Tutto Dalla in 80 minuti “Per Lucio”, un viaggio tra canzoni, amici, affetti
LUCA TRAMBUSTI
Dopo l’anteprima mondiale alla 71ª Edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino “Per Lucio”, il docufilm su Lucio Dalla con la regia di Pietro Marcello arriva per tre giorni (5, 6, 7 luglio) nelle sale cinematografiche italiane. In circa 80 minuti la pellicola racconta, vista da un fan (come tale si dichiara il regista), la figura umana di Lucio Dalla. Ad analizzarla sono due personaggi: Umberto Righi (Tobia), lo storico manager e l’amico fraterno Stefano Bonaga (filosofo, docente universitario a Bologna ed ex marito di Alba Parietti). Alle parole dei due si aggiungono molte immagini di repertorio, interviste con Dalla, sue canzoni e qualche estratto di esibizioni live. La parte artistica raccontata si concentra sulla collaborazione di Dalla con il poeta Roberto Roversi che ha dato vita a due dischi (“Anidride solforosa” del 1975 e il gioiello “Automobili” del 76) e sui successivi album solisti del bolognese, che (dal 1977 con “Com’è profondo il mare” il suo settimo album) diventa cantautore a tutti gli effetti. La storia si ferma poi all’album “Dalla” del 1980. È dunque artisticamente un excursus parziale e quindi la chiave di lettura del film sta nella visione umana di Lucio che viene raccontato anche attraverso aneddoti da due dei suoi più stretti affetti, quelli dove lavoro e amicizia si intrecciavano indissolubili. Ovviamente è un ritratto a pieni colori, una visione di un uomo di grandi qualità, di grande genialità e sempre pronto a rompere schemi precostituiti, come confermato anche da altre fonti esterne a questo film che negli anni hanno raccontato l’uomo ed il suo mondo interiore. Ma il film non ha uno svolgimento lineare, è un po’ caotico, mischia immagini e musiche di tempi diversi, manca di precisione temporale e soprattutto non sono mai riportate le date degli apporti visivi (alcuni molto belli) che corredano le musiche e che spesso sembrano fuori da una sincronia temporale. Inoltre nel film sono presenti parecchi spezzoni (più o meno lunghi) di interviste fatte da Dalla per programmi tv di cui però non è mai riportata la data. Può non essere un elemento fondamentale, contano i concetti, ma al tempo stesso la data indicizza, storicizza e contestualizza le idee del cantautore. Il tono del film, nelle chiacchierate con gli amici e tra amici, è estremamente colloquiale, informale (come quando i due narratori sono in trattoria a mangiare e parlano a bocca piena). Lo sguardo su Lucio è sempre delicato, un continuo e giusto omaggio al protagonista, a tratti è molto indulgente, quasi agiografico, visione meritata ma troppo sbilanciata, da fan. Ovviamente poi ci sono le canzoni, immortali e del periodo di maggior fulgore, creatività ed ispirazione del bolognese. Colpiscono anche le immagini di repertorio a contorno, non legate a Dalla ma alla società italiana, alla sua storia ai suoi volti ed ai suoi drammi. Un pugno allo stomaco arriva con il netto passaggio tra la musica, che si interrompe bruscamente e le immagini silenti della strage alla stazione di Bologna (1980). Curioso è il filmato di Lucio Dalla, sua madre e Mago Zurlì all’Antoniano, ospite dello Zecchino d’Oro. “Per Lucio” è un dolce ritratto tra luci ed ombre del Dalla uomo che inevitabilmente passa attraverso il Dalla artista e viceversa. —
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