Il presidio
Da Independence day alla nuova “Invasion”: gli alieni fanno cassetta
Il rapporto tra il cinema e le presenze misteriose nel cosmoL’apripista fu Kubrick con “2001 Odissea nello spazio»
Francesca Lenzi
«Esistono due possibilità: o siamo soli nell’universo o non lo siamo. Entrambe sono ugualmente terrificanti».
A dirlo è stato Arthur Charles Clarke, scrittore britannico che per anni ha mangiato pane e fantascienza, firmando, fra le altre cose, anche il romanzo 2001: odissea nello spazio, che nacque e si sviluppò nel 1968 in contemporanea con l’omonimo film di Stanley Kubrick. Una pellicola che ha cambiato il genere, una storia sul rapporto fra umanità e spazio, conoscenza e destino talmente grandiosa da lasciare un’impronta sul cemento fresco come un gatto dispettoso.
Una roba, insomma, che ha fissato un punto non soltanto nella fantascienza ma nell’intero universo cinematografico.
Lo spazio ha sempre affascinato e, al di là di buchi neri, pianeti e viaggi stellari, ad attrarre il grande pubblico è sempre stata la possibilità di non essere soli nel grande cosmo.
Ebbene sì, parliamo degli alieni e di qualunque forma possano assumere per presentarsi a noi umani.
Nei fumetti statunitensi degli anni Cinquanta non ci sono dubbi: gli extraterrestri sono piccoli, verdi, con un testone enorme a testimoniare la sconfinata intelligenza. E, soprattutto, sono cattivi. Tremendamente cattivi. E vogliono conquistare la terra.
A perseguire tale obiettivo sono anche gli alieni di Independence Day, uscito nelle sale italiane esattamente il 27 settembre di venticinque anni fa.
Chiariamo subito: qui siamo lontani anni luce dalla qualità di Kubrick, ma il film è divertente e funziona alla grande, grazie a un cast indovinato, con il pilota Will Smith nei panni del capitano Steven Hiller, uno che gli alieni li prende letteralmente a cazzotti. Il risultato è grezzo e patriottico, fin troppo ottimista, ma anche dannatamente piacevole, per un clamoroso successo commerciale.
Dopo 25 anni Independence Day, a fronte di un bugdet di 75 milioni di dollari, ne ha ricavati soltanto negli Usa oltre trecento e, complessivamente 817 in tutto il mondo. Lo sguardo dietro la macchina da presa è quello di Roland Emmerich, uno che non ha pace, appassionato ed esperto di tragedie cosmiche e avventure da fine del mondo (sono suoi sia The day after tomorrow che 2012, tanto per citare un paio di titoli).
Per un anniversario che va, ecco una nuova storia che arriva. Stavolta sul piccolo schermo: Invasion, serie tv dei produttori Simon Kinberg e David Weil, che racconta in chiave drammatica un’invasione aliena attraverso più prospettive, da varie parti del globo. I primi tre episodi debutteranno il 22 ottobre su Apple Tv+, seguiti da un nuovo episodio a settimana, ogni venerdì.
Cinema e televisione hanno raccolto decine e decine di versioni aliene, da quelle tradizionalmente più cattive a quelle eccezionalmente buone.
Fra queste ultime, la più famosa risponde senza dubbio al faccione tenero di E. T. (1982) di Steven Spielberg, extraterrestre brutto come pochi ma tanto dolce e desideroso di tornare a casa senza conquistare un bel niente e, soprattutto, senza voler annientare nessuno, bontà sua.
Meno conosciuto è Howard e il destino del mondo (1986) con protagonista un papero antropizzato, precipitato sul nostro pianeta per sbaglio, mentre ancora di Spielberg è la fiaba inoffensiva e confortante Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977).
Ci sono poi i grandi classici, come Ultimatum alla terra (1951) e l’Invasione degli ultracorpi (1956). Fra le storie che, invece, hanno affrontato gli alieni con uno sguardo originale e niente affatto scontato, citiamo i più interessanti: il sudafricano District 9 (2009) di Neill Blomkamp e l’Arrival (2016) di Denis Villeneuve.
Ma parliamo adesso delle versioni cattive degli omini verdi, che poi sono quelle più divertenti.
In ordine sparso, il bavoso e velenoso Alien (1979) di Ridley Scott, ma anche il collega Predator (1987) regala grandi gioie e sangue a volontà, mentre si rifanno totalmente all’atmosfera anni cinquanta i terribili extraterrestri di Tim Burton in Mars Attacks! (1996).
Decisamente meno autoironico, ma molto inquietante, e La Cosa (1982) di John Carpenter, mentre è bellissimo per 100 minuti Signs (2002)di M. Night Shyamalan. Gli ultimi sei, però, sono da testate nel muro, quindi fate voi.
Chiudiamo con due titoli da recuperare per il piccolo schermo: ovviamente l’iconico X-Files (1993-2002) con gli agenti speciali dell’Fbi, Fox Mulder e Dana Scully, alle prese con fenomeni non convenzionali, e i Visitors (1984-85), razza rettile guidata dalla crudele Diana.
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