Il Tirreno

Il Purgatorio torna sul palcoscenico con le tappe a Firenze, Pistoia e Siena

Il Purgatorio torna sul palcoscenico con le tappe a Firenze, Pistoia e Siena

OMAGGIO ALL’OPERA DI DANTE, REGIA DI FEDERICO TIEZZI 

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Il tempo della Divina Commedia e il tempo di Dante. Ma anche il nostro tempo (sopraffatto da una miriade di incognite) e il tempo del teatro. Quello di Federico Tiezzi e Sandro Lombardi si riaffaccia, dopo più di trent'anni, “a riveder le stelle”. Era il 1989 a Prato quando l'avventura dantesca decollò sulla scia del Laboratorio di Luca Ronconi di un decennio prima. Impresa titanica che abbracciava le tre cantiche, basati sulle drammaturgie create per l'occasione da Edoardo Sanguineti (Inferno), Mario Luzi (Purgatorio) e Giovanni Giudici (Paradiso). Il progetto, complice le celebrazioni del centenario dantesco, riprende nuova linfa (e forma) e sposa come primo capitolo il Purgatorio. Lo spettacolo, coprodotto da Associazione Teatrale Pistoiese insieme a Metastasio di Prato e Mercadante di Napoli, dopo la prima a Pompei, è di scena oggi a Firenze nello scenografico secondo chiostro di Santa Croce, per poi approdare a Pistoia il 10 e 11 luglio, nella Fortezza Santa Barbara, e il 13 a Siena in piazza Duomo.

Cosa resta oggi dell'allestimento di 30 anni fa?

«Restano nella memoria i ricordi del lavoro di allora – racconta Tiezzi - e questo nuovo Purgatorio si lega a quello per accenni scenografici, come la piattaforma mobile che solleva gli attori verso il culmine della montagna. Un pensiero nuovo è entrato: il Purgatorio come il sanatorio in cui Hans Castorp nella “Montagna incantata” trascorre 7 anni interrogandosi su “quelli di laggiù, quelli delle terre basse”. È, questo mio nuovo Purgatorio, il luogo del risanamento, il Sanatorium dove il tempo esiste, la guarigione ha un limite temporale, come sulla terra, e come sulla terra il sogno svolge un ruolo, una funzione cruciale».

Cosa rivela in più questa nuova ascesa?

«Direi che è una palestra di salvazione, di azione e preghiera, una casa di correzione dell’anima dove i risananti iniziano un lungo, faticoso percorso terapeutico per guarire nei ricordi dai ricordi. Per accogliere una identità che non è più loro o per disfarsene una volta per tutte. O accettarla come inizio del progredire, come l’inizio di un viaggio che porta al luogo dell’innocenza che è l’Eden terrestre degli ultimi canti».

Perché stavolta è partito dal Purgatorio?

«Perché, come scrive Luzi, la condizione purgatoriale è la condizione umana per eccellenza: nel Purgatorio il tempo esiste, mentre nelle altre cantiche c’è solo l’eternità della sofferenza o della beatitudine, sembra di essere ancora nello spazio storico dell’uomo, sulla terra, ma toccato dalla grazia divina che dà alla vita, nella sofferenza quotidiana, dolcezza e appunto speranza».

Cosa l'ha spinta, al di là della ricorrenza, a riallacciare i fili della Commedia?

«Vorrei mostrare come Dante non sia solo il teologo, il moralista, il politico che negli anni di scuola ci è stato mostrato ma anche l’appassionato ricercatore di quella che lui stesso chiama l’umana felicità, cioè la piena realizzazione dell’uomo».

Con Lombardi attraversano il Purgatorio Alessandro Averone, Dario Battaglia, Alessandro Burzotta, Giampiero Cicciò, Francesca Ciocchetti, Martino D'Amico, Salvatore Drago, Giovanni Franzoni, Francesca Gabucci, Leda Kreider, Sandro Lombardi, David Meden, Annibale Pavone, Luca Tanganelli, Debora Zuin. — G. R.

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