Il Tirreno

l'intervista

Giuliana, successi e tormenti di una donna: «Mi commuovo per tutto, ma so resistere»

PATRIZIA REDI
Giuliana, successi e tormenti di una donna: «Mi commuovo per tutto, ma so resistere»

Premio alla carriera per la De Sio a Calambrone: «Meglio se facevo il medico, la cultura in Italia non è considerata»

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Da figlia dei fiori... a fiore all'occhiello del teatro e del cinema italiano. Ma anche della televisione. Giuliana De Sio, attrice poliedrica, bellezza fulva e intrigante, con quel suo sguardo vivo e intelligente ha saputo da sempre declinarsi nei più svariati personaggi femminili con magnifiche interpretazioni che le sono valse, per ben due volte, il David di Donatello come migliore attrice protagonista. Una donna piena di risorse, con una vita non sempre rosea alle spalle, e cattiva... ma solo sul set. In tournée, insieme ad Alessandro Haber, con lo spettacolo “Favolosi”, arriverà questa sera, venerdì 20, sul litorale pisano, a Calambrone, dove riceverà il Premio alla Carriera alla rassegna “Eliopoli Summer 2021”, e incontrerà il pubblico durante il Talk Show Venerdì da Star, stasera alle 22.

Giuliana, era già stata sul litorale Pisano? Pisa è anche un importante centro di studi universitari. Lei quale facoltà avrebbe scelto, e perché.

«Medicina. Nonostante abbia avuto una carriera della quale non dovrei lamentarmi, ma invece mi lamento, mi sono resa conto, andando avanti negli anni, che il nostro lavoro non è abbastanza considerato nel nostro Paese, a differenza che in altri. Non è riconosciuto nella sua utilità che consiste nel far star bene la gente. Ecco, la cultura, il divertimento... non ne vedo apprezzato il valore».

Pisorno e poi Cosmopolitan: Tirrenia è stata la prima Hollywood d'Italia, e in quegli studi cinematografici, che chiusero poi nel '69, hanno recitato anche attori e attrici molto celebri. Lei però era ancora una bambina... sognava già di diventare attrice?

«C’'era poco da sognare, la mia infanzia non è stata spensierata, la mia non era una famiglia tranquilizzante, era di fatto inesistente, mio padre è andato via subito, mia madre era triste per essere stata lasciata sola. Il mio primo lavoro fu "Una donna", nel '78, dove interpretavo Sibilla Aleramo, prima femminista italiana».

Da Sibilla Aleramo ai giorni nostri, di acqua sotto i ponti ne è passata. Eppure, in alcune parti del mondo sembrerebbe di no. Cosa ne pensa di quello che sta accadendo in Afghanistan?

«Mi viene da piangere anche adesso, mentre ne parlo. Lì, in realtà, il problema riguarda la dignità umana in generale. La donna, poi, che è considerata meno importante dell'uomo persino nei paesi più evoluti occidentali, ha un'unica strada: la fuga. E adesso c'è da capire come fare per non voltarsi dall'altra parte e far finta di niente. Non vorrei essere nei panni di un governante in questo delicato e difficilissimo momento storico».

Un anno e mezzo fa è stata colpita da una grave forma di Covid che l'ha costretta ad un ricovero in subintensiva. E' stata un'esperienza che l'ha segnata molto?

«Sì, è stata durissima, ho avuto paura. Infatti mi sono sottoposta alla prima dose di vaccino, ed essendo a rischio a causa di un'embolia polmonare che ho avuto anni fa, ho potuto prendere soltanto il Pfizer. Farò la seconda dose il 31 agosto».

Ha avuto effetti collaterali dopo la prima dose?

«Sì, devo dire che sono stata male, febbre alta e una settimana a letto».

Cosa la fa più arrabbiare?

«Sono allibita dal fatto che il mondo si sia diviso in due, dove una parte è completamente pazza, paranoica. Mi riferisco ai no vax. Avrebbero fatto prima a mettere subito il vaccino obbligatorio, questa storia del green pass complica tutto. Ormai abbiamo uno spettro di osservazione di oltre un anno per valutarne i rischi, e credo che possa bastare. Il dato di fatto, sotto gli occhi di tutti, è che adesso ci sono moltissime meno persone che muoiono di Covid».

In generale, di cosa va più fiera?

«Della mia resistenza, a tutto: alle malattie, ai lutti, che sono stati tanti, agli abbandoni. Sono una che, alla fine, per il rotto della cuffia ce la fa sempre».

Invece la sua più grande delusione?

«La grande delusione della vita di tutti, cioè pensare che ad un certo punto arriverà qualcuno che ti salverà, e invece non arriva mai nessuno».

Si riferisce ad un uomo?

«In linea di massima potrei dire di sì, ma potrebbe essere anche una donna».

Quindi Giuliana De Sio è una donna da salvare? Da che cosa?

«Da me stessa, dalla solitudine, dalla vecchiaia, dalla morte. Sono tutte fantasie impossibili, ma uno le fantasie le fa impossibili, sennò non sarebbero fantasie».

Come canta Franco Battiato ne "La cura"?

«Esatto, che poi mi fa sempre un po' arrabbiare quella canzone, perché se non esiste, cosa me la canti a fare?».

Potrebbe essere Dio questo salvatore?

«Dio? no, lui no. Perché lui non c'è. Sono atea da quando avevo tre anni, trascorso questo nostro passaggio terreno, credo proprio che finisca tutto qui. Semplicemente torniamo a non esserci, esattamente come non c'eravamo prima di nascere. Diciamo che Dio non fa per me».

Come vive l'avanzare dell'età? Quando si guarda allo specchio qual'è la prima cosa che vede?

«Guardo il colore della mia pelle, ho avuto la fortuna di avere una bella pelle, che imbruttisce da truccata e dà il meglio di sé quando è pulita, lasciata al naturale».

Chi è stato l'uomo più importante della sua vita?

«Elio Petri. E' stato l'uomo più importante, anche a livello umano. Era una persona speciale, unica, interessante, una persona che ti fa crescere, spiritoso, colto, affascinante, nonché molto capace, un grande regista. Io ne ero innamorata, e lui era pazzo di me».

Il suo più grande errore?

«Non essere andata all'estero quando ho avuto l'opportunità di farlo. Avendo già le cose che mi andavano molto bene qua in Italia, ho scelto di restare. Mi rendo conto, però, che all'estero c'è una più alta qualità di produzione».

Oggi qual è il suo sogno professionale?

«In questo momento storico il mio desiderio è che riaprano i teatri e che possiamo tornare a fare quello che facevamo prima, con la stessa gioia, fatica e soddisfazione. E poi mi piacerebbe che un grande regista illuminato mi riscoprisse, nonostante tutto quello che ho fatto mi sento ancora da scoprire».

I suoi hobby, prima e dopo il lockdown.

«Amavo molto il tennis, poi a causa di un intervento al tendine del braccio destro non potrò più praticarlo. Ballo il tango, mi piace moltissimo».

Cosa la commuove di più?

«Ultimamente mi commuovo con una facilità incredibile. Ieri sera, addirittura, mi è venuto proprio da piangere cantando Tu si' na cosa grande di Domenico Modugno».


 

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