«Virgina Woolf e Stanislavskij sono sempre con me Che spasso con “Bar Sport”»
Elena Torre
Marianella Bargilli è attrice teatrale, conosciuta, attenta, ricercata. Originaria di Cecina, dove è nata 50 anni fa, il 6 e 7 luglio debutterà in prima nazionale sul prestigioso palco del Campania Teatro Festival di Napoli con “Una stanza tutta per sè” spettacolo liberamente tratto da Gian Maria Cervo dall’omonimo testo di Virginia Woolf.
la rivelazione
«La lettura di “Una stanza tutta per sé” di Virginia Woolf segna la mia carriera con forza – dice Marianella Bargilli – Un saggio che trovo introspettivo, ricco d’immagini. La ricercatezza del linguaggio con la quale l’autrice racconta i retaggi sociali e culturali di queste donne del ‘900, prigioniere di se stesse, mi ha impressionato. Che una scrittrice come la Woolf, abbia lasciato in eredità una visione così vivida e attuale della condizione della donna, non mi sorprende. Portare in scena nei teatri italiani l’adattamento di questo libro, significa salire sul palco con una responsabilità. Sono una donna che ammira le donne, e crede fermamente nell’indipendenza. Questo libro è un’evoluzione, un cambiamento culturale e ci vuole coraggio per conquistare la libertà».
Il libro di famiglia
«Se penso a “Piccole donne” di Louisa May Alcott, vengo risucchiata in un déjà-vu. Rivivo l’adolescenza trascorsa con le mie tre sorelle: Adele, Augusta e Alberta. Una famiglia di donne con a capo la più saggia, mia madre. E proprio come Jo, Meg, Beth e Amy, abbiamo intrapreso un viaggio dentro noi stesse, strette in un legame forte. Abbiamo condiviso battaglie, conquiste e persino nostalgie. Ognuna con le sue caratteristiche e le sue contraddizioni. La lettura di questo libro, come la visione del film, è stata simbiotica. La conferma di una certezza: il valore della famiglia. Il mio rifugio continua a essere la gioia di avere tre sorelle ormai donne, con le quali mi fermo spesso davanti a un caminetto acceso, e sorrido di loro e con loro delle nostre cadute».
In viaggio con me
«Credo che per un’attrice sia un dovere leggere “Il lavoro dell’attore su se stesso” di Stanislavskij. Non è solo un manuale che approfondisce “il metodo” per diventare un bravo interprete della scena, ma un’esperienza di vita che si sperimenta dentro, nell’inconscio. Per quanto mi riguarda, bisogna navigare tra le paludi, le insidie e le meraviglie del proprio universo creativo, per trovare il personaggio e la sua storia. Un personaggio che ha emozioni, pensieri, paure vere. Cito una frase del maestro che mi ha colpita: “Che tu reciti bene o male non importa: importa che tu reciti vero”. L’ho letto e riletto, lo porto con me. Non voglio sentirmi mai certa, di aver compreso in assoluto, come si diventa un’attrice. E durante i miei viaggi, di treno in treno rileggo una pagina, e così capisco, quello che non ho compreso nella lettura precedente».
il colpo di fulmine
«La lettura di un libro ha il sapore dell’evasione, ovunque si legga; in metropolitana, in riva al mare, al bar. La storia, ti porta altrove. Si finisce rapiti, almeno i buoni libri lo fanno. Ma c’è la poesia nelle mie priorità. Due anni fa, durante una tournée, mi è arrivato tra le mani un vecchio libro di Prévert: “Paroles” in lingua originale. Mi sembrava di sentire mia madre, insegnante di lingue, leggermi come ha sempre fatto i testi in francese. Mi risuona ancora la musicalità dei versi, la melodiosa lingua francese. Leggerlo è stato un colpo di fulmine come nell’amore, inebriante a tal punto da riempirmi il cuore di emozioni».
L’evasione
«Suggerisco a chi nutre il desiderio di alleggerire la quotidianità di leggere “Bar Sport” di Stefano Benni. Ho acquistato questo libro proprio nella sua città, Bologna. L’ho trovato e lo trovo ancora esilarante, intelligente. Capitolo dopo capitolo pare di entrare in questi bar, che da nord a sud sono tutti uguali; stessi personaggi che li frequentano, stesse dinamiche e stessi giochi. Chi nella vita non ha tirato una palla nel calcio balilla? Simbolo per me di convivialità e divertimento tra amici, un cimelio che custodisco gelosamente nella mia casa. E poi, chi può dimenticare la “Luisona” divenuta icona di tutte le “paste” italiane? Questo, per me, è un libro davvero divertente». —
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