
Si definisce molto insicura, paurosa ma come riesce a esorcizzare i suoi incubi?
In passato ci ho provato con l’artigianato, le fotografie in posti sinistri e abbandonati, le ricerche incessanti nei mercatini vintage, ma la mia irrequietezza di fondo si è placata, almeno in parte, solo da quando ho iniziato a scrivere.
Si considera una scrittrice di successo affermata?
Non saprei, ma considero un grande successo personale riuscire a pagare mutuo e bollette grazie alla scrittura.
L’horror quotidiano che le ha fatto più impressione?
La spaventosa frequenza dei femminicidi, con la pessima conseguenza che spesso le vittime sono ridotte dai media soltanto a dei numeri e talora vengono addirittura date in pasto al pubblico ludibrio al posto dei colpevoli. È un atteggiamento deteriore dell’opinione pubblica, all’interno della quale purtroppo si trova un certo tipo di donne pronte a giustificare l’assassino.
Qual è il suo legame con Vasco Rossi?
Ho scritto una storia per Dylan Dog intitolata “Jenny è pazza”, in edicola in questi giorni e in cui affronto il tema della depressione, del quale si parla troppo poco. È stato come chiudere un cerchio, poiché le canzoni di Vasco mi accompagnano fin dall'infanzia.
La Toscana e Barbara Baraldi?
Sono spesso in Toscana, Giunti è il mio editore e mi sento un po’ adottata dai toscani.
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