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Un bello può essere profondo Redford, 85 anni di successo
Tra cinema e politica da “Tutti gli uomini del presidente” a “Leoni per Agnelli”. Una carriera straordinaria che ha attirato molte invidie a Hollywood
NEW YORK. «Per andare a letto con Robert Redford basta dirgli che è intelligente». Con una punta di malizia e forse un bel pò di invidia a Hollywood per anni ha girato questa battuta (la versione al femminile e un pò sessista riguardava invece Barbra Streisand: «Per andarci a letto basta dirle che ha un bel seno»). Perchè Redford non solo è stato uno dei sex symbol del cinema americano, ma anche un autore e interprete impegnato e da sempre schierato sul fronte democratico in favore dei diritti civili, contro l'inquinamento e il riscaldamento globale (ha un suo blog sull'Huffington Post).
E ieri che ha compiuto 85 anni - è nato a Santa Monica il 18 agosto 1936 - si ricordano i suoi film, ma anche le sue battaglie. A partire da un film in cui a modo suo criticava la guerra in Afghanistan degli Stati Uniti, in un momento in cui esprimersi “contro” era impopolare: nel 2007, infatti, usciva la sua settima regia, Leoni per agnelli (Lions for Lambs). Un film anti-Bush ammirevole per la pacatezza, il coraggio, l'antimilitarismo, l'umanità. Interpretato dallo stesso Redfrod e Tom Cruise (anche produttore), deve il titolo a uno degli episodi che si intrecciano nella trama: due soldati, un nero e un messicano, ex studenti del professore interpretato dallo stesso attore-regista, soli e feriti durante un'offensiva in Afghanistan, sono abbandonati in territorio nemico. Leoni per agnelli significa soldati coraggiosi per comandanti incapaci. Ma in sessant'anni di carriera Robert Redford ha trattato tanti temi sensibili e lo ha fatto sempre mettendo in primo piano la dignità delle persone. Tra i suoi film più noti “Corvo rosso non avrai il mio scalpo” sul dramma dei pellerossa, “Brubaker” sulla situazione delle carceri Usa, “Leoni per agnelli” contro la guerra in Afghanistan, passando per film storici come “Tutti gli uomini del presidente” sul caso Watergate, “Havana” sulla caduta del regime di Batista a Cuba e “Butch Cassidy” sulla vera storia dei banditi Butch Cassidy e Sundance Kid. Bello, affascinante, intrigante, Robert Redford festeggia 85 anni. E continua a fare film, partecipando a campioni d'incasso come “Avengers: Endgame” o recitando da protagonista in un film sofisticato ed elegante per Netflix, “Old Man & the Gun”. Una carriera iniziata nel 1962 quando fa il suo debutto cinematografico con “Caccia di guerra” di Denis Sanders, dove recita accanto a John Saxon, cui segue “Situazione disperata ma non seria” nel 1965 di Gottfried Reinhardt, con Alec Guinness e “Lo strano mondo di Daisy Clover” di Robert Mulligan, al fianco di Natalie Wood, per il quale ottiene un Golden Globe come miglior attore debuttante. Il successo mondiale arriva però nel 1967 con il film-cult “A piedi nudi nel parco” di Gene Saks accanto a una giovanissima Jane Fonda. Due anni dopo si fa notare a livello internazionale, interpretando, insieme a Paul Newman, “Butch Cassidy” di George Roy Hill, uno dei migliori film western di sempre. Da lì in poi una serie lunghissima di successi, il passaggio alla regia (con tanto di Oscar nel 1981 per col suo debutto dietro la macchina da presa in £Gente comune”) e l'Oscar alla carriera nel 2002. Nel 1990, inoltre, Redford ha creato un importante istituto cinematografico, il Sundance Institute, nelle sue proprietà nello Utah. All'istituto è collegato il celebre Sundance Film Festival, che ha scoperto e lanciato numerosi registi indipendenti come Quentin Tarantino, Jim Jarmusch, Darren Aronofsky, Christopher Nolan.
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