Il Tirreno

Alberto Fortis, da “Milano e Vincenzo” al successo mondiale

Sara Chiarei
Alberto Fortis, da “Milano e Vincenzo” al successo mondiale

Il cantautore al Tenco Ascolta con De Gregori «Sono felice di condividere il palco con lui»

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Sara Chiarei

PIOMBINO. “Con il “Tenco ascolta” di stasera (ore 21,45 al piazzale di Alaggio) cala il sipario della seconda edizione del Festival “Piombino 20 Eventi”. Un appuntamento che già lo scorso anno portò in città nomi di artisti emergenti ma già talentuosi, affiancati quest’anno addirittura da due superospiti: Francesco De Gregori e Alberto Fortis che cercheranno di concentrare in mezz’ora cadauno i rispettivi repertori. Fortis ha già superato i 40 anni di carriera perché è nel ’79 che debutta giovanissimo con quello che è destinato a restare un disco cult, dal titolo omonimo, contenente successi come “Milano e Vincenzo” o “La sedia di lillà” e interamente suonato dalla PFM. Negli anni ha collaborato con alcuni dei più importanti artisti blues e rock a livello mondiale, pubblicato 16 album e conquistato due dischi d’oro e uno di platino.

Si è appena concluso “Lusenstock” di cui è stato direttore artistico, come è andata?

«È stata la prima edizione di un festival molto complesso dove tutto ha funzionato bene. Avevamo collegamenti con le città di San Gimignano e Liverpool e molti ospiti importanti».

Cosa porterà a Piombino?

«La mia formula pianoforte-voce. È molto energica e si presenta con l’accompagnamento di video proiezioni create ad hoc. Non sarà facile restare nel range di tempo previsto, ma cercherò di offrire comunque una panoramica esaustiva!».

Felice di condividere il palco con De Gregori?

«Moltissimo, durante il secondo lockdown ho realizzato una cover della sua “La leva calcistica della classe ‘68” in occasione della Giornata Internazionale del calcio e nel video abbiamo inserito anche rarissime immagini di un Maradona appena undicenne».

Ci canterà questo pezzo stasera?

«Vediamo, chissà…».

Al di là della scaletta quanto è importante l’improvvisazione in un live?

«È la bellezza del piano-voce, c’è ovviamente un linea da rispettare ma a volte mando in subbuglio la regia ed improvviso. Ogni serata deve essere concepita come la prima per chi ti guarda e anche per te stesso».

“Milano e Vincenzo”, come è finita?

«È stata la canzone di sfogo di un giovane tenuto sotto contratto senza lavorare. Avevo 19 anni e a quell’età due anni di attesa sono un tempo infinito. C’è da dire che Vincenzo Micocci è stato un grandissimo discografico e ci siamo riconciliati, infatti anni fa è uscita la sua autobiografia “Vincenzo io t’ammazzerò” di cui ho scritto la prefazione e la cosa più curiosa è che poi ho lavorato con i suoi figli».

Progetti?

«Ho due album praticamente pronti, di cui uno quasi totalmente prodotto, aspetto il momento giusto per pubblicarli e nel frattempo continuo il tour con la mia nuova formazione».



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