Il Tirreno

il personaggio

La Viareggio glamour raccontata da Antonella Boralevi

Cristina Bulgheri
La scrittrice Antonella Boralevi durante il suo incontro al Caffè Margherita
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La scrittrice Antonella Boralevi durante il suo incontro al Caffè Margherita

Nel suo ultimo romanzo «Tutto il sole che c’è» qui sono ambientate molte pagine della storia

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VIAREGGIO. «La mia famiglia godeva a Viareggio di una certa considerazione. Più che dal ruolo di mio padre, credo che dipendesse dal prestigio del villino dove passavamo l’estate. Era sulla Passeggiata, a pochi metri dalla spiaggia fine come polvere, subito accanto a piazza Mazzini, il cuore fascista della città dove quell’anno (1940) era stato inaugurato il nuovo roboante Palazzo Littorio». Fin dalle prime pagine del suo Tutto il sole che c’è (La Nave di Teseo) Antonella Boralevi - scrittrice, conduttrice, giornalista - accompagna il lettore nel cuore della Viareggio degli anni Quaranta, dove in buona parte è ambientato il suo romanzo. In quella Viareggio del liberty, delle feste, del glamour trascorre le estati la blasonata famiglia Valiani. E non poteva essere diversamente: stare in Versilia significava “esserci” secondo i canoni della moda. «Viareggio – ha raccontato la scrittrice al Caffé Margherita – negli anni Quaranta, in cui si svolge la storia del romanzo, era la Saint Tropez dell’epoca. Tutti i gerarchi fascisti possedevano un villino nella città del liberty. C’erano più gerarchi a Viareggio che a Riccione, pur essendo Mussolini romagnolo».

Quella che Antonella Boralevi descrive nel suo Tutto il sole che c’è fin dal secondo capitolo, è la Viareggio delle feste, delle tresche amorose in spiaggia e fuori, la passerella ideale delle sfilate di moda, delle automobili chic: le Isotta Fraschini, le Spider. L’epoca dell’inaugurazione del Principe di Piemonte «una sorta di splendida nave approdata sulla spiaggia viareggina». E’, più in generale, il teatro perfetto della villeggiatura borghese. «Il Principe di Piemonte era un luogo di perdizione e di meraviglie – si legge nel romanzo – quando ci passavamo davanti per andare al Fosso dell’Abate a prendere il gelato ai Sorci Verdi, era impressionante. Una profusione di finestroni e di tende blu che svolazzavano nella brezza, e la fila delle automobili di lusso parcheggiate davanti...».

Da una parte il Principe di Piemonte, dall’altro il villino liberty in Passeggiata «un armamentario di torri e torrette di gusto orientaleggiante, con merli e finestre ad ogiva ed un intrico di terrazzi e passaggi e finestre perfette per uscirne. L’aveva commissionato il bisnonno e c’erano gli affreschi di Galileo Chini, i pavimenti di piastrelle bianche e nere, le vetrate color ocra e sangue (…). Un liberty da mal di testa!»

Una Viareggio che Antonella Boralevi ha vissuto fin da piccolissima e per oltre trent’anni, quel bisnonno e quel villino riconducono alla sua famiglia e al suo passato. «Non è un libro autobiografico, ma è intriso dei sapori, delle atmosfere, delle sensazioni che comunque mi sono rimaste addosso. A Viareggio ho passato oltre trenta estati: le compere importanti si facevano in Versilia: le scarpe a Pietrasanta, i quaderni e i grembiuli qui in città. E quando il mare si innalzava per il libeccio, di corsa sul molo a prendere gli spruzzi!». —

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