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Mauro Corona e il piacere del legno «Amo i vostri monti, ecco il mio dono»
Lo scrittore ha realizzato 32 scacchi intagliando il cirmolo e li ha regalati agli amici pistoiesi di Prunetta
IL PERSONAGGIO
Carlo Bardini
Lungo la Via Mammianese a Prunetta, frazione del Comune di San Marcello-Piteglio, da qualche giorno c'è un angolo in cui si trova una costruzione molto caratteristica. Fatta con uno scheletro in legno, con il contributo di molti paesani e non, ha una tettoia per riparo, due sedie e nel mezzo una scacchiera pregiata. Da ieri questa scacchiera si è impreziosita grazie ai 32 scacchi realizzati con un lavoro certosino dallo scrittore e alpinista Mauro Corona, che in queste ore si trova nella sua amata montagna pistoiese. Corona, 71 anni di Erto, è uno scultore ligneo, alpinista, autore di molti libri e ha scalato diverse vette. Negli ultimi anni ha raggiunto una notorietà più larga grazie alle sue apparizioni televisive. Ma mai si è dimenticato del suo legame che ha creato con la montagna pistoiese che ormai frequenta costantemente da 15 anni. Anche perché si è formato un feeling con la popolazione locale, “pulita e leale” come la definisce lui. Per l'amico Paolo Andreotti, presidente della neo associazione “Scacchi dinamici”, ha voluto fare questo grande regalo di costruirgli gli scacchi, lui che ammette di non saperci giocare. Si è presentato un po’ emozionato ieri mattina e come sempre in abiti comodi. Ha consegnato una valigia in legno contendente il suo lavoro realizzato in legno di cirmolo, il pino cembro. «Ho scelto questa pianta - spiega Corona- perché mi sento in un momento di grande tenerezza. Il suo legno è profumato e inattaccabile dalle tarme e, quindi, potenzialmente eterno. Sono pezzi unici e irripetibili. Li ho fatti solo per Paolo e nemmeno se dovesse chiedermeli Briatore potrei riprodurli. Anche se non ho mai giocato a scacchi ho molta stima e un po’ di invidia per chi ci riesce». Corona ha anche consegnato una lettera ad Andreotti, specificando, con ironia, che gli scacchi da lui consegnati potranno essere utilizzati per qualsiasi scopo, anche quello di essere trinciati per farne un comodo e profumato cuscino.
«Sono circa 15 anni che tramite alcuni amici cominciai a venire in questi posti con Toni Capuozzo per fare delle iniziative per la Dynamo Camp – (è il primo camp di terapia ricreativa in Italia, che ospita gratuitamente bambini e ragazzi affetti da patologie gravi e si trova a Limestre nda) - e poi ho conosciuto molti altri. Questa gente un po' mi ricorda la mia gente. Gente tosta che ti manda anche a quel paese se serve ma è pulita, leale e quindi mi sono legato a questi luoghi. Ma dirò di più. Questa montagna non ha le vette scintillanti dolomitiche ma fa paura. Io mi sono perso qui. Questi boschi che ti inglobano e ti tirano dentro sono un bozzolo senza uscita. Poi c'è questa cultura del legno dei carbonai che dovrebbero tornare, come anche dei lavori legati a questo settore. Da noi sono ripartite le carbonaie. Questi montanari e quelli lassù sono uguali. Sembra che questi siano venuti su e quelli lassù calati quaggiù”
Un amore a prima vista, quello tra Corona e la montagna pistoiese. “Ma c'è una affinità di comportamento e di affetto per queste terre aspre e selvatiche. Magari una politica un po' miope le sta trascurando, anche qui sulla montagna pistoiese, parlo anche dei servizi». Poi c’è l’amore per il legno. «Vorrei che si usasse di più – dice - Non vedo casette di legno. Vorrei case che hanno la base in pietra e poi vengono finite di legno, vederle fa bene al cuore e alla salute. Spero che i giovani rimangano e che diano uno sviluppo positivo a questa montagna senza danneggiarla ma usarla. Mario Rìgoni Stern, mio grande amico, diceva che la montagna va adoperata con intelligenza. E questo è compito dei giovani che alla fine non sono così sciocchi come la nomea vuol farli: sono intraprendenti, intelligenti, hanno capacità ed iniziative, mostrano coraggio imprenditoriale. Diamogli fiducia e mezzi. Meno cemento e più intimità nelle costruzioni».
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