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esce oggi il nuovo album 

Carmen Consoli e il sogno segreto «Fare la rockstar fin da bambina»

Luca Trambusti
Carmen Consoli e il sogno segreto «Fare la rockstar fin da bambina»

La cantante confessa: «Ho sempre voluto fare questo» Un brano è dedicato alla politica attuale e al populismo 

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Luca Trambusti

MILANO. Esce oggi “Volevo fare la rockstar”, il nuovo album di Carmen Consoli.

Il disco arriva a sei anni dal precedente lavoro in studio (“L’abitudine di tornare”) e il motivo lo spiega bene la “cantantessa”.

«Non ho fretta - dice - ho vissuto per sei anni. Devo per forza vivere altrimenti non so cosa scrivere».

Ad allungare i tempi ci si è messa la pandemia.

L’album infatti era in programma per aprile 2020, in piena emergenza sanitaria. Così le registrazioni si sono fermate e nuovi brani si sono aggiunti, scritti durante il lockdown. Alla base di questo disco c’è il sogno, che per Carmen era quello di diventare rockstar.

«Ho sempre voluto fare questo, sin da quando mio padre mi regalò la cassetta con un disco di Elvis Presley - dice Consoli - la cucina diventava il mio palcoscenico e una lampada tascabile era il microfono. I miei, veneta mia mamma, siciliano mio padre, erano anche loro dei sognatori e non mi hanno mai ostacolato, anzi. Io e mia madre giocavamo a esibirci insieme».

Per l’artista siciliana si è trattato di un sogno realizzato. «Da cosa vuoi a quello che fai, c’è un percorso - dice - il sogno diventa desiderio, progetto e infine realtà ma per farlo devono esserci azioni e atti che portano alla realizzazione».

Quindi rigore e concretezza per raggiungere l’obiettivo. «Il sogno non è un crimine - aggiunge Carmen - e prendersene cura è una realtà». Al sogno però è richiesto tanto cuore, che è il secondo tema di questo disco. «Nel fegato - dice seriosa - c’è il coraggio, il sogno non sta nel cervello ma nel cuore. Devi seguire quindi il tuo cuore. Quando questo si apre, e si accetta ciò che siamo, succedono solo cose belle. Ora siamo anime in carriera senza tempo per sognare, concentrati a raggiungere ciò che gli altri si aspettano che noi si debba raggiungere. C’è un’assenza dell’io e manca qualcosa. Cerchiamo il profitto - si accalora la Consoli - la prestazione a tutti i costi per il raggiungimento di un tenore di vita alto legato a un Pil e non a misuratori extra economici come la felicità o i valori. Su questo i governi non investono. Stiamo anche trascurando l’essere uomini e quindi propongo - dice sorridendo - di fermarci per fare ciò che ci piace con passione e impegno».

“Volevo fare la rockstar” è un album dalla duplice visione. Da una parte Carmen guarda il suo ombelico, il suo mondo, coinvolgendo il figlio, ricordando il padre e intrecciando passato e presente, dall’altra la sua visione è analisi sul mondo, sulla società e le sue storture.

Si mischiano sogni e paure proprio come nella vita e nel sonno. Ecco allora che arriva l’incubo dell’uomo nero più volte citato e declinato in diverse forme che possono essere quelle del ritorno di nazismi e fascismi, dei populismi e dell’uomo forte. In particolare “Mago Magone” (con il figlio Carlo alias Doxy601) è un evidente riferimento all’attuale scena politica.

«Mago Magone è un personaggio - dice - un imbonitore, un piccolo Cesare a cui ora crediamo di più, capace di creare paure e porsi come rimedio. Sa creare slogan e arrivare dritto al tasto dolente. Mago Magone è chi riesce a essere più populista, a fare breccia nel proprio villaggio, è l’idolo da seguire. Ci si può vedere chi si vuole, è colui che sa capire e fomentare le paure della gente».

Musicalmente “Volevo fare la rockstar” è composito e chitarristico (alla sei corde il compagno musicale di sempre: Massimo Roccaforte) ma con sapienti aperture orchestrali, o tributi al progressive, la musica amata da papà Consoli, mentre il basso di Toni Carbone (già con i Denovo, storica band catanese) disegna ritmi Motown anni ’60. Dopo le celebrazioni all’Arena di Verona, la presenza al tributo a Battiato (“un uomo spiritoso e ironico che invitava a seguire i sogni”) Carmen Consoli, come tutti, spera in una completa ripresa delle attività live.

«Alle partite la gente è vicina, a teatro no - dice polemica - per alcuni, arte e musica non sono redditizie e ci hanno chiamati anche parassiti. Il Green pass diminuisce i rischi e si deve ricominciare dalla cultura, perché va bene il Pil - ribadisce - ma è importante anche la Divina Commedia».

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